Livorno in vendita, Salvetti: "Roberto Spinelli vuole lasciare". Ma il presidente rilancia: "Lottiamo ancora"

Società in confusione, padre e figlio con idee diverse, ma la sensazione è che si vada verso una gestione al minimo fino all'esaurimento. Il sindaco: "Preoccupato, la squadra è un bene della città"

Separata in casa con la famiglia Spinelli una parte dei tifosi del Livorno lo è da tempo, e non soltanto per l'ultimo degli sfoghi  dell'amministratore delegato, Roberto Spinelli, che, nei giorni scorsi, in diretta televisiva si era detto stufo delle critiche di una "città in cui è impossibile fare calcio". Separati in casa, tuttavia, lo sono anche gli stessi Spinelli. Perché dopo le dure parole rilasciate alla trasmissione LivornOlé su Telegranducato, l'ad amaranto ha manifestato al sindaco Luca Salvetti l'intenzione della famiglia di disimpegnarsi dal Livorno. Volontà che, tuttavia, non coinciderebbe con quella di papà Aldo, presidente ormai da 20 anni della società di via dell'Indipendenza, che nella serata di domenica 15 dicembre, in diretta tv su Telecentro, ha invece dichiarato di aver dato mandato ai suoi collaboratori di rinforzare la squadra e fare di tutto per salvare una stagione fin qui disastrosa.

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Posizioni diametralmente opposte accomunate soltanto dai toni funerei per il pessimo cammino della squadra in campionato ma che non aiutano a fare chiarezza sul futuro del Livorno. Se, infatti, fino a ieri era comunque chiaro che le decisioni finali spettassero al capostipite della famiglia, come anche ultimamente era stato per l'arrivo di Antonio Filippini nello staff amaranto, ad oggi l'autorità del presidente sarebbe venuta meno. Tanto che, alla fine, a prevalere potrebbe essere proprio l'idea del figlio Roberto, il più deciso a uscire dal calcio e separarsi da una città per certi versi ritenuta irriconoscente. Arrabbiato e deluso al punto di dirsi pronto a lasciare in mano al primo che capita, senza preoccuparsi troppo delle garanzie per un domani a questo punto più incerto che mai. Futuro sul quale vigilerà, comunque per quanto possibile, il sindaco di Livorno Luca Salvetti che, contattato nel tardo pomeriggio di domenica sera, non nasconde le proprie preoccupazioni

Sindaco, crede davvero che la famiglia Spinelli voglia vendere?
La scorsa settimana mi ha chiamato Roberto Spinelli e mi ha confermato che la famiglia potrebbe disimpegnarsi dal Livorno perché non c'è più l'interesse a rimanere qui. Rispetto a tutte le altre volte in cui il padre si era detto stanco, di solito in prossimità del mercato, questa volta c'è un elemento in più, ovvero la telefonata incriminata. Dice di essere provato, arrabbiato e deluso dalla situazione, anche se ribadisce che non voleva offendere nessuno. Secondo me, tuttavia, il tono è stato molto acceso ed è naturale che con la squadra ultima in classifica si generassero tutte le polemiche che ci sono state.

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Quali sono gli scenari che le ha prospettato l'amministratore delegato del Livorno?
Le strade sono due: venderlo al primo che passa, senza bisogno di quelle garanzie che invece avevano sempre chiesto proprio per non cedere la società in mano a persone poco qualificate. Garanzie che non interesserebbero più proprio in virtù di quell'arrabbiatura. Oppure una gestione al risparmio, a scarto minimo, fino all'esaurimento. Ovvero, procedere senza investimenti, tagliando ulteriormente le spese: ad esempio, Roberto Spinelli ha fatto intendere che nella gestione del mercato non ci sarebbero operazioni se non in uscita. In pratica un lento esaurimento sia tecnico che gestionale.

Cosa ne pensa di questa situazione da giornalista, tifoso e sindaco?
A suo tempo avevo detto che da giornalista non avrei più commentato queste uscite se non di fronte a una firma di passaggio di consegne. Da tifoso, invece, sono preoccupato e deluso. Non è possibile che ogni anno ci sia un quadro di questo genere che indubbiamente ha fatto disamorare gli sportivi e scomparire la passione: lo abbiamo visto con lo stadio che avevamo contro il Benevento. Come sindaco, infine, dico che il Livorno è un patrimonio, un bene della città indipendentemente da chi è ai vertici societari e io devo fare in modo di salvaguardarlo. Cosa posso fare? Di certo non posso inserirmi in eventuali trattative tra privati. Posso però facilitare affinché chi mi ha ufficialmente dimostrato di volersi disimpegnare si trovi e si incontri con chi eventualmente interessato al Livorno.

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Potrebbe invece raddoppiare la famiglia Spinelli se ci fossero le opportunità di investire nella città?
Non credo proprio. Sono venti anni che conosciamo la famiglia Spinelli, alla quale dobbiamo davvero tanto. Ma se avessero voluto investire in questa avventura in maniera vera lo avrebbero dovuto fare anni fa, quando Spinelli padre era più giovane, e magari con più entusiasmo. Adesso che l'età avanza e con un figlio che ha dimostrato di non essere un grande appassionato né di calcio né del Livorno mi sembra davvero complicato che possa esserci una svolta di questo genere.

Che ne pensa di eventuali cordate di imprenditori livornesi?
Sono molto scettico. Abbiamo già visto la cordata di imprenditori che si voleva mettere su qualche mese fa e che avrebbe avuto anche un impegno inferiore a fianco di un imprenditore con tanti soldi. Ebbene, anche quella è finita in una bolla di sapone. Trovarne una che possa garantire un impegno di spesa decisamente superiore mi sembra molto difficile.

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Il futuro sembra più nero che mai...
Però secondo me un po' di interesse sul Livorno c'è. Nel momento in cui le cose verranno messe nero su bianco dalla famiglia Spinelli, credo possano aprirsi anche prospettive. Tutti noi sappiamo che corriamo un rischio: ripartire dal basso, con tanti punti interrogativi. Questo è il quadro. Ognuno sarà libero di pensare se è meglio fare una serie B di patimenti come in questi ultimi anni con una retrocessione, una salvezza miracolosa e un campionato da ultimi strascicati, oppure ripartire come hanno fatto tante altre realtà con entusiasmo e nuova voglia sebbene con tanti punti interrogativi.

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