Alluvione 2017, il ricordo del Siulp: "Il fango fino alla gola. Ma dovevamo andare avanti..."

La toccante lettera del sindacato unitario di polizia a due anni dalla tragica notte tra il 9 e il 10 settembre: "Stretti forte al dolore dei livornesi"

Con una lettera indirizzata al questore di Livorno, Lorenzo Suraci, ai segretari regionali e nazionali del sindacato unitario di polizia, il Siulp di Livorno ricorda la tragica alluvione che nella notte tra il 9 e il 10 settembre di due anni fa devastò la città, causando morti e distruzione. Parole commoventi firmate dal segretario provinciale Angela Bona che riportiamo integralmente nel giorno in cui Livorno si stringe ancora nel dolore dei familiari e della città tutta.

Dovevamo iniziare il turno di notte, eravamo tutti presenti: quattro volanti e pioveva forte. Come tutte le notti avevamo addosso il peso di un'intera giornata di lavoro e di "famiglia",  ma tutto era stato messo da parte e ci eravamo messi, come ogni turno e ogni giorno, a disposizione dei cittadini.

Si sentivano tuoni in lontananza, il temporale ci avvertiva del suo imminente passaggio, i nostri figli e i nostri cari erano a casa e questo ci infondeva sicurezza. Dovevamo resistere alla strada e dovevamo aspettare la luce chiara dell'alba, per dire "è finita anche stanotte".

A fine estate i temporali sono così: il grigio avvolge tutto e creano uno stato di assedio, ma poi passa. Quella notte tuttavia tutto era troppo intenso, sentivamo l'umidità addosso, avevamo la sensazione che la pioggia con la sua forza volesse spazzare via tutti i pensieri, anche i nostri. Cercavamo di concentrarci anche solo sul nostro respiro e sulla nostra mente perché le persone chiamavano il 113 e avevano bisogno di noi.

Non si può deludere, è il nostro mestiere. Ci siamo messi ancora una volta alla prova e siamo saliti tutti in macchina consapevoli che quel giubbotto non ti avrebbe protetto più di tanto perché, già dopo qualche passo, era impregnato d'acqua. 

Tutto è successo in due ore: ci sono problemi sulla Variante, c'è una famiglia intrappolata nell'abitacolo sotto al cavalcavia, ci sono le persone che non possono uscire dall'Acquario dove sta entrando parecchia acqua, dovete fare la staffetta ai sommozzatori che arrivano da Lucca, c'è un anziano che chiede aiuto con la voce rotta dalla paura affacciato dalla grata della sua finestra al piano terra perché è bloccato e non può aprire la porta di casa. E ancora: un padre ha due figli molto piccoli e sta cercando di uscire dal tetto di casa. La vita sta sfuggendo, il poliziotto ha dei nemici: l'acqua, la notte, la paura, il fango e il freddo. Gli anfibi pesano di più, si sono riempiti d'acqua, hai tutti i vestiti bagnati addosso, acqua e fango sfiorano il tuo petto, arrivano in certi punti alla gola, ma scopri di avere così tanta forza sulle gambe per contrastare quel fiume d'acqua perché continui a ripeterti "finché ce la farò devo andare avanti".

Sono passate 15 ore di lavoro continuative, non c'è pietà, ora il disastro fa parte di te e quella scritta "Polizia" sulla tua schiena sta sfiorando Dio, al quale ti rivolgi e dici: "Perché hai fatto tutto questo? Abbi almeno pietà di noi".

È un sentimento forte, aspetti la luce del mattino che tarda ad arrivare, sorridi quando accanto a te vedi il tuo collega che non ti sente più per radio e deve sincerarsi che tu stia bene. A un certo punto ti attraversa un fiume d'acqua, sfonda le spallette del ponte, sfocia in mare trascinandosi dietro auto e tutto quello che può, e il tuo amico, sbirro napoletano, ti urla "a ro vaje!". Ti rendi conto che un camper stava per colpirti, non ricordi di averlo visto, ma sai che il tuo collega ti ha salvato la vita. Si tratta di un'esperienza mai vissuta in tanti anni di polizia. Ritorni a pensare che sono tutti innocenti, vittime di un lavoro sbagliato, di troppe superficialità e, per la stanchezza, ti soffermi e ascolti in rigoroso silenzio gli sfoghi della gente

La nostra sirena, la bitonale della polizia di stato, invade la notte, sveglia le persone, le luci stroboscopiche illuminano volti incazzati, pieni di rabbia, ma vedi occhi lucidi e vorresti urlare: "Mai più". 

Vorremmo darvi i nostri occhi per farvi vedere ciò che abbiamo visto, ma forse è meglio che rimanga un nostro segreto, una ferita che terremo sempre con noi. Abbiamo cercato di combattere quella forza estrema e distruttiva che ha causato morte e disastri. La polizia di Stato si è impegnata nell'assistenza a persone e vittime della calamità, ha dovuto confrontarsi con stati di tristezza, dolore e rabbia provocati dalla morte di persone care o disperse, ma i poliziotti non si sono mai sentiti sfiduciati. 

Noi c'eravamo, nessuno ha mai ricordato quel lavoro, il lavoro migliore della nostra vita. 

IV° turno -  Squadra volante – Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico – 01/07 del 10/09/2017 e tutti i colleghi della questura di Livorno.

Il Siulp di Livorno si stringe forte al dolore dei livornesi. 

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