Cronaca Borgo

Borgo Cappuccini, residenti contro la pedonalizzazione: "La strada è una risorsa comune, no alla chiusura a beneficio di pochi"

La lettera di alcuni abitanti: "Non tormentiamo il quartiere come l'estate scorsa"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LivornoToday

Riceviamo e pubblichiamo integralmwnte la lettera firmata da alcuni residenti di Borgo Cappuccini in merito alla posisbile pedonalizzazione di una parte del quartiere.

Anno Domini MDCXII. Da Borgo passava l'antica via di Montenero, divenuta in seguito strada maestra dei Cappuccini, popolata e abitata da genti di tutti i mestieri: contadini, corallaie, materassaie, lavandaie, calafati, e tutti i lavori legati al mare, alle barche e alla pesca. Non mancarono poi i ricchi mercanti stranieri e le loro belle abitazioni, che si aggiunsero a questo borgo nato da umili origini ma già cosi variegato per esperienze di vita e di mestieri, fra diverse culture intrecciate e ricchezze.

Oggi Borgo parla con la voce viva dei suoi abitanti, dei suoi commercianti e delle numerose botteghe; risuonano nella strada le chiacchere allegre delle massaie, di chi la mattina distrattamente s'incontra o il saluto repentino degli amici del bar al motociclista di passaggio. La strada aperta, ieri come oggi, pulsa ancora come un cuore che trasporta il prezioso ossigeno ai suoi abitanti. La strada aperta di Borgo è un organismo vivo, in simbiosi con i suoi abitanti e le loro vite.

Dunque perché chiudere e far morire la strada? Gli abitanti abitano in armonia dentro questo organismo urbano sin dalle origini. Una morte annunciata dal Comune come la trasformazione in un macabro salotto sul mare o, peggio ancora, una strada riempita di tavoli fino ai tetti, come suggerisce qualche oste. Quale retaggio culturale possa aver prodotto tali visioni è un mistero. Se fosse per il fatto di agevolare qualche attività di ristorazione, perché a beneficio solo di pochi e a danno di tutti gli altri? Qual ratio legis può suggerire questo? La strada è stata già generosa con la ristorazione, avendo donato loro i gazebi estivi installati sulla propria pelle di asfalto. Non tormentiamo di nuovo la strada come nella passata estate, flagellata e resa sorda dal chiasso, dagli schiamazzi e dagli impianti stereofonici che hanno soverchiato con prepotenza e arroganza le diverse voci e anime del quartiere.

Ci domandiamo come abbiano fatto nel passato a vivere assieme tanti mestieri e diverse genti, senza azzannarsi l'uno con l'altro, per accaparrarsi la risorsa della strada. E poi non saranno le prepotenze o la voce grossa a spaventare le genti di Borgo; persone vocianti e chiassose ma di cuore che sanno dare pane al pane e vino al vino. Superiamo questa emergenza Covid, estirpiamo questo incubo di chiudere la strada di Borgo e ritroviamo tutti assieme la serenità della vita nel quartiere, con la strada aperta che ha portato benefici per secoli alle osterie, ai commerci e agli abitanti del quartiere.

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