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Sabato, 28 Gennaio 2023
Cronaca

Tassa sui rifiuti, i circoli nautici fanno causa ad Aamps e Comune

Contestata l'applicazione della Tari diversamente dagli accordi presi con l'azienda in commissione consiliare, il 27 giugno la prima udienza: "Gestione approssimativa, ai limiti della scorrettezza"

Sarà il tribunale civile, dopo il mancato accordo tra le parti in fase transattiva, a stabilire in quali termini dovrà essere risolto il contenzioso tra i circoli nautici di Livorno ed Aamps per porre fine alla questione sulla tassa dei rifiuti richiesta agli stessi circoli anche per il periodo in cui il regolamento comunale non ne prevedeva la riscossione. Una questione complicata, fatta di incontri infruttuosi con la precedente amministrazione e l'azienda che gestisce i rifiuti, portatata alla luce dal Coordinamento dei circoli della costa soltanto giovedì 13 giugno, a elezioni concluse, per evitare che potessero sorgere inutili e dannose polemiche durante la campagna elettorale.

Le presunte responsabilità civili e gli accordi saltati 

Perché di mezzo ci sono presunte responsabilità civili, accordi trovati in fase transattiva e poi negati al momento della firma e una gestione di base dell'intera vicenda che i circoli definiscono "approssimativa se non ai limiti della scorrettezza". A raccontare la storia, da ripercorrere per tappe, è il presidente del Circolo pesca Antignano, Luigi Del Re, che parla a nome del Coordinamento dei circoli della Costa interessati dalla vicenda rifiuti (oltre a quello di Antignano, i circoli della pesca di Ardenza e Nazario Sauro, quello nautico del moletto Nazario Sauro e quello velico del moletto di Antignano).

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Dicembre 2014, le fatture richieste sulla base di un regolamento Tia che non esisteva

Per capirci qualcosa bisogna tornare indietro di cinque anni, a dicembre 2014. Con lettere protocollate il giorno 29, i circoli in questione ricevono fatture,riguardanti la Tia per gli specchi acquei per un importo complessivo di oltre 300mila euro e con scadenza 31 gennaio 2015. "Partendo dal presupposto che il regolamento Tia adottato dal Comune di Livorno non prevedeva alcuna forma di tassazione per gli specchi d'acqua dove sono ormeggiate le nostre barche - spiega Del Re -, ci siamo mossi con l'amministrazione comunale, che ha la titolarità di stabilire chi e quali attività devono essere assoggettate a tale tassazione, per trovare una soluzione concordata".

L'incontro con Aamps e con i rappresentanti delle istituzioni

"Dopo aver chiesto un incontro con i capigruppo - continua Del Re -, abbiamo ottenuto un'audizione nella seconda commissione consiliare, quella relativa al bilancio, che si è tenuta il 15 gennaio 2015 alla presenza di tutti i consiglieri comunali facenti parte della commissione, dell'allora assessore al bilancio Lemmetti, dell'allora amministratore delegato di Aamps, accompagnato dal legale dell'azienda, e del dirigente dell'unità Entrate e Patrimonio del Comune di Livorno. Un incontro nel quale, dopo due ore discussione, si arrivò a un accordo unanime".

L'atto di indirizzo concordato in commissione Bilancio

Un impegno unanime tradotto in un atto di indirizzo del Comune. In sostanza, poiché il regolamento vigente non esplicitava le modalità con le quali procedere alla tassazione, il consiglio comunale avrebbe provveduto alla modifica dello stesso, secondo un atto di indirizzo che prevedeva di assoggettare a tassazione sì la totalità dei metri quadri dati in concessione ai circoli, senza distinzione tra specchi d'acqua e superfici solide, ma per rapportare l'imposta a una tariffa corrispondente alla quantità e qualità dei rifiuti realmente prodotti, le stesse superfici sarebbero state inquadrate nella categoria 31, ovvero quella con aliquota minima di 0,50 euro per metro quadro, la più bassa di quelle previste dal regolamento.

I suggerimenti di Aamps per arrivare alla riformulazione del credito

Non solo. In merito a quelle fatture, la presidente della commissione Elisa Amato pose la questione della scadenza ad Aamps. E nell'occasione, come si evince dalla trascrizione dei verbali, il rappresentante legale di Aamps, avvocato Luisa Baldeschi, suggerì la strada da seguire per arrivare alla riformulazione del credito: "Per modificare i criteri di applicazione delle tariffe Tia, dobbiamo aspettare che il Comune modifichi il regolamento Tari - sosteneva Baldeschi -. Fatto questo passaggio, applicheremo in maniera retroattiva gli stessi criteri. Per quanto riguarda le fatture, i circoli facciano opposizione in modo tale che l'azienda sospenda l'iter dei pagamenti e, anche qualora non si trovasse un accordo, gli stessi avranno poi tutti gli strumenti per poter fare ricorso a termini di legge, che noi accoglieremo riformulando le note di credito sulla base del nuovo regolamento".

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L'atto di indirizzo approvato all'unanimità. Ma il regolamento non cambia in base agli accordi

"Così abbiamo fatto - spiega Del Re - e nella seduta del 30 gennaio 2015 il consiglio comunale, all'unanimità, ha effettivamente approvato l'atto di indirizzo che prevedeva l'applicazione della 'categoria 31' agli interi spazi, solidi o liquidi, assentiti in concessione". Peccato che dall'atto di indirizzo alla modifica effettiva del regolamento Tari le cose siano. "Esatto - dice ancora Del Re -, nella seduta del 27 maggio 2015, il consiglio comunale ha posto all'ordine del giorno la modifica del regolamento Tari, con l'aliquota minima che però è stata applicata soltanto per gli specchi acquei e non per quelli a terra. Decisione che, tra l'altro ha suscitato le perplessità di un consigliere di maggioranza, al quale fu risposto dall'assessore al bilancio che la soluzione era stata concertata con i circoli, cosa assolutamente falsa". 

Il compromesso sulla tariffa degli specchi solidi

Una decisione che, sostengono i circoli, abbiamo dovuto accettare obtorto collo. Successivamente l'incontro con l'ufficio Entrate e Patrimonio per definire le modalità di pagamento. "Un confronto abbastanza positivo - dice Del Re -, perché lo stesso ufficio Entrate aveva convenuto che non potevamo essere considerati alla stregua di ufficio o altri, ma che dovevamo essere tariffati come categoria delle associazioni. Non solo: la metratura degli specchi solidi in concessione non veniva considerata a uso esclusivo dei circoli ma della collettività e dunque soltanto il 30% di queste aree doveva essere tassato. Una soluzione compromissoria ma accettabile". 

Il mancato impegno di Aamps e il ricorso alla commissione tributaria

"A quel punto ci aspettavamo che Aamps rivedesse le fatture rispettando questi criteri - spiega ancora Del Re - e invece quando ha fatto le note di credito di queste fatture, ha lasciato inalterate tutte le voci delle superfici a terra (categorizzate come uffici) limitandosi ad applicare la categoria 31 agli specchi d'acqua. Risultato: sono rimaste a carico dei circoli diverse decine di migliaia di euro da pagare. Di conseguenza non ci è rimasto che fare ricorso alla commissione tributaria provinciale per opporsi a quanto risultava dalle fatture".

Il ricorso respinto e l'avvio della causa civile

Ricorso contestato da Aamps per la presentazione oltre i termini e respinto dal giudice per le stesse ragioni. Una sentenza che induce i circoli a intraprendere un'azione legale nei confronti di Aamps e del Comune. "Nel momento in cui un cittadino si rivolge alla pubblica amministrazione per sapere come deve comportarsi di fronte a un atto della stessa pubblica amministrazione  -sostengono i circoli - ha il diritto di essere correttamente indirizzato. Ecco perché abbiamo avviato una causa civile nei confronti del legale di Aamps, dell'azienda, ma anche del Comune nella persona del sindaco che è il massimo rappresentante".

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La transazione e il dietrofront di Aamps

Siamo ormai a febbraio 2019. L'avvocato di Aamps, Luisa Baldeschi, invia una mail al legale dei circoli, Roberto Spizzichino, per trovare accordo per vie extragiudiziarie ed evitare la causa. È in quella circostanza che i circoli si rendono conto di una situazione gestita "approssimativamente": oltre alla mancata applicazione dell'accordo, le fatture comprendevano ancora quanto effettivamente già pagato. "Sono caduti dalle nuvole - spiega Del Re -, non trovavano traccia dei pagamenti e siamo stati noi a produrre la documentazione necessaria. Poi si è proceduto a rifare tutti i conteggi e il risultato è stato finalmente corrispondente al nuovo regolamento Tari".

Tutto scritto nero su bianco, con tanto di tabelle esplicative. Incaricato dal legale di Aamps, l'avvocato dei circoli procede alla trascrizione dell'accordo transattivo. "Si era perfino convenuti sulle modalità con cui i circoli avrebbero dovuto pagare - assicura Del Re -, consentendo addirittura ad alcuni circoli la rateizzazione, impegnandosi Aamps a intervenire con la società di recupero crediti affinché sospendesse le azioni nei confronti dei circoli nel frattempo avviate. Predisposto l'atto, però, l'azienda ha fatto retromarcia rispondendoci che, tenuto conto della natura del tributo e della possibile attenzione della magistratura contabile, l'Aamps era giunta alla determinazione di soprassedere e aspettare gli esiti del contenzioso pendente'".

I circoli: "Gestione approssimativa e al limite della scorrettezza"

"La gestione di tutta la partita è stata quantomeno approssimativa e al limite della scorrettezza - conclude Del Re -: in un primo momento ci dissero che l'opposizione avrebbe fatto sospendere l'iter, cosa che non si è verificato e che ci ha portati alla non ammissione del ricorso avvenuto fuori tempo". " E poi, se davvero c'è la preoccupazione della magistratura contabile, come mai un circolo non è mai stato interessato da questa vicenda? Nonostante fosse iscritto al ruolo con specchi d'acqua, il circolo pesca Chioma non ha mai ricevuto da Aamps nessuna comunicazione o richiesta riguardante la Tia. Crediti che adesso, fra l'altro, non sono più esigibili". 

"Fateci pagare ma equamente secondo quanto stabilito in commissione"

Il 27 giugno la prima udienza. "Tutto questo lo porteremo in tribunale, con l'auspicio che poi l'attuale amministrazione si interessi alla vicenda in maniera più professionale della precedente - concludono dal Coordinamento dei circoli della costa -. Di fronte a questi circoli ci sono più di mille imbarcazioni e almeno il doppio di famiglie. Con queste richieste si mette a rischio la nautica sociale". "Noi chiediamo di pagare i 4 anni della Tia alla tassazione che stiamo pagando ora per la TARI, come era nell'accordo raggiunto in commissione. Ma anche - conclude Del Re - che venga riconosciuta la responsabilità civile di quanto affermato dal legale di Aamps circa il percorso che avrebbero dovuto intraprendere i circoli per opporsi alle fatture emesse. E quindi il rimborso in solido di quanto i circoli hanno dovuto pagare".

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