Teatro, al Vertigo un Giulio Cesare senza tempo che rompe gli schemi

Il regista Francesco Deri, della compagnia Angelus Novus di Genova, ha ambientato il capolavoro di Shakespeare all'interno di un'officina

"Cosa significa assumere un ruolo?" con questa domanda si apre il Giulio Cesare di William Shakespeare. E da questa stessa domanda parte il regista Francesco Deri, della compagnia genovese Angelus Novus, ospite al Teatro Vertigo sabato 15 e domenica 16 febbraio proprio con un adattamento del capolavoro shakespeariano. "Siamo partiti dal testo originale di Shakespeare e lo abbiamo utilizzato come pretesto per arrivare altrove - racconta Deri -. Con questa messa in scena vogliamo eliminare l'impianto narrativo e, seguendo le idee di Artaud, Deleuze, Bejamin, vogliamo recuperare l'elemento della sensazione.

Giulio Cesare, Shakespeare ambientato in un'officina

L'azione scenica si svolge dentro un'officina all'interno della quale tre attori assumono tutti i ruoli, seguendo la metafora del lavoro, e il tutto si svolge in un "non tempo" teatrale. Potrebbe essere oggi, ma anche ieri o cent'anni fa. "Il testo è fedele all'originale, non abbiamo stravolto niente  - prosegue il regista -. Quello che ci tengo a sottolineare è che il nostro spettacolo vuole raccontare una storia universale ancora oggi attualissima, restituire immagini senza spiegare niente ma lasciando addosso agli spettatori una sensazione. Personale e sempre diversa". Nell'officina che ospita l'azione gli attori lavorano continuamente legno e metallo costruendo oggetti che risultano sempre abbozzati, mai definiti, inutili. Gli attrezzi da lavoro sono usati quasi come strumenti musicali che producono, però, solo rumore e spazzatura, oggetti inutili da cui emergono i versi shakespeariani. La recitazione degli attori è, di conseguenza, snaturata e quasi espressionista.

giulio cesare-2

Marco Conte: "Una rivisitazione è sempre un rischio. Qui c'è tanto studio e sperimentazione"

"Quando la compagnia mi ha proposto di ospitare questo spettacolo al Vertigo sono rimasto molto colpito dalla messa in scena - racconta Marco Conte, direttore artistico del Vertigo - . Le rivisitazioni sono sempre rischiose e questa in particolar modo è molto audace e moderna con attori bravissimi che, però, recitano alla maniera classica. Dietro questa commistione c'è tanto studio e una tecnica solida e il risultato è spiazzante. Vorrei che venissero a vederlo i giovani, gli studenti ma anche chi è legato ad un certo tipo di teatro tradizionale".

I biglietti (da 12 a 7 euro) sono disponibili al botteghino del Centro Cuturale Vertigo in via del pallone 2, prenotazioni al numero 0586.210120

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