Bufera su Avr, l'azienda in amministrazione giudiziaria per "rapporti con la 'ndrangheta": le accuse della Procura di Reggio Calabria

Indagato anche l'ad della società, tredici in tutto le persone coinvolte nell'inchiesta coordinata dalla procura reggina. Il parere dell'assessore al Lavoro, Gianfranco Simoncini: "Al momento per noi cambia poco"

"Rapporti di stabile ed oggettiva agevolazione con imprenditori appartenenti o collegati alle cosche della ‘ndrangheta" e "pressioni al fine di ottenere l'assunzione di personale segnalato". Sono queste le conclusioni a cui è arrivata la Procura di Reggio Calabria, nell'indagine condotta dai carabinieri del comando provinciale reggino, che ha dato esecuzione al decreto emesso dal tribunale del capoluogo calabrese il quale dispone l'amministrazione giudiziaria per Avr, ovvero la holding che in Calabria, così come in altre regioni, si occupa della raccolta rifiuti e manutenzione stradale e che a Livorno ha in appalto da Aamps il servizio di spazzamento di alcune zone della città.

Un'inchiesta nella quale sono finiti politici e amministratori, oltre all'ad e legale rappresentante di Avr, Claudio Nardecchia, al responsabile della sede reggina, Enzo Romeo, alla funzionaria del settore servizi ambientali Veronica Gatto, e a due dipendenti Avr indagati, tra l'altro, per concorso esterno in associazione mafiosa. 

gianfranco simoncini lavoro-2

Simoncini: "Avremo come interlocutore un amministratore giudiziario. Un elemento di maggior tutela"

Accuse pesanti che, al momento, non cambiano il quadro della situazione "livornese", dove l'azienda è stata più volte oggetto di pesanti critiche da parte dei sindacati per "comprovate inadempienze nei confronti dei lavoratori" fino alla richiesta di sospensione del contratto con Aamps e all'internalizzazione del servizio di spazzamento con conseguente assunzione dei lavoratori. "Senza entrare nel merito delle vicende giudiziare - spiega l'assessore al Lavoro del Comune di Livorno, Gianfranco Simoncini, interpellato sulla questione -, dal nostro punto di vista non cambia molto. Il tribunale nominerà un amministratore giudiziario con il quale ci dovremo interfacciare e per noi questo è sicuramente un aspetto di maggior tutela".

Decisa, invece, la posizione dell'Unione sindacale di base (Usb), che dopo aver manifestato con i dipendenti Avr sotto al Comune, è tornata a chiedere lo scoglimento del contratto: "I lavoratori devono essere internalizzati così come successo a Pisa. Cosa aspetta l'amministrazione comunale a prendere provvedimenti?". Posizione, tra l'altro, condivisa da Potere al Popolo, che esprime "grandi dubbi sulla trasparenza di Avr".

Avr, la Dda di Reggio Calabria: "Società perfettamente consonante agli interessi criminali più forti"

Secondo le indagini, portate avanti dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria–Direzione distrettuale antimafia, sarebbe dunque stato accertato che l'espansione territoriale di AVR era determinata proprio da una accertata permeabilità aziendale agli interessi mafiosi ed a quelli della cosiddetta "cattiva politica": "Questa attitudine - si legge nel comunicato inviato dai carabinieri - rendeva Avr perfettamente consonante agli interessi criminali più forti, riconosciuti sul territorio reggino, divenendo così perfettamente funzionale al fine di garantire la prosecuzione ed espansione di tali sistemi di potere che governano il territorio". 

Avr, protesta dei lavatori per gli stipendi non pagati

La criminalità organizzata all'interno delle imprese 

Con particolare riferimento alle misure preventive di nature reale, è stato evidenziato che la loro adozione, specificamente prevista dalle disposizioni del Codice Antimafia, è ispirata dalla necessità di rimuovere le situazioni di infiltrazione e di condizionamento da parte della criminalità organizzata delle imprese che operano sul mercato attraverso strumenti di controllo dirette alla bonifica e alla successiva restituzione dell'azienda al suo titolare, in alternativa alla confisca del bene. 

L'obiettivo di queste misure, che hanno una durata biennale, è quello di promuovere il recupero delle imprese che hanno agevolato, con sistematicità ovvero con occasionalità, l'operatività sul mercato di imprenditori collegati o inseriti nelle cosche di 'ndrangheta, attraverso l'affidamento della gestione o del controllo della loro attività ad amministratori nominati dal Tribunale che esercita un potere di vigilanza volto ad assicurare la continuità dell'esercizio dell'attività imprenditoriale rimuovendo le cause che hanno portato al loro condizionamento.

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"Avr operava con il gradimento delle cosche"

Le indagini hanno fatto emergere la sussistenza di una pluralità di rapporti di stabile ed oggettiva agevolazione tra l'esercizio delle attività economiche riferibili alla struttura imprenditoriale di Avr ed imprenditori appartenenti o collegati alle cosche della 'Ndrangheta: "È stato accertato - continua la nota dei carabinieri -, in particolare, che imprese riferibili all'associazione criminale ed operanti nei mandamenti Tirrenico e Ionico sono state, reiteratamente e colpevolmente, agevolate attraverso l'affidamento e l'esecuzione di opere, nel ramo d'azienda dedicato al settore edile e manutentivo, cosi consentendo alla medesima Avr di poter operare anche con il gradimento delle cosche". 

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"Richieste di assunzioni per acquisire consenso elettorale"

Secondo gli inquirenti, vi sarebbe stato un ulteriore elemento di condizionamento dell'attività di Avr, riconducibile non direttamente all'infiltrazione mafiosa bensì all'instaurazione di molteplici rapporti di scambio con amministratori pubblici. Da un lato, l'azienda avrebbe lavorato per assicurare a loro svariate utilità ed interessi privati, compresa l'acquisizione del consenso elettorale mediante la prassi delle richieste di assunzione e di gestione clientelare delle politiche aziendali. Dall'altro, assicurare alla società un ampliamento dei profitti attraverso l'allentamento dei controlli sui loro operati.

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