Venduta dall'Unione Ciechi di Livorno a 600mila euro, ma la statua di Wildt era dell'Asl: 4 indagati

Svolta nelle indagini: tre dirigenti UIC e l'ad di Sotheby's Italia nel mirino della Procura. Sono accusati a vario titolo per appropriazione indebita e ricettazione

Una statua battuta all'asta nel dicembre 2015 da uno dei più prestigiosi banditori del mondo, Sotheby's. Un'opera valutata più di 600mila euro (485mila sterline), incassati dall'Unione Italiana Ciechi di Livorno, che aveva deciso la sua vendita dopo averne scoperto il valore. Ma la scultura, realizzata nel 1926 dall'artista Adolfo Wildt, era sì al centro Frediani di via del Mare in cui l'UIC ha sede, ma apparteneva all'Asl di Livorno, dal 1980 proprietaria dell'immobile. Così, quando l'azienda sanitaria, dopo una serie di verifiche interne, è venuta a conoscenza della storia, ha portato tutto in Procura. E ora l'inchiesta, condotta dal pm Massimo Mannucci, è arrivata a una svolta: quattro protagonisti di questa vicenda hanno ricevuto un avviso di garanzia.

Appropriazione indebita e ricettazione: chi sono gli indagati per la vendita della statua

Si tratta di tre dirigenti della onlus Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Livorno (la presidente Robeta Foresi, il vicepresidente Alberto Corda e il consigliere delegato vedente Roberto Bandinelli) e dell'ad di Sotheby's Italia (Filippo Lotti). I reati contestati a vario titolo sono appropriazione indebitaricettazione e la violazione di due articoli del Codice dei beni culturali che riguardano l'alienazione del demanio culturale e il trasferimento all'estero di oggetti di interesse artistico.

Santa Lucia, la statua di Wildt ignorata per oltre mezzo secolo

A raccontare l'intera storia, a novembre 2018, era stato il quotidiano locale Il Tirreno con un articolo a firma di Giulio Corsi. Una storia incredibile, a partire dall'indifferenza in cui era rimasta l'opera, definita da Sotheby's stessa come "l'immagine per eccellenza del più eminente scultore simbolista italiano", ignorata per anni su un piedistallo di legno all'ingresso della sede UIC in via del Mare. Fino a quando, notata da un esperto d'arte, se ne era capito il valore e decisa di conseguenza la vendita, contestata però da alcuni soci della onlus che avrebbero preferito restituire la statua alla città, ritenendola un patrimonio pubblico che doveva rimanere a Livorno.

La vendita senza titolo e con modalità tutte da chiarire

Parere non condiviso dalla presidente UIC che avrebbe quindi informato un funzionario di Sotheby's della volontà dell'associazione di mettere all'asta il capolavoro di Wildt, bene - come avrebbe sostenuto la stessa presidente UIC Livorno - frutto di una donazione all'Unione ciechi del quale, tuttavia, si era persa la documentazione. Stipulato il contratto di vendita con la casa d'asta e versato il ricavato di poco meno di mezzo milione di euro, al netto delle spese, nelle casse della UIC Livorno, gli inquirenti hanno però evidenziato come l'opera sia stata ceduta senza titolo, così come le modalità di trasferimento all'estero della statua, avvenuta senza la preventiva visione della Soprintendenza dei beni artistici di Pisa e Livorno, metterebbero in risalto i profili di gravità indiziaria. Elementi che hanno portato all'iscrizione di quattro persone nel registro degli indagati.

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