Lunedì, 14 Giugno 2021
Cronaca

Servizi educativi 2021-2022, genitori contro l'esternalizzazione di due centri per l'infanzia: "L'educazione non si appalta"

Il possibile passaggio di due asili dalla gestione pubblica al privato convenzionato aveva suscitato le proteste del sindacato cui aveva risposto l'amministrazione. Adesso la presa di posizione delle famiglie: "Cambierà il personale, viene meno la continuità. Non si è tenuto conto dell'impatto sui bambini"

Preoccupati per il futuro dei loro figli. E delusi dalle scelte dell'amministrazione comunale. Che, con la delibera di giunta di inizio dicembre, ha previsto il possibile passaggio della gestione diretta di due centri dell'infanzia al privato convenzionato. Una decisione che ha suscitato la protesta di molti genitori di bambini in età 0-6, successiva a quella dei sindacati, ai quali non sono bastate le precisazioni della vicesindaco e assessore all'Istruzione, Libera Camici. "Si rischia di sbilanciare il sistema a favore del privato", la posizione delle rsu; "Ancora non c'è niente di definitivo e siamo pronti a tornare indietro se le leggi statali ce lo consentiranno - la replica di Camici -. Per i bambini e per le famiglie non cambierà assolutamente niente. Rette e graduatorie saranno ancora stabilite dall'amministrazione, i posti per i bambini rimarranno gli stessi e il coordinamento didattico e la formazione del personale rimarrà pubblica".

Precisazioni che, tuttavia, non convincono una rete dei genitori, firmataria di un documento in cui si mette in evidenza il rischio di una mancata continuità almeno in termini di personale, ovvero l'aspetto più importante del servizio. "Tutte figure di riferimento fondamentali per i nostri figli - dicono i genitori in una lettera che riportiamo integralmente qua sotto -, riteniamo che non si sia tenuto conto dell'impatto emotivo e psicologico che questo cambiamento avrà sui bambini".

La lettera dei genitori: "I centri per l'infanzia non sono "voci da tagliare"

La delibera di giunta comunale n. 623 del 7/12/2020, che approva "...con decorrenza dall'anno scolastico 2021/2022, una modalità di gestione esternalizzata di due centri infanzia" ha creato sconforto e delusione in moltissimi genitori, che hanno creato in pochissimi giorni una rete per condividere spunti e riflessioni. La verità è che non ci stiamo. Individuare come "voci da tagliare" proprio quelle relative ai centri dell'infanzia, che rappresentano un modello educativo di riferimento per l'intera Regione è svilente e irrispettoso.

Riteniamo non appaltabile un servizio relativo ad un diritto essenziale per le famiglie, i bambini e la collettività, quale quello dell'educazione. Qual è l'analisi costi/benefici che ha portato a decidere che la gestione esternalizzata sia preferibile a quella diretta? I benefici, è evidente, saranno puramente economici e di contenimento della spesa, ma quali saranno i costi? In termini, questi, non economici? Quello che ci sconforta, ci delude e che svilisce il ragionamento è che le uniche ragioni che stanno alla base di questa sconcertante delibera, siano di economicità e non certo di efficienza.

Esternalizzare comporterà anche cambiare tutto il personale che opera all'interno dei centri infanzia: educatrici, ausiliarie, addette al servizio mensa. Tutte queste operatrici sono figure di riferimento fondamentali per i nostri figli, quindi riteniamo che non si sia minimamente tenuto conto dell'impatto emotivo e psicologico che questo cambiamento avrà sui bambini.
Bambini ai quali, in tempi di pandemia, già dallo scorso anno, è stato chiesto tanto e che hanno accettato tutto. Vogliamo davvero ancora far ricadere gran parte delle conseguenze di questa pandemia su di loro? Inoltre, in questo modo si va a perdere la continuità educativa che invece è alla base della pedagogia e dell'educazione e punto fondamentale nella gestione delle scuole pubbliche.

La continuità è sempre stata il punto di forza dei nostri centri infanzia, ritenuti fiore all'occhiello dei servizi educativi cittadini, e non solo. Sono sempre stati ritenuti un valore aggiunto per il patrimonio dell'amministrazione comunale. Come genitori ci sentiamo delusi e privati del sostegno di un'Istituzione pubblica, che invece di accogliere i nostri figli e i loro bisogni, li considera solo una voce di spesa da delegare ad altri. Ci rifiutiamo di assecondare una politica che sceglie di apportare tagli all'educazione e ci sentiamo profondamente offesi e raggirati dalla modalità silenziosa con cui una decisione così importante è stata presa. Una decisione che va a ricadere direttamente o indirettamente su 1233 bambini e sulle loro famiglie.

Come cittadini ed elettori, in qualunque orientamento politico ognuno di noi si riconosca, ci sentiamo traditi e del tutto insignificanti per una politica che dovrebbe mettere il servizio al cittadino al centro del suo operato. Una politica che in questo anno che ci ha già duramente provato per la pandemia, si nasconde dietro a slogan come "Riparti Livorno", ma nel concreto ci volge le spalle, privandoci del servizio pubblico.

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