Partito Comunista, 99 anni di storia celebrati al teatro San Marco

Oltre 600 persone hanno sfilato dal Goldoni al San Marco ricordando la fondazione del PCdI, nato a Livorno il 21 gennaio 1921 dalla scissione col Partito socialista

Oltre 600 persone hanno partecipato ieri, venerdì 18 gennaio, al corteo per il 99° anniversario della fondazione del Partito Comunista d'Italia, nato a Livorno il 21 gennaio del 1921. Pugni chiusi e bandiere rosse con la falce e il martello hanno sfilato per le vie del centro partendo dal Teatro Goldoni, luogo della scissione avvenuta durante il XVII congresso socialista, fino all'altro luogo storico: il Teatro San Marco, nel quartiere della Venezia, dove venne fondato il partito. In testa al corteo il segretario generale del PC, Marco Rizzo, insieme al segretario di Livorno, Lenny Bottai, alla candidata alle elezioni dell'Emilia Romagna, Laura Bergamini, e al candidato comunista alle elezioni regionali della Toscana, Salvatore Catello.

Rizzo: "Qui per dimostrare anche l'utilità sociale del Partito Comunista"

"Sono 99 anni - ha dichiarato Rizzo all'Ansa -, il Partito Comunista viene ricostruito in Italia e lo facciamo con una presenza militante indirizzata ai lavoratori, perché siamo convinti che non ci sia solo una commemorazione ideologica ma anche per dimostrare l'utilità sociale della presenza del partito comunista". "Lo facciamo qua nella città di Livorno - ha aggiunto Rizzo - dove il Partito comunista è stato creato, puntando alla ricostruzione di un grande partito comunista in Italia che sappia fare alleanze sociali e sia invece completamente contrario a questo governo, a una destra arrogante e a una sinistra che ha venduto l'idea alle grandi banche e al grande capitale. Il Partito Comunista che parte dal mondo del lavoro e dei lavoratori, cioè da chi produce realmente la ricchezza del Paese".

Bottai: "Rivendichiamo diritti fondamentali: lavoro, casa, sanità, istruzione"

"La manifestazione di ieri ha segnato una rinascita per il movimento comunista - il commento del segretario provinciale Lenny Bottai - sia in città e più in generale in Toscana. Tutti i compagni che sono scesi in strada dimostrando che ancora può esistere una politica che rappresenta le masse popolari, lo hanno fatto non per una ricorrenza nostalgica, ma per rivendicare l'attualità e la necessità della costruzione del socialismo in un Paese dove le ricchezze si sono concentrate sempre di più nelle mani di pochi, mentre i diritti fondamentali come il lavoro, la casa, la sanità e l'istruzione sono delegati al mercato. Per chi si domanda come mai c'è ancora chi scende in strada e chiede questo, basta aprire gli occhi e guardarsi intorno".

"Qui non si scelgono uomini e leader, ma un'idea che ha una storia"

"Il grande inganno liberista, costruito dalla caduta del muro e dalla dissoluzione dell'Urss fino ad oggi, ha mostrato il suo vero volto nella cancellazione di ogni diritto sociale - la conclusione di Bottai -. Senza un forte partito comunista, le classi popolari non possono esercitare il giusto rapporto di forza con il potere finanziario sovranazionale, quello che realmente oggi governa, e che mai viene attaccato da una sinistra timida se non addirittura accondiscendente, astratta dalle classi subalterne che non la riconoscono più, per poter così veramente creare gli anticorpi al dilagante populismo destrorso, il cosiddetto sovranismo di cartone che rappresenta solo il piano B del capitale, così come all'effimero post ideologico che nasce anti sistema ma diventa rapidamente sistema una volta insediato. Invece chi sceglie il partito comunista non sceglie gli uomini, i leader, che sono secondari e al servizio di un'ideale. Sceglie il simbolo, la linea e il partito. Questa è la garanzia di chi sceglie un'idea che ha una storia".

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