Picchetto, le famiglie sgomberate resteranno un altro mese alla Misericordia in via Verdi

La decisione arrivata dopo un incontro con il nuovo assessore al sociale Andrea Raspanti: "Abbiamo ottenuto altri trenta giorni e dialogheremo con il terzo settore per trovare una soluzione"

Il 7 maggio 2019, fin dalle prime ore dell'alba, le famiglie che occupavano abusivamente l'ex Palazzo del Picchetto vennero sgomberate. L'allora assessore Apolloni disse: "Il Comune darà sostegno temporaneo a circa 80 persone sui 128 che sono all'interno della struttura: 29 andranno alla Misericordia, 44 in albergo e altre 11 potrebbero avere i soldi per comprarsi casa ma, avendo minori, saranno sistemati per qualche giorno in hotel". Purtroppo i "residenti" della Misercordia non hanno ancora trovato una sistemazione adeguata e il 24 giugno dovevano essere sgomberati. Tuttavia il nuovo assessore al Sociale, Andrea Raspanti, è risuscito a trovare un accordo per "altri trenta giorni". 

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Le famiglie restano in via Verdi per un altro mese

È lo stesso assessore a fare il punto della situazione: "Ho incontrato, nel pomeriggio di giovedì 20 giugno, i portavoce delle famiglie che, sgomberate dal Palazzo del Picchetto, sono attualmente accolte a titolo gratuito dalla Misericordia di Livorno in via Verdi. Si tratta di persone in condizione di oggettiva necessità, ma che attualmente non possono essere inserite nei programmi pubblici di emergenza abitativa perché non hanno ancora regolarizzato la loro posizione all'Ufficio Casa. Quando mi sono insediato, mi è stata prospettata la possibilità di un nuovo sgombero se le famiglie non avessero acconsentito a liberare i locali di via Verdi entro il 24 giugno. Per scongiurare questa eventualità, insieme alla responsabile dell'ufficio Casa e al sindaco Luca Salvetti, abbiamo incontrato immediatamente il vice-commissario della Misericordia, Gabriele Vannucci, e gli abbiamo chiesto uno sforzo supplementare per concederci il tempo di verificare la possibilità di attivare sinergie non onerose per il Comune con realtà benefiche del territorio. Richiesta che è stata esaudita visto che ci è stato concesso un altro mese di tempo per cercare di trovare una soluzione congeniale. Le famiglie dovranno provvedere a presentare agli uffici comunali competenti tutta la documentazione utile a una regolare domanda di ammissione alla graduatoria per l'emergenza abitativa e alla presa in carico da parte dei Servizi Sociali".

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Raspanti: "Confronto con le realtà del terzo settore"

L'assessore ha quindi analizzato quali saranno le prossime mosse da compiere: "Avvieremo il confronto con le realtà del terzo settore eventualmente disponibili ad iniziare un progetto con queste famiglie una volta che sarà fatta maggiore chiarezza su alcuni aspetti, tra cui l'effettivo ammontare del Reddito di Cittadinanza accordato a ciascun nucleo. Il problema di soluzioni tampone di medio periodo in seguito agli sgomberi di edifici occupati è uno dei più urgenti e sarà sottoposto nei prossimi giorni alla Commissione Consultiva per la Casa, che si riunirà già la prossima settimana". 

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