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Cronaca

Concorsi per educatori e insegnanti nelle scuole comunali, la Cgil: "Prove da spostare dopo il 30 giugno"

Alle selezioni, compresa quella per coordinatore pedagogico, sono stati ammessi circa mille candidati. Il sindacato: "Agli aspiranti va consentito di completare la preparazione una volta concluso l'impegno lavorativo"

Sono più di mille candidati ammessi per i sette posti nelle scuole comunali messi a bando dall'amministrazione per i ruoli di educatori, insegnanti e coordinatore pedagogico. Concorsi, le cui prove si terranno da remoto fra lunedì 23 e venerdì 27 maggio, finiti però nel mirino della Cgil tramite una nota a firma Letizia Carmignani e Filippo Bellandi, rispettivamente rappresentanti delle sigle Fp e Nidil. Il dito è puntato sia sulla tempistica che sulle modalità di svolgimento delle prove. Il sindacato infatti esprime da una parte soddisfazione per le assunzioni previste, "che allontanano il pericolo di nuove esternalizzazioni", ma ritiene "debole la modalità con cui i concorsi saranno svolti".

"Si è scelto - spiega la Cgil - di adottare le procedure semplificate pensate per l'emergenza pandemica, e andare a una unica prova a risposta multipla, il cosiddetto 'quizzone', senza espletare la prova orale, se non per la figura dei coordinatori. Le prove si svolgeranno inoltre da remoto, periodo in cui molte delle insegnanti e educatrici precarie lavorano a pieno ritmo nei servizi. L'amministrazione sostiene che questa possa essere una tempistica congrua per poter far passare 60 giorni fra la pubblicazione della graduatoria definitiva e l'entrata dei nuovi assunti, tempo evidentemente stimato dal Comune per gestire eventuali ricorsi avanzati da parte dei partecipanti alle procedure concorsuali. Le norme - sottolineano -, è bene evidenziarlo, non prevedono però uno stop così lungo".

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Cgil: "L'amministrazione sposti le prove a fine anno e ne inserisca una in presenza scritta e orale, così da valutare la preparazione professionale necessaria"

Secondo il sindacato infatti i tempi dovrebbero essere "congrui - spiegano - a stabilire l'effettiva idoneità a una mansione così delicata come la cura di bambini e bambine piccolissime, anche se le procedure non dovessero consentire i 60 giorni di sospensione". La Cgil aveva richiesto sia la prova orale, che lo svolgimento degli stessi alla fine della frequenza scolastica, ovvero oltre il 30 giugno, proprio per consentire agli aspiranti di poter finire la propria preparazione al di fuori dell'impegno lavorativo. "Pur comprendendo l'urgenza di svolgere i concorsi e l'opportunità di farlo - aggiungono -, pensiamo che queste modalità non siano adeguate a garantire i livelli di qualità dei servizi educativi comunali e mettano in maggiori difficoltà proprio le persone, precarie da anni, che sostengono questi servizi effettuando le sostituzioni". 

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La Cgil ha ricordato che il 30 aprile scorso è uscito un nuovo decreto legge sulla modalità di svolgimento dei concorsi pubblici che, visto il buon andamento dell’emergenza sanitaria, reintroduce la prova orale come obbligatoria, "pur salvaguardando - sottolineano - la legittimità dei concorsi con procedure semplificate banditi precedentemente, per cui anche quelli di cui parliamo, ma ci dà una chiara indicazione di come operare da ora in poi". "Chiediamo pertanto all’amministrazione - concludono -  di ripensare alle modalità di svolgimento di queste prove prendendo in considerazione, almeno, il loro spostamento oltre il 30 giugno e lo svolgimento in presenza di una prova scritta e orale, al fine di valutare la preparazione professionale necessaria per esercitare sul campo un lavoro delicato e complesso che caratterizza l'insegnamento in ambito educativo".

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