Truffe carte di credito/debito, livornesi vittime di phishing: prelievi non autorizzati da migliaia di euro

Diverse denunce presentate ai carabinieri: hackerati i profili home banking, operazioni non autorizzate fino a 10mila euro sui conti corrente di alcuni utenti

Foto d'archivio

Trecento euro a prelievo fino a sei in un giorno. E ancora tre, cinque o diecimila euro in 48 ore. Operazioni non autorizzate che alcuni correntisti di importanti istituti bancari hanno tardivamente scoperto contabilizzate sulle proprie carte di credito o di debito. Soldi sottratti a loro insaputa con truffe organizzate a regola d'arte, tecnicamente denominate "phishing", di cui sono rimasti vittime alcuni livornesi come molti altri utenti nel resto del Paese. Diverse le denunce presentate al comando provinciale dei carabinieri di viale Fabbricotti, dove i derubati hanno raccontato come siano stati raggirati telefonicamente da presunti operatori di banca Intesa Sanpaolo, Bnl, Unicredit.

Phishing, truffe da migliaia di euro sui conti correnti: come avvengono i raggiri

In sostanza, tra il 18 e il 20 maggio, sono almeno sette i livornesi caduti nella rete di professionisti del crimine. Hacker che, attraverso un sms, una email o un messaggio verosimilmente proveniente dall'applicazione Home banking di riconosciuti istituti bancari, contattavano le proprie vittime per avvertire di un accesso anomalo sul proprio conto, carta o app. Quindi, il cliente, veniva avvisato di una successiva chiamata della banca, cui faceva effettivamente seguito una telefonata di un presunto operatore dell'istituto da un numero apparentemente identico a quello del servizio clienti della banca stessa (nel caso di Intesa Sanpaolo, +39 800 303 303 anziché 800 303 303).

Senza che fossero richieste password o dati di accesso al sistema Home banking, ma soltanto il riconoscimento tramite nome, cognome, data e luogo di nascita, al cliente veniva inviato un sms - che si accodava ai consueti messaggi di pagamenti o prelievi realmente effettuati dalla vittima - con un nuovo codice di accesso da comunicare all'operatore o da inserire per sbloccare l'app "preventivamente bloccata dalla banca a tutela del cliente".

Era a quel punto che il correntista, ignaro di parlare con un fasullo operatore, eseguiva l'operazione che consentiva ai truffatori di compiere le loro azioni fraudolente. Soltanto a una successiva e comunque tardiva verifica del cliente, tramite accesso all'app o con telefonata al numero verde della banca, veniva scoperta la frode ormai subita. Con i più "fortunati" svuotati di qualche centinaio di euro, mentre i più bersagliati alleggeriti di 1.750, 3.650, 5.800 e anche 10mila euro. Malcapitati che, dopo aver formalizzato la denuncia, dovranno necessariamente disconoscere le operazioni contabilizzate sul proprio conto. Una noia non da poco, soprattutto in tempo di Coronavirus quando sembra impossibile anche prendere un normale appuntamento in banca.

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