Pronto Soccorso, accessi per storte e "troppo sole". Medici stremati: "Non siamo più i vostri eroi?"

In media arrivano 130 pazienti al giorno, tra questi anche chi potrebbe fare a meno delle cure d'urgenza. E in attesa della riorganizzazione ospedaliera, il personale sanitario è costantemente sotto stress

Sono ancora gli stessi eroi che da tre mesi combattono in prima fila contro il Coronavirus. Medici, infermieri, operatori sanitari e personale addetto alla sanificazione e pulizia di strumenti e reparti. Donne e uomini che di guanti e mascherine porteranno a lungo i segni anche quando, ci si augura presto, i dispositivi di protezione individuale non saranno più necessari. Professionisti e lavoratori ai quali sono stati dedicati striscioni e post social, regalate pizze e cene, e che sono stati ricoperti di affetto e solidarietà da un intero Paese che ha tifato per loro, unito, come mai si era visto.

Coronavirus, dagli striscioni agli applausi dalle finestre: così Livorno ringrazia i medici

Peccato che, a fronte di una maggioranza ancora riconoscente, qualcuno si sia già dimenticato l'impegno profuso in questi mesi da chi ha perso la vita per salvare la loro, si è ammalato o, semplicemente, si è fatto - e continua a farsi - in quattro per tutelare la salute pubblica di ogni cittadino. Forti anche di una paura da Covid-19 ormai latente, quei signor qualcuno, soprattutto da questa settimana, sono diventati diversi e adesso persino troppi in attesa che l'ospedale proceda con quella riorganizzazione già annunciata dal direttore dell'Asl Toscana Nord Ovest, Maria Letizia Casani. E se nei primi giorni di pandemia persino il pronto soccorso incuteva timore da tanto era vuoto, ecco che improvvisamente è tornato anche il bisogno di cure urgenti o presunte tali. 

Perché se è vero che tra i 130 accessi giornalieri al pronto soccorso gran parte necessita effettivamente di interventi o analisi immediate, in quello che ormai è diventato un reparto a tutti gli effetti - con pazienti anche in corsia in attesa di posti liberi nei padiglioni specifici - arrivano anche i cosiddetti habitué, ovviamente spariti in piena emergenza sanitaria. Storte, arrossamenti cutanei che non sono neanche lontanamente insolazioni, richieste di ecografie in base ad autodiagnosi e pretese assurde sono ormai all'ordine del giorno. Come la maleducazione di chi, oltretutto, perde la pazienza perché scavalcato da codici ben più gravi ed è quindi "costretto" ad aspettare ancora il proprio turno.

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"Signori un po' di pazienza" è il ritornello al triage per cercare di calmare i più esagitati che, dopo essersi spellati le mani per applaudire i propri eroi, adesso le agitano per rivendicare chissà quale diritto. "Non te l'ho detto io di fare il dottore, per me potevi anche fare altro" si è persino sentito dire laddove bisognerebbe soltanto ringraziare. "Ma come, non eravamo i loro eroi?" dicono a bassa voce medici, infermieri, operatori sanitari e personale di servizio. Per fortuna, però, sono in molti a pensare che siano rimasti, se non eroi, persone alle quali dire ancora una volta "grazie".

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