"Appelez-moi Dedo", l'ultimo docu-film di Luca Dal Canto: intervista al regista

Il film-maker livornese, già autore del progetto fotografico "I luoghi di Modigliani tra Livorno e Parigi", parla del suo prossimo docu-film: "Progetto internazionale, produzione francese: là Amedeo è più apprezzato di qui"

Luca Dal Canto è un regista e film-maker livornese che lavora in tutta Italia e che, tra le varie cose, ha realizzato una serie di "emotional video" sul Livorno calcio (proprio ieri è uscito quello sulla campagna abbonamenti 2019/2020) e i cortometraggi "Il cappotto di lana" e "Due giorni d'estate" pluripremiati e distribuiti in tutto il mondo. Luca ha inoltre collaborato con importanti registi italiani, tra cui Daniele Luchetti, Sergio Rubini e Enrico Oldoini, e la sua ultima fatica cinematografica è stata nel reparto regia della serie tv Sky "1994", in uscita ad autunno 2019. Cite Falguiere 2-2Ma Dal Canto, innamorato follemente della sua città natale, è anche un grande appassionato dell'arte di Amedeo Modigliani e all'artista ha dedicato molti progetti, tra cui la mostra fotografica "I luoghi di Modigliani tra Livorno e Parigi" esposta in varie città italiane e oltralpe a Strasburgo e Parigi, oltre a un nuovo ambizioso docu-film in fase di sviluppo con un'importante casa di produzione francese di cui ci ha parlato in anteprima.

Su Amedeo Modigliani ci sono tante leggende ma nei tuoi lavori cerchi sempre di far chiarezza sulla sua vita e rendere onore al vero Dedo. Da dove nasce la tua passione per l'artista livornese?

Modigliani è un nome che all'estero identifica immediatamente la genialità e il fascino tipicamente italiani, da un punto di vista artistico ma anche comportamentale. Ho cominciato a studiare in modo approfondito la vita di Amedeo quando ho capito quanto poco fosse apprezzato e conosciuto in Italia e soprattutto nella sua Livorno, che mai ha fatto veramente qualcosa per dare il giusto risalto a un artista internazionale che, come altri livornesi, ha reso celebre la sua città natale esportandone un'immagine di solarità e multietnicità, raccontandone lo charme e l'ecletticità culturale. Basti pensare che, a differenza di quanto si racconti o si voglia far credere, Modigliani non si dimenticò mai delle sue origini toscane, anzi mostrava sempre grande orgoglio nel dire che veniva da Livorno e addirittura progettava di tornare in Italia e stabilirsi definitivamente vicino alla madre insieme alla compagna Jeanne e alla figlia. E' quindi paradossale vedere che, al contrario, cento anni dopo nella sua Livorno non sia esposta ancora alcuna opera certa - il paesaggio e i disegni del Museo Fattori sono soltanto attribuiti a Modigliani, senza per altro fonti ufficiali - e soprattutto si continui a parlare di teste false, della beffa del 1984, e si organizzino solamente piccoli eventi locali su mere iniziative di associazioni culturali. Amedeo merita molto di più.

Cosa potrebbe essere fatto in città, sull'esempio anche di esperienze internazionali?

Innanzitutto bisogna dire che la città deve investire su Amedeo Modigliani. Il ritorno economico e occupazionale, in ambito culturale, è incredibile e ogni volta mi meraviglio di come Livorno non sfrutti l'enorme potenziale che giace ormai immobile nel suo passato. Fattori, Mascagni, Caproni e Modigliani in primis. In tutto il mondo città anche più piccole hanno creato imperi culturali su personaggi e tradizioni anche meno affascinanti. In Francia ci sono esempi eclatanti. Rouen con Giovanna d'Arco oppure Lens, una cittadina di neanche 40.000 abitanti nel nord del paese colpita da una grave crisi industriale, su cui il Louvre ha puntato per creare economia e occupazione con una sede distaccata del museo più famoso al mondo, moltiplicando in modo esponenziale posti di lavoro e presenze turistiche. A Livorno di progetti simili ne potrebbero essere fatti tantissimi, a cominciare proprio da Amedeo Modigliani in vista del centenario della morte nel 2020. E' logico che un'amministrazione comunale non può farsi carico di organizzare economicamente una mostra così importante, anche se temporanea, ma esistono i bandi europei e le sponsorizzazioni di grandi aziende nazionali e internazionali. Sponsorizzazioni che altre città italiane riescono a sfruttare mentre qua, almeno fino ad adesso, sono rimaste sempre un misterioso tabù. Sinceramente sono un po' scettico su esperienze artistiche sensoriali e multimediali che cercano di abbattere i costi espositivi; ripeto, Modigliani e Livorno meritano di più e vedere un'opera originale dal vivo non ha eguali sia dal punto di vista artistico che emozionale.

Casa Amedeo e Jeanne-2

Sempre su Modigliani hai in cantiere un importante progetto proprio per il 2020. Di che cosa si tratta?

Il 2020 è l'anno di Modigliani e, sull'esperienza de "I luoghi di Modigliani tra Livorno e Parigi" con cui ho portato nel mio piccolo Amedeo e Livorno in giro per l'Italia e la Francia, sto lavorando a un ambizioso docu-film internazionale che verrà prodotto in Francia e che, il condizionale in questi progetti è soprattutto scaramantico, dovrebbe coinvolgere istituzioni e personalità illustri del mondo dell'arte, a cominciare dal Musée de l'Orangerie e da Marc Restellini, che ne curerà la consulenza scientifica. Il titolo sarà "Chiamatemi Dedo" ("Appelez-moi Dedo") e già da qui si può intuire il mio obiettivo, ovvero quello di raccontare l'uomo Modigliani, il giovane artista che nelle lettere amava firmarsi Dedo, così come lo chiamava affettuosamente la madre Eugenie Garsin. Il film si baserà sulle molte testimonianze di amici e parenti che ce lo descrivono dolce, sensibile e generoso e svilupperà un percorso all'interno dell'umanità di Amedeo, delle sue emozioni, delle sue paure, dei suoi sogni. Nel documentario non si parlerà di maledizioni e teste false, ma solo di Dedo e del suo percorso umano e artistico, anche attraverso linguaggi sperimentali. Le riprese dovrebbero partire entro la fine dell'anno e si svolgeranno tra Parigi, Livorno e la Costa Azzurra.

Pensi di coinvolgere alcune istituzioni livornesi?

In Italia e a Livorno ho trovato molte difficoltà, sia a livello pubblico che privato, e mi sono rivolto allora in Francia dove ci sono molte più possibilità di investimenti in ambito culturale e artistico e dove Dedo assume ancora oggi un fascino immortale. Ma ammetto che, visto anche il recente cambio di amministrazione locale, mi piacerebbe coinvolgere il Comune di Livorno e altre istituzioni livornesi in un progetto internazionale come questo, soprattutto in prossimità di una ricorrenza così importante come quella del 2020. Spero di poter illustrare al più presto "Chiamatemi Dedo" al nuovo assessore Simone Lenzi e di riuscire a mostrare in Italia e all'estero un'immagine di Livorno internazionale, aperta culturalmente e solare, proprio come era Dedo.

(La fotografia è tratta dal progetto "I luoghi di Modigliani tra Livorno e Parigi" di Luca Dal Canto, edito da Erasmo)

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Cake Star a Livorno, i nomi delle tre pasticcerie in gara

  • Contromano sulla Variante, muore a 21 anni nello scontro frontale con un'auto

  • Calcio in lutto per la morte di Nicola Fiorenzani, giovane attaccante dell'Acciaiolo

  • Perde il controllo dello scooter e finisce fuori strada: 24enne in coma

  • Ascoli-Livorno, la denuncia dei tifosi amaranto: "Lasciati senza acqua sotto il sole, come le bestie"

  • Forte odore di gas, allarme in tutta Livorno: decine di segnalazioni ai vigili del fuoco

Torna su
LivornoToday è in caricamento