Caos tamponi | Incontro tra pediatri, famiglie e scuole. Biasci: "Test molecolare più affidabile di quello antigenico"

Il presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri ha avuto un lungo faccia a faccia con una delegazione di genitori e alcuni rappresentanti del mondo dell'istruzione: "Non facciamo scattare l'allarme per un colpo di tosse o uno starnuto"

Il dottor Biasci e Vanessa Mori

"Un incontro importante". Così il dottor Paolo Biasci, pediatra livornese e presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, ha definito il faccia a faccia con genitori - chiamati a firmare un patto di corresponsabilità -  medici e rappresentanti del modo della scuola tra cui il provveditore Andrea Simonetti. All'ordine del giorno l'annosa questione dei tamponi: le famiglie infatti lamentano una mancanza di visite da parte dei medici in assenza del risultato dei test e chiedono che questi siano meno invasivi specialmente nei confronti dei loro figli. 

"Chi lavora all'interno della scuola è chiamato in causa perché ha in mano, insieme a noi pediatri, la gestione della salute dei bambini - le parole di Biasci - . Dobbiamo necessariamente confrontarci per chiarire determinati passaggi della normativa, è nell'interesse di tutti. Abbiamo il dovere di operare bene e con questo intendo che dobbiamo eseguire una sorveglianza attiva sui casi sospetti. L'infezione da Covid non si può diagnosticare clinicamente, l'unica certezza è data dal risultato del tampone e, per evitare di perdere tempo inutilmente, prima si interviene e prima si potrà avere una risposta. È questa la ragione per cui se un bimbo ha tosse e raffreddore, ad esempio, è bene richiedere un test in maniera tempestiva". Un messaggio chiaro per tutti i genitori preoccupati dal grande numero di tamponi prescritti ai più piccoli. 

Biasci: "La Asl riveda il sistema di tamponatura"

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"Il termine 'test rapido' ha portato grandissima confusione - continua Biasci -. In realtà i tamponi si distinguono tra molecolari - che ricercano RNA  - e antigenici,  erroneamente chiamati "rapidi"- che ricerca l'antigene - e hanno la stessa identica modalità di prelievo. I primi però hanno dei tempi di reazione più lunghi, circa 4 ore a fronte dei 15 minuti dell'antigenico, ma hanno una più alta sensibilità che si avvicina al 100%, mentre l'altro test dà un maggior numero di falsi negativi. Va da sé che una volta deciso che un bambino deve fare il tampone è meglio utilizzare quello tradizionale. Purtroppo la nostra Asl ha stabilito un uso prioritario per i bambini del test antigenico ed è una cosa senza alcun senso. I molecolari andrebbero usati per la prima diagnosi nei casi sospetti e gli antigenici per le operazioni di screening. Spero che al asl riveda questo sistema". 

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Caos scuola, a breve un incontro con i "referenti Covid"

"Le perplessità, pur lecite, delle famiglie si scioglieranno col tempo -  sottolinea il dottore -, ma anche la scuola deve lavorare per infondere fiducia nei genitori. Ci sono precise linee guida, legate al dpcm, che indicano la via da seguire. Certo, è necessario che il personale scolastico, che da quest'anno si trova a dover ricoprire anche il ruolo di referente covid, agisca con raziocinio e criterio. Soprattutto all'inizio dell'anno scolastico - ma accade ancora  - sono arrivate segnalazioni e telefonate alle famiglie per uno starnuto, un colpo di tosse isolato, sintomi che da soli e in maniera isolata non devono far scattare l'allarme".

"In questo momento - continua Biasci - la scuola deve fare affidamento sui pediatri e, a breve, è in programma un webinar proprio con i dirigenti scolastici e i referenti Covid. In quella sede spiegheremo e cercheremo di sciogliere i dubbi ma da parte della scuola non deve esserci un arroccamento sulle proprie posizioni ma un'apertura che ci permetta di condividere questa enorme responsabilità". 

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Classe in quarantena: ecco come comportarsi

Tanti dubbi delle famiglie sono legati al fatto di non saper cosa fare nel momento in cui una classe va in quarantena. "In questo caso intanto bisogna aspettare la comunicazione ufficiale dell'Asl, la quarantena non si decide sulle chat Whatsapp dei genitori - spiega Biasci -. Dal momento dell'ultimo contatto con il soggetto positivo i compagni di classe andranno in quarantena per 14 giorni, terminati i quali non si deve aspettare nessuna comunicazione né contattare il pediatra: se il bimbo non ha sviluppato sintomi, è libero".

È possibile anche fare un tampone dopo 10 giorni e, se negativo, interrompere l'isolamento. Diverso il caso del bimbo che nel periodo di quarantena dovesse ammalarsi: allora si contatta il pediatra, la quarantena si interrompe, e si procede col tampone. "Ci tengo poi a sottolineare - conclude Biasci - che la scuola non ha alcun diritto di pretendere un'autodichiarazione dai genitori in caso di assenza, là dove non sia richiesto il certificato medico. È un illecito che nelle scuole toscane si continua a perpetrate".

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"Sistema intasato, impossibile prenotare i tamponi"

Dallo scorso 19 ottobre le prenotazioni per il tampone si fanno online. Il sistema però non sembra essere in grado di sostenere le richieste e, di fatto, prenotare è quasi impossibile. Un grosso disagio per le famiglie che porta il dottor Biasci a fare una 'tirata d'orecchie' alla Regione. "Non è pensabile che da sabato a lunedì si possa cambiare un sistema, sarebbero passi da fare per gradi. Questo nuovo metodo poi rappresenta un limite per chiunque non abbia accesso rapido a internet, per chi non conosce la lingua e per chi, semplicemente, non è smart e abituato a lavorare online. Per fortuna la Asl 6 ha ascoltato il consiglio di noi pediatri e ha lasciato aperto il doppio canale. Le famiglie quindi possono scegliere se prenotare autonomamente o, alla vecchia maniera, delegare il compito a noi".  

La soddisfazione delle famiglie: "Grazie al dottor Biasci e a chi ci sta ascoltando"

Vanessa Mori, amministratrice del gruppo Facebook "Basta tamponi sui bambini", commenta positivamente l'incontro avuto: "Ringrazio l'assessore Raspanti,  l'amministrazione comunale e il dottor Biasci. Auspico un cambio di rotta e il sopravvento del buon senso nelle applicazioni del protocollo ministeriale e dell'ordinanza regionale: non si può segnalare ogni starnuto o colpo di tosse di un bambino in classe. Colgo l'occasione per ringraziare invece tutte quelle scuole e quei docenti che, invece, pur applicando le regole, hanno conservato buon senso e amore per il proprio lavoro e i propri alunni. La differenza si nota e vi siamo grati per i sorrisi che si vedono oltre la mascherina e la passione che dedicate ai nostri bambini". 

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