Nuovo dpcm, striscioni e manifesti di protesta contro le chiusure: "Non vogliamo morire né di Covid né di fame"

Nessuna rivendicazione per i molti messaggi che hanno tappezzato la città e con i quali si chiedono aiuti economici allo Stato: "Tu ci chiudi, tu ci paghi"

L'esasperazione. Senza colori né bandiere. Perché l'emergenza, sanitaria e soprattutto economica e sociale, colpisce indistintamente dal credo politico. E allora ecco che la protesta contro le misure adottate dal governo nel nuovo dpcm antiCovid, andata in scena con manifesti e striscioni attaccati in città nella giornata di martedì 26 ottobre, sarebbe espressione di un disagio diffuso soprattutto per chi opera nei settori maggiormente colpiti dal nuovo provvedimento in vigore da ieri. Al momento, nessuna rivendicazione da parte di movimenti o partiti per quei messaggi che, fin dalle prime ore del mattino, sono stati affissi nei punti nevralgici della città.

"Tu ci chiudi, tu ci paghi" si legge alla base dei Quattro Mori e in piazza della Repubblica insieme a "Stop affitti, tasse e utenze". E ancora "Chiudici ma pagaci", sempre al monumento di piazza Micheli, o "Basta promesse, vogliamo i soldi" in Venezia fino allo striscione in zona stadio "Non vogliamo morire né di Covid né di fame". Una protesta che fa seguito a quella andata in scena lunedì 26 ottobre davanti alla prefettura e alla quale ne seguiranno altre nei prossimi giorni, a partire da quella organizzata da Usb per venerdì prossimo 30 ottobre.

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