Fase 2 Livorno, i commercianti portano le chiavi delle loro attività al sindaco: "Non possiamo più andare avanti"

Oltre 200 lavoratori hanno manifestato e protestato fin sotto palazzo civico. Il sindaco: "Capisco le vostre esigenze, ma la data della riapertura può deciderla solo il premier Conte con un apposito Dpcm"

Si sono dati appuntamento alle 10.30 in piazza della Repubblica e da lì hanno marciato fin sotto al Comune dove hanno consegnato le chiavi delle loro attività al sindaco chiedendo a gran voce una sola cosa: "Fateci lavorare". Protagonista di questa protesta, avvenuta in molte città d'Italia, è il cosiddetto "popolo delle partite Iva", ovvero tutti quei lavoratori che, in base al nuovo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri, non possono ancora riprendere a lavorare. Tra loro parrucchieri, estetisti, negozianti, tatuatori, titolari di bar, ristoranti e negozi di abbigliamento.

In totale sono stati circa 200 i manifestanti che hanno voluto far sentire la propria voce e che attendono indicazioni su come e soprattutto quando poter riaprire. Il sindaco Luca Salvetti ha atteso i commercianti fuori dal Comune e, dopo aver spiegato come l'amministrazione si muoverà, è salito nel suo ufficio con una delegazione per fare il punto della situazione. Al termine del vertice è stata redatta una lettera, firmata da sindaco e commercianti, inviata al presidente della Regione e al ministero dell'Economia e Finanze, in cui viene chiesto l'anno fiscale bianco, ovvero l'azzeramento di tutte le tasse comunali per il 2020. 

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Il coro è unanime: senza una riapertura immediata molte attività saranno costrette ad abbassare la saracinesca. "Non ce la facciamo più ad andare avanti - commenta Marco Raddi de "Il mercante di stock" -. Siamo alla frutta e se aspettiamo il 18 maggio molti di non non riapriranno più. Non è possibile vedere negozi di alimentari o supermercati dove entrano molte persone e noi che ne faremo entrare al massimo 2 o 3 alla volta dobbiamo restare chiusi". Parole alle quali fanno eco quelle di Maria Luisa Spada, parrucchiera: "Chiediamo che vengano rispettati i nostri diritti, non vogliamo forzare riapertura: abbiamo bisogno di un supporto economico e che ai nostro collaboratori vengano dati i soldi della cassa integrazione. Inoltre, al momento, non abbiamo un protocollo che ci dica come aprire ma soprattutto quando. Così non si può andare avanti". 

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Il primo cittadino ha atteso l'arrivo dei manifestanti e poi ha provato a spiegare loro la situazione: "La data sulla riapertura non la posso decidere io, ma l'unico che può stabilirla è il presidente Conte con un apposito Dpcm. Io quello che posso fare è raccogliere le vostre chiavi e prendere in carico quelle che sono le vostre richieste. Tutte le risorse che avremo a disposizione grazie al nuovo bilancio verranno svincolate per aiutare le persone che hanno subito le maggiori ripercussioni in questa emergenza e voi siete i primi ad aver sofferto". 

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