Sequestrata e picchiata in un caravan, 40enne livornese salvata dalla polizia: arrestato il compagno

Decisivo il coraggio della donna che, chiamata dalla polizia, ha finto di stare al telefono con un'amica facendo capire agli agenti dove si trovasse e cosa stesse succedendo. L'uomo è stato condotto nel carcere di Don Bosco a Pisa

Anni di abusi e violenze, ma alla fine, al termine dell'ennesima aggressione, ha finalmente trovato la forza di denunciare il compagno che è stato arrestato e condotto nel carcere di Don Bosco a Pisa. Vittima di questa triste vicenda una donna livornese di 40 anni che è riuscita a salvarsi dalla rabbia dell'uomo, un coetaneo di origini albanesi, solamente grazie a un arguto stratagemma: la vittima infatti, chiamando la polizia, ha finto una chiamata con un'amica riuscendo a far capire agli agenti sia la situazione che il luogo nel quale si trovava. Così i poliziotti sono riusciti a intercettare la donna e a porre fine alle violenze. 

Secondo quanto ricostruito, i due, entrambi con la passione dei cavalli, si trovavano, nel pomeriggio del 26 luglio, in un ippodromo di Cesena per assistere a un gran premio. Qui, per ragioni ancora al vaglio degli inquirenti, sarebbe iniziata una furiosa lite sfociata con la violenta reazione dell'uomo che avrebbe prima avrebbe strappato il telefono alla compagna intenta a chiamare la polizia, poi l'avrebbe colpita con numerosi calci e pugni. L'intervento di uno stalliere ha riportato momentaneamente la calma ma, poco dopo, il 40enne avrebbe costretto la malcapitata a salire sul caravan trasportante cavalli per fare rientro a Livorno. 

Nel frattempo però, la Sala operativa della polizia di Cesena, che aveva ricevuto la telefonata di qualche secondo, sentite le urla della donna e capita la situazione di pericolo, aveva già attivato la procedura di localizzazione del telefono cellulare della vittima, cercando insistentemente di ricontattarla al telefono per ricevere maggiori informazioni su come rintracciarla. Nel mentre la donna, durante il viaggio, pur trovandosi in viaggio con il suo aggressore, all'ennesima telefonata del commissariato ha trovato la forza di rispondere, facendo finta di parlare al telefono con l'amica Cinzia. L'operatrice è stata "al gioco" e le due hanno iniziato a chiacchierare al telefono e la vittima sarebbe riuscita a dire: "adesso torniamo alle scuderie a Migliarino Pisano".

Ottenuta questa informazione, il commissariato di Forlì ha contattato immediatamente la questura di Pisa per allertarla di quanto stesse accadendo. Contestualmente, era giunto ai poliziotti il segnale di localizzazione del cellulare della donna, che dava come posizione la barriera di Roncobilaccio (Bologna), circostanza che ha fatto intuire che il mezzo sul quale era trattenuta stesse percorrendo l'autostrada.  A quel punto sono stati istituiti dei posti di blocco per filtrare le auto in uscita al fine di individuare la vittima. Proprio durante queste operazioni, i poliziotti della squadra mobile e della polizia stradale di Pisa hanno notato una donna, ferita e completamente sporca di sangue, uscire di corsa da un caravan e correre verso di loro. Gli agenti hanno subito provveduto a metterla in salvo, e al contempo, hanno proceduto a fermare il compagno.

La donna, in evidente stato di choc psicofisico, è stata subito soccorsa e accompagnata al pronto soccorso dell'ospedale di Cisanello, dove sono state avviate le procedure del Codice Rosa. Dopo aver ricevuto le cure necessarie, alla presenza anche del sostituto procuratore della Repubblica di Pisa, Aldo Mantovani e del vice questore aggiunto Fabrizio Valerio Nocita, la 40enne ha trovato il coraggio di raccontare per la prima volta una lunga storia di violenze subite dal suo convivente in circa due anni, scaturenti da motivi di gelosia di coppia, fatte di ingiurie, minacce non solo verbali e scritte. L'uomo infatti avrebbe inviato dei video minatori inviati alla stessa, alle amiche e alla figlia minorenne della donna, nelle quali l'uomo la minacciava che l'avrebbe sfregiata con l'acido o, puntando un coltello alla gola del cavallo di comune proprietà, minacciando che gli avrebbe tagliato la gola.

Il compagno è stato quindi arrestato per sequestro di persona, maltrattamenti contro familiari e conviventi aggravati, lesioni pluriaggravate, avvinte al vincolo della continuazione e, su disposizione del pubblico ministero, è stato condotto nella casa circondariale Don Bosco. 

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