Livorno, il nuovo speaker Enrico Rosteni si racconta: "Io pisano? Cresciuto alle Sorgenti e pronipote di Attao"

Comico di professione, nella sua carriera ha partecipato a molte trasmissioni televisive: "Ho accettato per amore dell'amaranto. Ho fatto alcuni errori, ma sto cercando di migliorare"

Enrico Rosteni è il primo sulla destra

Dopo l'addio di Gabriele Favilli, in molti si sono chiesti una semplice domanda: "Chi sarà il nuovo speaker del Livorno calcio?". La scelta, alla fine, è ricaduta su Enrico Rosteni,  famoso comico a livello nazionale che vanta apparizioni a numerosi programmi televisivi come "La sai l'ultima" o "Maurizio Costanzo show". Durante la sua lunga carriera ha scritto libri, girato tutta l'Italia con i suoi spettacoli e le gag da lui inventate sono visibili su Youtube. Rosteni inoltre non ha tralasciato il cinema visto che può vantare ruoli ne “La pazza gioia” di Paolo Virzì e nella serie “Il commissario Manara” con Guido Caprino. Com'è finito quindi un personaggio così all'interno dello stadio Armando Picchi? È stato lo stesso Rosteni a raccontarcelo, svelando paure, sogni e speranze per questa nuova avventura. 

Rosteni, partiamo dall'inizio. Come è diventato speaker del Livorno?
"Questa estate sono stato contattato da Radio Bruno perché cercavano un nuovo speaker. I miei primi sentimenti sono stati un misto di orgoglio e paura. Mi sono subito confrontato con Massimo Brachini (voce storica di Radio Bruno per il Livorno, ndr) raccontandogli le mie perplessità. In passato avevo fatto il radiocronista, ma questa sarebbe stata un'altra cosa. Sicuramente il fatto di poter vedere la partita dal campo lato Curva Nord è stato una bella spinta". 

Enio Bonaldi ed Enrico Rosteni

Cosa ha pensato quando è stato contattato?
"Mi è tornato in mente il mio babbo, fissato con il Livorno. Da bambino ho visto giocare al Picchi gente come Lessi e Bellinelli e dopo, quando mio padre è rimasto su una carrozzina, lo ho accompagnato a vedere tutte le partite dalla postazione riservata ai portatori di handicap. Da quando è venuto a mancare, sono sicuro che da lassù mi guarda sempre da una nuvola". 

Cosa l'ha spinta ad accettare?
"Mille ricordi hanno attraversato la mia mente. Il mio amico Igor Protti mi ha incoraggiato e lo stesso hanno fatto anche il sindaco Salvetti, il giornalista Fabrizio Pucci, l'attore Marco Conte e altri colleghi del calibro di Migone, Marmugi, Crestacci e Roberto Cipriani. Anche mio fratello Alessandro mi ha detto che avrei dovuto accettare e alla fine così ho fatto perché ha prevalso la mia voglia di cimentarmi in questo nuovo mondo". 

Come ha fatto a conciliare questa esperienza con il suo lavoro?
"Sono dipendente di un centro commerciale e sia i miei superiori che i dirigenti sono stati contenti per me. Così siamo riusciti a far combaciare i miei impegni con questa nuova avventura". 

Enrico Rosteni e Leonardo Fiaschi

Come ha vissuto il giorno prima del debutto?
"Non è facile convincere tutti della bontà del tuo lavoro visto che prima di te ci sono stati Vezio Benetti e Gabriele Favilli che sono entrati nel cuore della gente. A Livorno c'è bisogno di tempo per farsi apprezzare e accontentare tutti i 'bubboloni'. Siamo sempre pronti a criticare tanto per farlo, ma io non mi faccio abbattere da questo. Quando ho preso in mano il microfono ho dovuto fare i conti con il fatto che avevo perso la tipica parlata livornese visto che abito in provincia". 

Ci racconti il debutto al Picchi contro il Perugia.
"Mi era stato detto di non usare soprannomi e credo nel complesso di non essere stato malaccio. Certo, potevo fare meglio anche perché devo riconoscere anche che ho fatto alcuni errori. Prima di tutto ho sbagliato a commentare la curva che ha chiamato i giocatori nonostante la sconfitta e mi sono scappati un 'bravi ragazzi' e 'forza livorno' che sono stati evidentemente male interpretati. Io volevo solo sottolineare il bellissimo gesto della Nord". 

Dopo c'è stata la partita con il Pordenone. 
"Abbiamo vinto e io ho cercato di fare del mio meglio urlando 'Livorno gol' per tre volte. Per il ruolo che ricopro devo cercare di stare nella pronuncia italiana. Non potevo certamente urlare che il Livorno aveva fatto due 'goi'. Anche in questo caso sono stato criticato, ma ho accettato tutto perché sono qui per imparare". 

Enrico Rosteni-2

Qualcuno le ha addirittura dato del "pisano". 
"Qui un po' mi è dispiaciuto, ma alla fine ci ho fatto una risata. Ho tutte le vignette del Vernacoliere stampate in mente, sono nato alle Sorgenti, pronipote di Attao, il mitico Scarronzone, cresciuto a pallonate e 'gollettoni' nei cortili frequentati anche da Paolo Virzì e il mio babbo ha lavorato una vita in corso Mazzini dall'allora portiere del Livorno Gino Merlo. Ecco perché quell'accostamento mi è sembrata un po' forte, anche perché sono stato in curva circa mille volte e sono uno che si è fatto migliaia di chilometri in trasferta per la squadra". 

Adesso però sta prendendo più confidenza?
"Certo, grazie anche all'appoggio dell'addetto stampa Paolo Nacarlo, dei responsabili marketing Fabio Discalzi e Alessandro Favilli e del direttore generale Milli. Non sono pagato per fare questo 'lavoro" perché lo considero come il regalo di un comico-tifoso alla sua squadra e alla città. Contro la Salernitana ho rispolverato il vecchio detto di Vezio Benetti 'ed è gol, ed è gol ed è gol', ma solamente per omaggiarlo. Devo ammettere che con il passare del tempo mi sento più a mio agio grazie anche al supporto che mi dà la squadra dei fonici". 

Cosa si aspetta infine da questa avventura?
"Vorrei entrare piano piano nel cuore dei tifosi, sperando che capiscano che sono uno di loro. Il mio ruolo allo stadio deve essere marginale perché l'unica vera voce è quella del popolo amaranto che conta più di tutti". 

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