Cronaca

Ristoranti aperti anche la sera in zona gialla, la richiesta di Ristoratori Toscana al governo: "Pranzo sì e cena no? Non ha senso"

Il portavoce dell'associazione: "Gli studi scientifici ci dicono che i locali sono sicuri". Sanna: "Gestori, dipendenti e filiera in grave crisi economica e i ristori non arrivano"

Ristoranti aperti anche la sera in zona gialla. È questa la richiesta avanzata al governo e al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, da parte dell'associazione Tutela nazionale imprese (Tni) per far fronte alla crisi del settore della ristorazione, tra i più colpiti dagli effetti della pandemia da coronavirus. Una richiesta che parte da un interrogativo e dall'analisi de dati: "Perché in zona gialla a pranzo si può aprire e a cena no? - si chiede il portavoce Tni-Ristoratori Toscana, Pasquale Naccari -.  Abbiamo avuto numerosi incontri a tutti i livelli istituzionali e siamo riusciti a far sentire la nostra voce. Alcune fonti ci dicono che sembra che il governo stia valutando la possibilità di aprire i nostri locali anche a cena, nelle zone gialle. Noi stiamo lottando per salvare le nostre aziende e chiediamo che il ministero della Salute riconosca i nostri locali come spazi sicuri e quindi ci dia la possibilità di aprire la sera".

La Tni-Ristoratori Toscana porta uno studio scientifico a supporto delle proprie richieste: "Secondo una ricerca della Public Health England i ristoranti sono tra i luoghi più sicuri, meno rischiosi di supermercati e scuole - afferma ancora Naccari -. Inoltre, un'indagine pubblicata da un pool di scienziati in Lombardia evidenzia lo scarso impatto dei pubblici esercizi nella creazione di focolai: solo lo 0,8% dei contagi avviene nei locali. Quindi non ha senso tenerci chiusi".

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Sanna (Ristoratori Toscana): "Fatturati calati dell'80%, in molti hanno già chiuso"

Dello stesso parere Fabio Sanna, proprietario della storica Cantina Senese di Livorno e coordinatore di Ristoratori Toscana che spiega come anche il lavoro diurno abbia subito un forte contraccolpo: "Il pranzo di servizio è cambiato, con uffici chiusi, senza turisti e con poche persone in giro o al lavoro i clienti sono scarsi - spiega Sanna. Il sabato facevamo 150 persone a pranzo, ora solo 15 delivery e il fatturato è calato dell'80%. Per la gran parte dei ristoranti il delivery è solo una rimessa e poi ci sono i dipendenti. Avevamo undici persone che lavoravano in sala e altre quattro in cucina, la maggior parte sono in cassa integrazione. Non solo i lavoratori diretti, anche tutta la filiera dei fornitori è in forte crisi".

Sulla questione dei ristori, nell'ultimo scostamento di Bilancio concessi anche alle start up aperte alla fine del 2019,  Sanna è molto duro: "In tutti questi mesi non è stato fatto nulla per salvare il nostro settore. I ristori hanno coperto solo aprile 2020, e anche ai dipendenti è arrivato poco. Molti ristoratori sono rassegnati a chiudere per sempre, o lo hanno già fatto". "Quello che chiediamo è di poter sopravvivere - continua Sanna -, quindi o riusciamo ad aprire la sera, visto che i dati lo permettono, o il governo deve provvedere a compensare economicamente e con rapidità un settore che senza poter programmare il proprio lavoro non riesce ad andare avanti con aperture saltuarie perché i ristoranti hanno spese fisse molto alte".

Sanna smarca infine l'associazione da chi vorrebbe lavorare di sera senza rispettare le necessarie precauzioni: "Siamo disposti ad aprire anche dalle 19 alle 21.30 - conclude -, abbiamo attuato tutte le direttive del ministero della Salute e siamo convinti che bisogna tutelare la salute pubblica, ma senza compromettere il futuro di milioni di persone".

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