Nuovo Dpcm | Palestre chiuse, i gestori: "Attività in sicurezza, è un atto di ingiustizia. Ci sentiamo presi in giro"

I centri fitness costretti nuovamente a fermarsi dopo il lockdown della scorsa primavera: "Nessuna irregolarità riscontrata dai Nas, abbiamo sostenuto ingenti spese per garantire la sicurezza di tutti"

I tapis roulant restano vuoti, i bilancieri rimangono al loro posto. Le palestre, già costrette a fermarsi durante il lockdown della scorsa primavera, devono nuovamente abbassare la saracinesca. Una decisione del governo, che con l'ultimo Dpcm, entrato in vigore lunedì 26 ottobre, ha deciso di bloccarne per la seconda volta le attività per contenere la propagazione del Coronavirus. "Ci sentiamo presi in giro, abbiamo sostenuto ingenti spese per garantire la sicurezza di tutti e ora ci fanno chiudere di nuovo", tuonano in coro i gestori delle palestre cittadine, costretti a fare i conti con ulteriori perdite. E adesso, come afferma qualcuno di loro, "ripartire sarà davvero dura".

Leonardo Bertini (Numero Uno Fitness): "Un'ingiustizia, colpevolizzato un intero settore"

"È stata una decisione che era nell'aria, non è stata una novità - spiega Leonardo Bertini, titolare della palestra Numero Uno Fitness -. Il premier, la settimana scorsa, aveva annunciato sette giorni di test che facevano già preludere a una chiusura. Questo io e gli altri colleghi, con i quali ci sentiamo regolarmente per fare il punto della situazione, lo riteniamo un atto di ingiustizia. Abbiamo lavorato nel pieno rispetto delle regole, con ingenti costi per adeguarci a tutti quelli che sono i protocolli emanati dal Comitato tecnico scientifico assistendo, di contro, ad una riduzione di afflusso. Abbiamo riaperto a giugno, che non è proprio il periodo ideale per la nostra attività, e solamente da metà settembre/inizio ottobre abbiamo iniziato ad avere una lenta ripresa. Nelle ultime settimane, invece, l'affluenza era già nuovamente diminuita". 

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"Sono tre i punti nei quali ci sentiamo particolarmente colpiti - continua -. Innanzitutto ritenere il settore dello sport, così come quello della cultura, non essenziale. Questo è un messaggio devastante che viene dato, quasi come se i nostri fossero lavoratori di serie B. Noi lavoriamo ogni giorno per promuovere uno stile di vita sano. In secondo luogo ci ha infastidito essere trattati come una categoria: la scorsa settimana era stata definita di test ed i controlli eseguiti hanno potuto appurare che la stragrande maggioranza delle palestre rispetta tutte le regole di sicurezza. Si è invece così data una colpa collettiva, facendo credere erroneamente che le palestre non sono sicure. In terzo luogo è stato trasmesso il messaggio che la prevenzione non serve: perché noi, con la nostra attività, svolgiamo appunto un'opera di prevenzione e salvaguardia della salute".

"Adesso - conclude Bertini - stiamo già programmando attività outdoor e online, ma è chiaro che si tratta di una goccia nell'oceano rispetto alla normalità. Le perdite economiche che abbiamo subìto in questi mesi sono devastanti, speriamo che possa arrivare presto qualche contributo. Rialzarsi, stavolta, sarà difficile".

Giacomo Santerini (Evo One): "Terrorismo psicologico, i nostri sono ambienti sicuri"

"Noi svolgiamo attività con personal trainer, medicina estetica e scuola di danza e per quanto possibile cercheremo di rimanere attivi con le possibilità che ci verranno lasciate aperte - spiega Giacomo Santerini, amministratore delegato di Evo One -. Ci stiamo organizzando per riproporre, come fatto durante il primo lockdown, corsi online e all'aperto: vogliamo mantenere vivo il più possibile il rapporto con i nostri tesserati".

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"Questa nuova chiusura - continua - ci provoca ovviamente un enorme danno economico: già in questi mesi l'affluenza era stata minore rispetto allo stesso periodo degli anni passati, le istituzioni hanno diffuso un messaggio di terrorismo psicologico facendo sentire le persone non sicure in quello che, al contrario, è un ambiente più che sicuro. Ci sentiamo presi un po' in giro visto che abbiamo dovuto fare spese per la prevenzione e la messa in sicurezza prevedendo l'acquisto di disinfettanti, ingressi contingentati e quanto altro. Non riusciamo a capire da dove abbiano preso i dati per valutare le palestre come luoghi pericolosi: penso che siano altri i contesti a rischio contagio, come gli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblico o nelle piazze. Per quanto riguarda i nostri lavoratori - aggiunge -, hanno dei contratti di collaborazione a cui il Ministero dovrebbe garantire regolarmente le mensilità. Noi, in ogni caso, cercheremo di mantenerli il più possibile attivi coinvolgendoli nelle attività che cercheremo di portare avanti".

Damiano Bani (Accademia dello Sport): "Mai un focolaio nelle palestre, invece lo sport sembra un problema..."

"Non ci aspettavamo questa decisione - racconta Damiano Bani, direttore dell'Accademia dello Sport -. Da parte del governo era stata richiesta un'azione di verifica sul rispetto dei protocolli e dai controlli è emerso che nel nostro settore tutte le indicazioni venivano rispettate. In Toscana sono state controllate oltre 200 palestre ed i Nas hanno potuto verificare che la nostra è un'attività sicura, tanto che non si sono mai registrati focolai nelle palestre. È stato fatto passare il messaggio che lo sport rappresenta un problema per la salute, quando in realtà apporta solamente benefici. L'attività sportiva ha inoltre un valore sociale, poiché toglie i ragazzi dalle strade".

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"C'è un livello di terrore psicologico tale che noi praticamente non lavoriamo da marzo - prosegue -. Siamo infatti riaperti a fine maggio, quando ormai gran parte delle persone riteneva chiusa la stagione. A settembre poi siamo ripartiti, ma durante ottobre queste continue minacce di chiusura hanno fatto sì che le presenze siano calate, non solo da noi, ma in tutta Italia. Anzi, forse a Livorno è andata anche meglio rispetto che da altre parti. Noi adesso promuoveremo per i nostri abbonati corsi online e outdoor, ma è chiaro che in questo momento il mondo dello sport di base ha bisogno di fermare la macchina dei costi, non solo di bonus. Lo sport è esausto".

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