Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca Venezia

Bottini Fusion chiuso, la rabbia dei dipendenti: "Gestione indecente tra proposte di paga 'in nero' e turni senza pause"

I dieci lavoratori accusano Gonnelli: "Sprovvisti anche dell'Haccp: adesso ci dia quanto ci spetta"

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La notizia della chiusura di Bottini Fusion in Venezia ha destato grande scalpore non solo nel quartiere ma in tutta la città visto che quello era considerato un vero e proprio punto di ritrovo per i giovani. Il titolare, Simone Gonnelli, ha motivato la decisione adducendo motivi "di decoro e burocratici". Tuttavia i 10 dipendenti che lavoravano all'interno del locale forniscono una versione completamente differente e non hanno usato mezzi termini per descrivere, tramite una lettera inviata a LivornoToday, l'ambiente nel quale lavoravano tra "turni senza sosta, mancati attestati di sicurezza e tentativi di pagamento in nero". Tutti hanno già ricevuto la lettera di licenziamento e adesso hanno deciso di raccontare come "eravamo costretti ad andare avanti" con la speranza "di ricevere quanto ancora ci spetta". 

Il Comune replica a Gonnelli: "Violazioni continue, ricostruzione fantasiosa. Solidarietà ai lavoratori"

Bottini Fusion, dipendenti contro il titolare: "Ecco come ci faceva lavorare"

Di seguito ecco la lettera integrale degli ormai ex lavoratori e lavoratrici di Bottini Fusion: "A noi dipendenti la comunicazione della chiusura è stata improvvisa, arrivata soltanto quindici giorni prima, insieme al licenziamento. In questa struttura abbiamo lavorato negli ultimi anni per garantire un servizio rivolto ai visitatori del museo e agli studenti e alle studentesse frequentanti le aule studio che da oggi non avranno più un punto ristoro. Oggettivamente era diventato impossibile garantire un servizio verso la cittadinanza, obiettivo principe per un'attività situata all'interno di uno spazio pubblico. Però non per le cause che ha indicato il titolare, ma principalmente per le condizioni del lavoro a cui eravamo sottoposti". 

"Turni di sette ore da fare da soli senza soste o poter andare in bagno"

Queste le condizioni che denunciano gli ex dipendenti: "All'interno della struttura il lavoro era suddiviso in turni da sette ore che spesso si affrontavano singolarmente senza avere la possibilità di fare pause per mangiare o andare in bagno visto il flusso continuo di persone. Inoltre la gestione economica e contrattuale dei dipendenti era indecente. La prassi era la disapplicazione del contratto che era stato sottoscritto. Infatti abbiamo trovato all'interno della busta paga dei giorni di ferie che non sono mai stati effettuati e il titolare non ha mai provveduto al versamento della quattordicesima, spettante dal contratto collettivo nazionale. Numerose volte è stato tentato di retribuirci al nero, ritenendo di dover tassare gli stessi soldi anche se non veniva dichiarato e versato niente al sistema previdenziale. Inoltre faceva lavorare delle persone senza i corsi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e per la gestione degli alimenti (Haccp), atto di assoluta gravità verso il consumatore oltre che una totale noncuranza per il lavoratore".

"Aspettiamo mensilità arretrate, contributi e quattordicesime"

Lavoratori e lavoratrici chiudono chiedendo che venga dato loro quanto li spetta: "Sicuramente il grande interesse che sta dimostrando per la struttura nasce improvvisamente perché per le persone che l'hanno resa viva attraverso il proprio lavoro il titolare non ha mai avuto il minimo rispetto. Adesso ci aspettiamo che continui a investire fino alla fine, visto che millanta delle somme spese nella struttura, andando a pagare le mensilità, i contributi e le quattordicesime mancati ai lavoratori e alle lavoratrici".

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