Chiude il teatro Décircus, il rammarico di Michelangelo Ricci: "Addio, porto di Livorno traditore"

L'ideatore del progetto e la compagnia dell'Assedio lasciano lo spazio di via dell'Angiolo con l'amaro in bocca: "Avevamo investito tutto per creare qualcosa di nuovo in questa città di mare e bellezza"

Foto Facebook Décircus

Il sipario chiuso, le luci spente, il palco vuoto. La più grande sconfitta per una città è la chiusura di uno spazio culturale e, in una Livorno che prova a ripartire dopo il lockdown, spicca il vuoto lasciato dal Décircus, teatro nato in città da nemmeno sei mesi. A darne l'annuncio Michelangelo Ricci, ideatore dei un progetto durato troppo poco: "Il DéCircus chiude per sempre e la compagnia di attrici attori poeti e artigiani ritorna a guardarsi intorno, a proseguire nel viaggio che il teatro dell'Assedio ha cominciato trenta anni fa proprio a Livorno - scrive Ricci su Facebook -. Riparte la carovana dei sogni e delle lotte d'arte, di politica e di ricreazione, di liberazione degli spazi, addio ancora una volta o porto di Livorno traditore, cuore ingrato a chi tanto ti ha amato, che ostinato malgrado le ferite e incomprensioni del passato ha voluto ancora provarci, cercare ancora il suo amore, la comprensione politica, la tensione culturale, la fiducia."

"Increduli nel vedere un teatro nascere e morire subito. E la colpa non è solo del virus"

Un'invettiva che non lascia spazio a fraintendimenti. Ricci e compagnia, "traditi" dalla propria città, lasciano vuoto il palco e proseguono verso altro lidi in cerca di nuovi palcoscenici, altre luci, un nuovo pubblico con cui condividere sogni e spettacoli. "Il DéCircus muore ancora in fasce e il dolore non è ancora arrivato, tanta è l'incredulità di vederlo nascere e morire subito - continua Ricci - e sarebbe facile attribuirne la fine al virus, o al fatto d'aver finito tutti i denari ormai spesi in oggetti e permessi, burocrazie e impianti, ma è solo l'interminabile assenza di chi non ha capito che noi eravamo sotto le finestre con un mazzo di rose e il cuore gonfio di emozione ad aspettare che vi affacciaste, che avevamo investito tutto per creare qualcosa di nuovo e reale insieme in questa città di mare e bellezza".

Un riferimento, nemmeno troppo velato, all'amministrazione comunale che, a quella finestra, non si è affacciata per tendere una mano a chi chiedeva aiuto per rimanere in vita. Senza acredine né rabbia, però, ma con profondo dispiacere, quello sì "per tutto e per tutti, per gli altri spazi, teatri e artisti, per i bambini e il pubblico, per i nottambuli e per le istituzioni, quest'ultime, come sempre impegnate a far cartelli e melina, sempre in ritardo, sempre con qualche ragione". Quindi il ringraziamento del Décircus va al pubblico che ha partecipato, in questa manciata di mesi, a un tentativo di vita e d'amore, cantando, suonando, declamando. "Addio Décircus. Noi siamo comunque orgogliosi di averti fatto esistere".

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