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Domenica, 16 Giugno 2024
Cronaca

Carcere Livorno, la denuncia di Uiltucs e Cgil: "Mensa chiusa per lavori, dipendenti a casa da 5 mesi senza stipendio"

I sindacati chiedono un incontro al Provveditorato regionale del ministero della Giustizia: "Occorre tutelare queste lavoratrici. Com'è possibile ancora non trovare una soluzione?"

A casa, da cinque mesi, senza stipendio. È la situazione di cinque lavoratrici della mensa del carcere di Livorno, chiusa ormai da inizio anno per lavori di ristrutturazione di fatto mai iniziati e neppure in programma nell'imminente, che avrebbero dovuto continuare a svolgere le proprie mansioni per conto della Klas Service srl, società vincitrice dell'appalto dei servizi di ristorazione impossibilitata di fatto a prendere possesso dei locali del penitenziario. Una situazione denunciata dalle segreterie dei sindacati Filcams Cgil e Uiltucs Toscana che chiedono un incontro urgente al al Provveditorato regionale del ministero della Giustizia e alla direzione della casa circondariale dopo i tentativi andati a vuoto per trovare una soluzione temporanea alternativa. "Abbiamo proposto altri locali per poter espletare il servizio - spiegano da Filcams Cgil e Uiltucs Toscana -: un centro cottura in appoggio, una cucina da campo. Insomma, un ampio ventaglio di proposte costruttive e concrete per poter tutelare le lavoratrici, ma non sono mai state prese in considerazione. Abbiamo anche chiesto una data certa per l’inizio dei lavori di ristrutturazione all’interno della Casa Circondariale ma solo pochi giorni fa è arrivata la notizia che non inizieranno prima di luglio. Una risposta inaccettabile e che ci preoccupa fortemente".

I sindacati: "Impensabile non aver trovato una soluzione alternativa, qualcuno deve rispondere economicamente e moralmente"

"Si tratta di un appalto pubblico - attacca Katia Sagretti di Filcams Cgil - che dovrebbe quindi essere sinonimo di certezza per l’appaltante, per l’esecutore dei servizi, ma soprattutto per le lavoratrici che, lo ricordiamo, sono legate prioritariamente all’appalto stesso a prescindere dalla società che si aggiudica il contratto. Com’è possibile affidare un appalto di questo tipo senza dare poi la possibilità di svolgere il servizio?". "Riteniamo - continua Sabina Bardi della Uiltucs Toscana - che ci siano delle responsabilità in solido, oltre che morali e sociali: troppo tempo perso per avere risposte fumose e inconcludenti. Ci domandiamo come sia possibile non aver trovato in questi lunghi mesi una soluzione alternativa. E domandiamo alla Casa Circondariale e al Ministero della Giustizia, che è obbligato a fornire ai propri dipendenti un pasto caldo, i motivi reali di questo trascinamento dei tempi, che ha creato e sta continuando a creare disservizio ai loro stessi dipendenti oltre che alle lavoratrici dell’indotto". "Qualcuno - concludono da Filcams Cgil e Uiltucs Toscana - dovrà spiegare una volta per tutte alle lavoratrici quali siano le reali intenzioni ma soprattutto come intenderanno regolare la situazione economica per il danno subito dalle stesse". 

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