Effetto Venezia 2020, Stefano Massini incanta piazza del Luogo Pio: "Le parole ci salvano"

Il drammaturgo e scrittore fiorentino ha portato in scena un reading di un'ora raccontando lo straordinario potere che hanno le parole. Anche quelle che non esistono

Morosinità, Bastitudine, Thomsoniano. È inutile cercarle sul dizionario, queste parole non ci sono, semplicemente perché non esistono. Sono state coniate da Stefano Massini -  il raccontastorie, protagonista su La7 a Piazza Pulita, drammaturgo e scrittore di fama internazionale che gira le piazze d'Italia con i suoi monologhi - non per scelta ma per necessità, come spiega nel corso della bellissima serata, andata sold out, di domenica 23 agosto dal palco di Effetto Venezia in piazza del Luogo Pio. E se non esistono le parole di Massini, esistono però le emozioni, i sentimenti, le sfumature dell'anima che, a parole, vuole raccontare. Tutto il recital - un racconto lungo un'ora, profondissimo e ironico - ruota appunto intorno alle parole, per dire quanto possano, aiutare, venirci in soccorso, spiazzarci e, infine, salvarci

Da Bob e Elen a Francesco Morosini e Nellie Blye: la magia delle parole che salvano la vita

Si va dalla storia di Bob ed Elen, che ci fa capire la magia delle parole che usiamo che non sempre sono quelle che arrivano a chi ci ascolta, alla storia del capitano Francesco Morosini che, dopo 27 anni di assedio, alla scoperta dei primi capelli bianchi e delle rughe che solcavano il viso, lasciò che gli ottomani prendessero Candia, semplicemente perché "non ne valeva la pena". Se la lingua italiana infatti offre decine di termini per definire lo spirito di chi va avanti nonostante tutto dica di fermarsi - ostinazione, tenacia e via dicendo - non ce n'è neanche uno che definisca il tempo sprecato a portare avanti una battaglia per cui non vale più la pena impegnarsi. "E allora la coniamo - dice Massini dal palco -, nasce così "bastitudine", sostantivo femminile che indica la virtù di chi, davanti a una battaglia diventata inutile, abbia il coraggio di tirarsene fuori".

E poi Nellie Blye, giornalista ventenne che alla fine dell'Ottocento si fece chiudere dieci giorni in manicomio per poter avere una voce autentica sui suprusi perpetrati a Blackwell. La facilità con cui Nelly è riuscita a fingersi matta tra i matti ci racconta di come "sia facile toccare la nostra follia personale, la follia non è una cosa lontana, è vicinissima e ognuno di noi tocca con mano in ogni momento il confine della propria anormalità". La follia è uno spazio giantesco, la normalità è uno spazio minuscolo e noi pensiamo di essere normali perché viviamo in un mondo ossessionato dal controllo. "Ci salviamo se riusciamo a raccontarcela - prosegue Massini - perché la verità è insostenibile, è nella follia che ti salvi perché è immensa". Il "nellieblaismo" - altro termine inventato da Massini - quindi serve a ricordare a noi stessi tutte le volte in cui cerchiamo di uniformarci al giudizio altrui, e la normalità sta nel fuggire da tutto questo. 

Covidico, primo termine post pandemia. "Siamo tutti materia a rischio"

E non poteva infine mancare, in questo momento storico, un termine legato alla pandemia che ha colpito il mondo intero facendo tornare a galla paure ataviche e mai sopite, restrigendo il "cerchio del rischio". "A Effetto Venezia 2020, qui in piazza del Luogo Pio, coniamo il termine: covidico - spiazza tutti Massini -, quel momento in cui ti rendi conto che, per quanto ti sforzi di contenere un qualsiasi rischio, capisci che siamo tutti materia a rischio".  La serata si conclude tra gli applausi del pubblico presente che, uscendo di casa e superando la paura, ringrazia così Stefano Massini. Che riesce a prendere in mano l'ordinario e renderlo straordinario.

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