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Teatri chiusi, flashmob degli artisti: "Vanno riaperti, il distanziamento si può mantenere come in chiesa"

La protesta degli operatori dello spettacolo con Emiliano Geppetti dei Gary Baldi Bros che ha intonato, insieme a un manipolo di colleghi livornesi, "Serenata Lacrimosa" di Mannarino: "Il nostro è un lavoro e come tale va tutelato"

Un paio di canzoni, uno striscione provocatorio con scritto "In Chiesa sì, in Teatro no" e la voglia di far sentire la propria voce. Ad andare in scena questa mattina di sabato 31 ottobre, sul sagrato del Duomo, sono stati gli artisti livornesi. Cantanti, attori, musicisti che, in seguito all'ultimo Dpcm che stabilisce la chiusura di cinema, teatri e sale concerto, si sono ritrovati disoccupati.

Geppetti: "Lo striscione? Una provocazione. Non vogliamo le chiese chiuse, ma i teatri aperti"

"Lo striscione è una pura provocazione e un modo per dire che se è possibile garantire il distanziamento in Chiesa allora è possibile farlo anche in teatro - spiega Emiliano Geppetti, attore e cantante, ideatore dell'iniziativa". E di certo chi ha intonato di fronte a decine di curiosi la Serenata Lacrimosa di Mannarino non vuole la chiusura delle chiese ma semmai l'apertura dei teatri. "Prima di venire qui a cantare abbiamo contattato il parroco e, non solo ci ha accordato il permesso, ma addirittura si è detto dalla nostra parte - smorza le polemiche Geppetti -. Il messaggio che vogliamo mandare è che dietro uno spettacolo o un concerto ci sono decine di lavoratori solitamente precari e poco tutelati che hanno famiglie, mutui, spese. Non siamo semplicemente persone che si divertono ma siamo lavoratori in piena regola. A ogni Dpcm sentiamo dire che al primo posto c'è la tutela di scuola e lavoro, ma così ci sentiamo presi in giro".

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A prendere parte all'improvvisato concerto c'erano i Gary Baldi Bros, ma anche Alessio Franchini, Alessandra Renai de Le 5, Silvia Lemmi del NTC, Stefano Brondi, Alex Mastromarino, Claudio Marmugi e altri artisti livornesi.

"Speravo che dopo la stretta che avevano già chiesto ai teatri in termini di norme di sicurezza, con il limite di posti, il distanziamento e gli ingressi contingentati, si potesse continuare a lavorare - prosegue Geppetti - invece non è servito a niente spendere soldi per adeguare le strutture visto che hanno deciso comunque di chiudere tutto. Ieri sono stato alla manifestazione di Firenze e per la prima volta dopo anni i sindacati si sono movimentati, ed è una cosa positiva. Abbiamo comunque voluto lanciare un segnale per dire che ci siamo anche noi, che ci divertiamo solo perché siamo fortunati ma il nostro è un lavoro e come tale va rispettato e tutelato". 

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