Mafia, colpo alla 'Ndrangheta: sequestrati appartamenti e terreni al clan Piromalli

Dopo le indagini della guardia di finanza, è arrivata la sentenza della Corte di Cassazione nei confronti di Michelangelo Fedele. Il totale dei beni ammonta a circa 4 milioni di euro

Duro colpo alla ‘Ndrangheta e nella fattispecie al clan "Piromalli" di Reggio Calabria. La Corte di Cassazione ha confermato e reso definitivi la confisca di 4 milioni di euro e di numerosi beni, sequestrati dalla guardia di finanza di Livorno nel maggio 2016, a Fedele Michelangelo, noto pluripregiudicato locale originario di Rizziconi (Reggio Calabria), radicato dagli anni '70 a Castagneto Carducci. Le proprietà erano costituite da 13 appartamenti, 6 terreni, 5 autorimesse e 5 fabbricati di vario tipo, ubicate 14 a Castagneto Carducci, 4 a San Vincenzo, 6 a Cecina e 5 a Campiglia Marittima. Con questa sentenza della Cassazione è giunto a conclusione il lavoro investigativo condotto, sotto la direzione del Procuratore capo della Repubblica di Livorno, dottor Ettore Squillace Greco, dal nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza e dal reparto operativo del comando provinciale carabinieri di Livorno. 

L'infiustificato arrichimento di Michelangelo Fedele

Le indagini hanno percorso la storia di Michelangelo Fedele, che aveva riportato condanne definitive a partire dagli anni '60 per porto abusivo e detenzione illegale di armi, sequestro di persona, estorsione, ricettazione e lesioni personali. Più volte arrestato e indagato in numerosi procedimenti, sia in Italia che a San Marino (per associazione a delinquere, usura, truffa, ricettazione, riciclaggio, violazione di domicilio, minaccia, lesioni personali, molestia e disturbo alle persone), è stato da ultimo condannato dal tribunale di Livorno (il 12 aprile 2018, ndr) a 12 anni di reclusione per usura. 

I risultati delle indagini penali, avviate dai sostituti della procura livornese, l'ampia disponibilità finanziaria e patrimoniale accertata dalla guardia di Finanza, le frequentazioni sospette con individui connotati da gravi pregiudizi penali verificate dai carabinieri, sono stati la base sulla quale il tribunale di Livorno ha ricondotto il Fedele nella categoria dei "soggetti socialmente pericolosi per la sicurezza pubblica ai sensi della normativa antimafia". 

Le intestazioni ai familiari

Gli accertamenti economico-finanziari hanno riguardato, oltre a Fedele, anche la posizione della coniuge e dei loro tre figli. È emerso infatti che le unità immobiliari sottoposte a sequestro e a confisca sono state formalmente intestate anche alla moglie e, in quote, anche a uno o più figli della coppia. 

La difesa di Fedele

Fedele e i suoi congiunti hanno dapprima impugnato il provvedimento alla Corte d'appello di Firenze che, con decreto del settembre 2017, aveva confermato la decisione dei giudici livornesi. Successivamente anche il ricorso presentato alla Corte di Cassazione è stato respinto dopo l'udienza camerale del 3 aprile 2019. 

Il recupero del patrimonio

L'agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, organo affidatario della gestione degli immobili, potrà disporne alla luce della definitiva sottrazione al patrimonio della criminalità economica. 

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