Polizia, dal G8 di Genova alle Volanti di Livorno: dopo 30 anni di servizio va in pensione il dottor Caroti

Ultimamente a capo dell'Ufficio immigrazione, il dirigente della questura ha salutato i colleghi: "Grazie a chi è stato con me, ho cercato di fare il mio lavoro con umanità e rispetto"

Il vicequestore Stefano Caroti, al centro, con i colleghi dell'ufficio Immigrazione

Lunedì 5 agosto è andato in pensione il dottor Stefano Caroti, livornese classe 1958, dirigente della questura di Livorno dove ha prestato servizio negli ultimi 19 anni. Non un dirigente qualunque, piuttosto uno stimato professionista, come potrà testimoniare chiunque abbia avuto il piacere di lavorarci insieme, giornalisti compresi.

Cerasela, la bambina ritrovata sotto un ponte della Variante

Durante il G8 di Genova del 2001, è stato il più giovane dei quattro responsabili della sicurezza di Palazzo Ducale, dove si tenevano i vertici dei capi di Stato. Eppure, nonostante quello sia stato uno dei momenti più significativi della sua carriera, il già allora vicequestore aggiunto Stefano Caroti ricorda ben altro come soddisfazione massima dei 30 anni passati in polizia, di cui otto a capo dell'Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico. "Cerasela", dice sicuro ripercorrendo ogni dettaglio di una bambina romena, ritrovata insieme al padre a Livorno sotto un ponte della Variante, per la quale fu costretto ad andare oltre il possibile al fine di facilitare il ricongiungimento della piccola con la madre che l'attendeva in Corsica.

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Dal commissariato di Volterra al G8, fino alle Volanti e all'Immigrazione

La voce, ma solo in quel momento, tradisce una certa emozione. Non può commuoversi, però, davanti ai colleghi, è troppo timido per farlo. "Eh, ma sullo schieramento sono quasi crollato, mi hanno fatto un brutto scherzo", confessa. Gli anni alla guida delle Volanti, prima di passare all'Ufficio tecnico logistico e poi chiudere all'Immigrazione, sono stati impareggiabili. Prima ancora, la squadra mobile di Livorno, con l'incarico al G8, la Stradale a Genova e andando un po' più indietro il commissariato a Volterra. Una carriera intensa festeggiata venerdì scorso 2 agosto, dove tuttavia il riconoscimento più grande non è stato il bellissimo orologio ricordo consegnatogli dal questore Lorenzo Suraci, ma l'abbraccio di tutti i colleghi che hanno fatto l'impossibile per essere presenti al saluto del "dottore".

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Dottor Caroti, l'insegnante di umanità allenatore di una squadra

"Mia nonna, che era del 1890, diceva che potevo anche diventare dottore, ma da me non si sarebbe mai fatta visitare", confessa sorridendo. Tuttavia un dottore, anzi un insegnante, Caroti lo è stato davvero. Di umanità, prima di tutto, perché "prima vengono le persone". E di umiltà: "Ho dato e ricevuto tanto - dice ancora -, la soddisfazione più grossa è stata avere delle persone che mi seguissero. L'ho sempre detto, l'ufficio è come una squadra di pallone: il dirigente può essere anche un bravo allenatore, ma senza i giocatori non va da nessuna parte. Davvero sono io che devo dire grazie a tutti, nei momenti di crisi hanno sempre tenuto duro. E grazie anche a voi". Grazie a lei, dottore, perché quei giri di nera erano spesso lezioni di vita e, soprattutto, di umanità.

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