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Giovedì, 6 Ottobre 2022
Cronaca

Trasporto pubblico, lo sfogo di un conducente: "Situazione grave, guidare un autobus è diventato pericoloso"

La lettera di un autista di Autolinee Toscane: "Non c'è rispetto né a bordo né tra gli automobilisti. Rischiamo aggressioni quotidiane, non si aspetti qualcosa di grave per intervenire"

Automobilisti indisciplinati che si fermano con le quattro frecce accese nell'area dedicata alle fermate dei bus. Passeggeri irrispettosi anche delle più rigide osservanze e lontani anni luce da comportamenti civili. Controlli assenti che declinano ogni responsabilità di quanto accade a bordo ai conducenti del trasporto pubblico. Dopo l'allarme lanciato dalle rappresentanze sindacali di Autolinee Toscane, gestore del trasporto pubblico su gomma anche a Livorno, a parlare è un conducente che, a LivornoToday, ha inviato una lunga lettera chiedendo di mantenere l'anonimato. Il suo è uno sfogo meno morbido di un tradizionale comunicato perché, dice, "il politicamente corretto, così come le dichiarazioni di facciata, non fanno capire bene la situazione che stiamo vivendo". 

"Sempre più autist aggrediti, i bus non diventino terra di nessuno"

Impegnato da anni sia sul servizio urbano che su quello extraurbano tra Livorno e provincia. racconta la necessità di dare una "visione più realistica, più dettagliata, da dietro lo sterzo come si suol dire". "Nei vari anni passati alla guida - spiega - ho assistito ad un peggioramento vertiginoso della qualità del nostro lavoro, ma credo francamente che adesso si sia toccato il fondo. È diventato pericoloso".

Automobilisti indisciplinati e maleducati

"Dico così - continua il racconto - perché, a qualsiasi fermata o durante qualsiasi corsa nell'arco della giornata, le possibilità di discutere sono veramente altissime. Gli stalli adibiti alle fermate sono praticamente sempre occupati da macchine in sosta. Spesso hanno le quattro frecce ma sono vuote perché il conducente è sceso per una qualsiasi veloce commissione. Altre volte ci troviamo qualcuno dentro che sta aspettando la moglie o il figlio in qualche negozio. Se provi a suonargli o fanno finta di non sentire oppure si affacciano al finestrino e,con la mano fuori,alla livornese,ti mandano a quel paese".

"D'altronde per - argomenta - loro 'ci passa un camion', quindi mica si accorgono che tu autista devi fare la fermata in mezzo di strada, con il rischio che qualche scooter ti sorpassi a destra mentre apri le porte per la discesa degli utenti, che a loro volta rischiano di essere investiti. Nemmeno capiscono che a bordo ci possono essere anziani che hanno bisogno dello scalino vicino per scendere meglio, oppure che ci sia qualche disabile che ha bisogno della pedana.Quando hanno messo le quattro frecce loro sono a posto, ma l'unico a rischiare la patente sono io autista. E, come si sa, dove non c'è la telecamera a multarti, come nelle zone Ztl, la gente fa praticamente ciò che vuole".

Corsie riservate ai bus impegnate dalle auto: aumentano i ritardi e lo stress

C'è poi il problema delle auto che occupano le corsie riservate ai bus. "Stessa identico discorso per le corsie riservate agli autobus - spiega l'autista -. Prendiamo via Grande: ci fosse un cordolo a delimitarla, un bus ci metterebbe due minuti per arrivare dal porto a piazza della Repubblica. Dice però che sui cordoli la gente ci casca con gli scooter. Ok, mettiamo delle telecamere che appena un'auto mette una ruota all'interno della corsia del bus parte la multa in automatico? Macché, troppo complicato. E quindi succede che i bus sono in fila con le stesse auto e nelle giornate in cui c'è traffico quei famosi due minuti diventano 10 minimo. Il risultato? Bus sempre in ritardo e autisti che usano la loro sosta al capolinea come cuscinetto per cercare di diminuire i minuti del ritardo e che non hanno tempo nemmeno di andare al bagno. Così ci rimettono tutti, autisti che a fine giornata hanno accumulato un livello di stress indicibile e utenti che stanno mezz'ora alle fermate,per un problema creato né da gli uni né dagli altri".

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Malcostume e inosservanza delle regole a bordo

"Veniamo alle problematiche a bordo - prosegue lo sfogo -. Stendo un velo pietoso sulla percentuale di utenti che timbra o acquista il biglietto, ma questo è un problema che dovrebbe interessare all'azienda.Suggerirei, visto l'impossibilità sia di rimettere un fattorino sia di mettere controlli su ogni bus, di cercare di fare pagare le persone prima di entrare, con un tornello o qualcosa di simile, ma lì si aprirebbero altri discorsi sui tempi di percorrenza che andrebbero rivisti da zero. Oppure inserire una piccola tassa cittadina per ogni famiglia e che dia poi la possibilità di viaggiare sui mezzi pubblici senza pagare un biglietto".

"La cosa più grave che accade a bordo in questo periodo - dice il conducente di AT - è la totale assenza di rispetto delle regole e delle altre persone da parti di alcuni. Ragazzi che vengono dal mare e pretenderebbero di entrare senza maglietta, persone che appoggiano i piedi sui sedili di fronte, altri che non vogliono mettere la museruola ai cani. E poi il tasto dolente delle mascherine a bordo. Non mi interessa dilungarmi sulla discussione se usarle sia o no salutare o indicato, nemmeno mi interessa la diatriba 'si vax' o 'no vax'. Il fatto è che c'è un regolamento che fa il governo e non l'autista e, giusto o sbagliato che sia, questo va rispettato così come lo si rispetta nelle stanze di ospedale o dove le mascherine sono ancora obbligatorie".

"Invece no, pare che il bus sia una sorta di zona franca dove ognuno pensa di poter fare ciò che vuole e guai se qualcuno osa dire qualcosa continua -. Che levino l'obbligo della mascherina allora, chi ritiene opportuno tenerla la tiene e chi non la vuole tenere non la tiene. Ma è inammissibile pensare che un autista guidi e controlli se la gente ha indossato la mascherina e più che altro se, una volta saliti e seduti continuino a tenerla correttamente, per rispetto delle regole, delle persone accanto e verso noi autisti che dobbiamo tenerla sette ore di turno".

"Completamente abbandonati, si intervenga prima che accada qualcosa di serio"

Il finale del lungo sfogo è un accorato appello dettato dalla preoccupazione di una situazione sempre più grave che mette a rischio l'incolumità dei conducenti. "Non si può pensare di essere completamente abbandonati a noi stessi - dice infine -, senza nessuno a bordo che ci tuteli, senza telecamere che possano in qualche modo riprendere ciò che succede e che ci dia eventualmente maniera di difendersi nelle sedi opportune. Gli autisti devono guidare, ma pare che questo non sia già di per sé bastante. Ma si, aggiungiamoci anche il rischio di prendere gli schiaffi o che qualcuno, come è già capitato, ci aspetti fuori dal deposito quando facciamo festa,solo perché ci siamo permessi di chiedere il rispetto delle regole,cosa che in un paese civile dovrebbe essere la regola e non l'eccezione. La situazione, ripeto, sta degenerando e prima o poi succederà qualcosa di veramente serio e grave. Non aspettiamo quel momento per correre ai ripari".

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