Sughere, la denuncia del garante dei detenuti: "Alcuni reparti versano in condizioni di precarietà"

Giovanni De Peppo: "Le sezioni 'verde' e 'giallo' devono essere chiuse e ristrutturate in vista del raddoppio della capacità del carcere"

Il garante dei detenuti del Comune di Livorno, Giovanni De Peppo, ha voluto fare il punto della situazione riguardante alcuni reparti del carcere cittadino, soprattutto il "verde" e il "giallo", denunciando "una grave e intollerabile precarietà". Il raddoppio del numero dei carcerati che le Sughere potranno ospitare (da 250 a 500, ndr), secondo De Peppo, deve coincidere con la "chiusura e la ristrutturazione radicale delle sezioni gialle e verdi. Qui lo spazio per le persone ristrette è davvero angusto e le complessive condizioni, a causa della vetustà e della pessima qualità della costruzione, sono tali da rendere invivibile questo spazio dove lo Stato prende in custodia i cittadini". 

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"Se si è deciso di raddoppiare il numero dei detenuti  - continua il garante -, la scelta non può essere a discapito della qualità di un istituto penitenziario dove, grazie anche alla efficace e attenta direzione di Carlo Mazzerbo, viene data grande attenzione alle strategie di riabilitazione, ma che purtroppo si deve misurare con enormi difficoltà di carattere strutturale che impediscono di usufruire di aree trattamentali, di recupero, di formazione, di lavoro". 

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(Giovanni De Peppo, garante dei detenuti del Comune di Livorno)

Inoltre, secondo quanto riportato da De Peppo, è arrivata anche dall'ufficio di sorveglianza di Livorno una chiara posizione nella quale si "ratifica" la grave precarietà delle sezione sopracitate. Il magistrato di sorveglianza, nell'intervenire in merito all'istanza di un detenuto, ha fatto riferimento alla sentenza Torreggiani, emessa della Corte Europea l'8 gennaio 2013, condannando lo Stato italiano per la violazione dell'art. 3 della Convenzione europea dei diritti umani (Cedu). Il caso, che risale a quell'anno, riguardava trattamenti inumani o degradanti subiti dai ricorrenti, sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e di Piacenza, in celle triple e con meno di quattro metri quadrati a testa a disposizione. "Tali condizioni - sottolinea De Peppo - si replicano appunto anche nei reparti 'gialli' e 'verdi' delle Sughere, destinati ai reati comuni". 

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