Aniello Tonziello, il ricordo del primario di malattie infettive: "Dava il meglio di sé nelle emergenze"

Il dottor Spartaco Sani ha voluto rendere omaggio all'amico e collega scomparso: "Un esempio per tutti noi"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LivornoToday

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del dottor Spartaco Sani che ricorda il collega Aniello Tonziello tragicamente scomparso il 13 aprile a seguito di un incidente d'auto. 

La  prima cosa che mi viene in mente pensando a Nino è quella domenica 7 ottobre 2012 quando arrivarono in un paio d'ore, nel primo pomeriggio, quattro pazienti con una grave sepsi meningoccica  sbarcati da una nave da crociera, quella famosa da tutti conosciuta. C'era lui in servizio, mi avvertì, mi precipitai in reparto per dare il mio contributo di responsabile ma in realtà fece tutto lui. Prima in pronto soccorso e poi nel nostro reparto e in terapia intensiva (per quello che ci competeva) dove i malati furono ricoverati. Fu bravissimo. 
Nino era così: dava sicuramente il meglio di sé nelle situazioni di emergenza, anche in quelle non strettamente mediche che capitano nella vita di un reparto. Sapeva sempre chi chiamare, a chi rivolgersi e rapidamente portava a casa la soluzione. Era allora già un infettivologo esperto, ma questa sua capacità di gestire le emergenze ce l'aveva sempre avuta fin da quando era arrivato da noi nel 2002, anche perché aveva avuto una precedente esperienza in pneumologia a Livorno dove aveva acquisito manualità nella ventilazione respiratoria, cosa di cui andava fiero. Come era orgoglioso dei suoi studi a Napoli: ci ricordava sempre di avere lavorato sulle epatiti virali sotto la guida di Felice Piccinino e di essersi occupato in particolare di malattie tropicali, acquisendo esperienza nella lettura degli strisci per malaria. Arrivato da noi, con il tempo, avevamo acquisito un buon microscopio e lui pian piano, da solo, aveva allestito un piccolo ma funzionale laboratorio per questa diagnostica. Credo che fosse fiero di lavorare nel nostro reparto, con il nostro gruppo, cosa che più volte mi ha detto.
Aveva molti interessi, Nino, anche in ambito extralavorativo. Uno di questi gli è stato fatale. Si era dedicato all'impegno politico, con passione e spirito di servizio, occupandosi dei problemi della sanità livornese. Pur venendo da un'altra regione, e dopo essere stato qualche anno a Prato, anche lì da tutti benvoluto, si era integrato nel tessuto livornese, grazie anche al suo impegno politico, ottenendo un unanime riconoscimento delle sue capacità e delle sue caratteristiche umane: era una persona buona, gentile, con un grande rispetto dell'autorità e delle istituzioni e degli altri in generale.

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