È morto Andrea Camilleri, il padre di Montalbano che visse e lavorò a Livorno

Un forte legame univa lo scrittore siciliano, scomparso a 93 anni, alla nostra città dove era tornato l'ultima volta nel 2010 al teatro Goldoni

Foto Ansa

Se n'è andato a 93 anni Andrea Camilleri (foto Ansa). Scrittore, saggista, regista teatrale, intellettuale di incredibile vivacità ed energia. Camilleri è morto nella mattina del 17 luglio al Santo Spirito di Roma, dove era ricoverato in rianimazione per un arresto cardiaco. Nemmeno un anno fa, dal Teatro Greco di Siracusa, nonostante l'età e la cecità aveva incantato il pubblico con lo spettacolo "Conversazione di Tiresia". Per il grande pubblico il suo nome sarà, per sempre, indissolubilmente legato al Commissario Montalbano, personaggio che ha saputo valicare i confini siciliani per diventare patrimonio nazionale. 

Il forte legame con Livorno: la cresima con il vescovo Giovanni Piccioni

Meno noto, ma decisamente forte, era il legame che univa Andrea Camilleri a Livorno, un legame personale e professionale. A Livorno lo scrittore siciliano ha ricevuto la cresima, "in una cerimonia che mi vedeva unico cresimante, da Sua Eccellenza Monsignor Giovanni Piccioni, vescovo molto amato dai livornesi per i suoi atteggiamenti durante i  bombardamenti sulla città di Livorno risalenti all'ultima guerra", ricordava Camilleri in un'intervista al Corriere di Livorno nell'ottobre del 2010. "La precedente confessione, fattami dallo stesso vescovo, è stato uno degli incontri più emozionanti della mia vita".

"A Livorno ho lavorato a lungo come regista tratrale"

A Livorno, inoltre, Camilleri ha lavorato a lungo come regista teatrale, e un importante pezzo di storia culturale della città è profondamente ancorata alla personalità dell'intellettuale di Porto Empedocle (Agrigento). Andrea Camilleri, infatti, a metà degli anni Cinquanta  - anni in cui era il braccio destro di Orazio Costa all'Accademia d'Arte Drammatica di Roma - fu tra i fondatori del Piccolo Teatro Città di Livorno e del Centro Artistico Il Grattacielo. E proprio al Grattacielo rimarrà indelebile la firma di Camilleri. "A Livorno ho lavorato a lungo come regista teatrale, come ad esempio nel teatro dell'Ingernere Martigli che realizzò, al piano terra del Centro Artistico Il Grattacielo, una mia idea di palcoscenico elaborata dalla teoria del russo Oklopkov", raccontava ancora Camilleri al Corriere di Livorno. "E misi in scena come regista "Assassinio nella cattedrale" di Eliot che andò in replica, come spettacolo estivo, nei giardini dell'albergo Palazzo".

Andrea Camilleri: "Dissi ad Adamov di andare a Livorno, non finì più di ringraziarmi"

"Successivamente sono stato altre volte ospite a Livorno per vicende teatrali  - ricordava lo scrittore -. E quando l'amico Artur Adamov, uno dei tre grandi teorici del Teatro dell'Assurdo, assieme a Samuel Beckett e Eugene Jonesco, mi chiese in quale città italiana potesse trovarsi a suo agio per almeno un mese, gli indicai Livorno. Lui ci andò e non finì più di ringraziarmi". 

L'opera inedita messa in scena al Teatro Goldoni

E nell'ottobre del 2010, a conclusione dell'anno garibaldino, Andrea Camilleri era tornato a Livorno con un'opera inedita dedicata alla città. E' sua, infatti, la "Tavola rotonda immaginaria tra Luciano Bianciardi e Giuseppe Bandi" che, sul palco del Teatro Goldoni, aveva messo faccia a faccia due grandi personaggi vissuti in epiche diverse ma entrambi, a proprio modo, garibaldini. Oltre agli attori Roberto Scarpa e Alessandro Benvenuti lo stesso Camilleri avrebbe dovuto calcare le scene, interpretando il ruolo del coordinatore che si era letteralmente cucito addosso, ma qualche giorno prima motivi di salute lo costrinsero a consegnare il copione all'attore livornese Adriano Lurissevich. "Il mio paese è un paese di mare. Livorno è una grande città di mare - ricordava Camilleri a conclusione dell'intervista - La gente di mare ha sempre qualche cosa in comune. Se non altro il modo di guardare il mare".

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