Livorno, dal miracolo salvezza all'incubo retrocessione: il film del 2019

Dodici mesi nei quali è successo di tutto: dalla gioia per la permanenza in Serie B, ad un girone di andata della nuova stagione da dimenticare. Nel mezzo, gli addii di Diamanti, Valiani e Protti e la vittoria nel derby con il Pisa

Dal miracolo salvezza allo spettro retrocessione. Questa la parabola del Livorno nel 2019, iniziato e chiuso con un pareggio: lo scorso 27 gennaio fu uno sfortunato 0-0 interno con il Pescara, nella serata di domenica 29 dicembre è stato un 1-1 con qualche rimpianto sul campo dell'Empoli. Nel mezzo, praticamente, è successo di tutto.

Il miracolo salvezza

I primi cinque mesi dell'anno sono trionfali: dopo un girone di andata chiuso con appena 15 punti, il Livorno di Breda, nel ritorno, mette insieme un capolavoro. In casa arrivano preziose vittorie in sequenza (contro Cosenza, Venezia e Benevento), mentre lontano dal Picchi arriva qualche passo falso di troppo: particolarmente doloroso quello subito in rimonta per 3-2 a Lecce, nella gara in cui il portiere Luca Mazzoni verrà trovato positivo all'antidoping. Poi, tra la fine di marzo e la metà di aprile, la marcia degli amaranto si interrompe bruscamente: contro Perugia, Cremonese, Cittadella e Brescia arrivano quattro ko consecutivi, che fanno risprofondare il Livorno nel baratro. Il De Profundiis sembra andare in scena la sera del 22 aprile: amaranto sotto di due reti al termine del primo tempo nello scontro diretto di Foggia, con un piede e mezzo ormai in Serie C. Poi, nella ripresa, si scatena il giovanissimo attaccante Gabriele Gori, che, nel giro di neanche dieci minuti, firma una doppietta vitale per le sorti del campionato. Nei minuti finali di quella partita succederà poi di tutto: prima il rossonero Mazzeo, approdato in estate al Livorno, si farà ipnotizzare dal dischetto da Zima all'85, poi, al 93', toccherà a Giannetti fallire sempre dagli undici metri il colpo del ko. Un pareggio che, in ogni caso, rappresenterà la svolta definitiva.

Si, perché dopo quella gara gli amaranto conquisteranno altri quattro risultati positivi: prima il pareggio interno per 2-2 con il Palermo, poi le due pesantissime vittorie consecutive contro Verona (2-3 al Bentegodi) e Carpi (1-0 al Picchi) ed infine l'1-1 contro il già retrocesso Padova, che per il Livorno, complice la contemporanea sconfitta della Salernitana a Pescara, significa salvezza senza passare dai playout. Un miracolo che Diamanti festeggerà salendo a piedi al Santuario di Montenero.

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L'estate amaranto, fra addii eccellenti e la conferma di Breda

In estate, la società decide di ripartire dal tecnico Roberto Breda, che firma un biennale, ma non da Alessandro Diamanti: Alino, vero e proprio trascinatore degli amaranto nel torneo appena concluso, di comune accordo fra allenatore e dirigenza viene lasciato libero di accasarsi altrove, con il fantasista che deciderà di volare in Australia al Western United. Con lui lasciano anche il centrocampista Francesco Valiani, altro caposaldo dello spogliatoio amaranto, e il club manager Igor Protti, il cui posto, di fatto, viene preso da David Balleri. Dal mercato arrivano giocatori interessanti come Marras, Marsura, Mazzeo, Viviani, Luca Rizzo, Brignola e Stoian, ma solamente i primi due, complici infortuni e problemi di condizione degli altri, riusciranno a dare il loro apporto nella prima metà del torneo.

Un girone di andata da incubo

Il resto è storia dei giorni nostri. Il campionato inizia con tre sconfitte consecutive (Entella e Ascoli in trasferta, Perugia in casa), poi finalmente, contro il Pordenone, arrivano i primi tre punti della stagione. La vittoria con i neroverdi è però solamente un fuoco di paglia, con gli amaranto che continuano a collezionare ko, tra cui quelli clamorosi contro Chievo e Salernitana. L'unica vera gioia, di fatto, arriva nel derby con il Pisa, vinto grazie ad un'autorete di Benedetti al termine di una partita giocata davanti al pubblico delle grandi occasioni.

Livorno-Pisa, le immagini dei tifosi

Il successo contro i nerazzurri non rappresenterà però l'attesa svolta: in seguito arriverà solamente un'altra vittoria (2-1 contro la Juve Stabia), mentre le sconfitte continueranno a susseguirsi impietose. Tanto che il presidente Spinelli, per cercare di invertire la rotta, chiamerà prima Antonio Filippini ad affiancare Roberto Breda per poi allontanare definitivamente il tecnico trevigiano dopo lo scivolone di SpeziaAl suo posto Tramezzani, che inizia la sua avventura sulla panchina amaranto con tre sconfitte consecutive (Benevento, Crotone e Pescara), prima di trovare il suo primo punto ad Empoli. Nel mezzo, i ribaltoni societari, con le dimissioni del direttore generale Massimo Milli e l'allontanamento del direttore sportivo Elio Signorelli, sostituito da Vittorio Cozzella. E proprio a Cozzella spetterà il complicato compito di rinforzare la rosa a gennaio, per cercare di compiere un miracolo ancor più grande di quello realizzato nella passata stagione.

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