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Lunedì, 29 Novembre 2021
Cronaca

CiteeS chiude il negozio di Livorno, tre dipendenti in cassa integrazione: "Grazie al Covid e a chi non ha saputo gestirlo"

Dal 17 maggio cessa l'attività dello store in franchising. Le lavoratrici: "L'azienda ci ha spiegato le difficoltà del momento, ma da ottobre non sappiamo quale sarà il nostro futuro"

CiteeS, lo store in franchising della casa madre spagnola che vende magliette personalizzate o a marchio Pampling e Wituka, chiude il negozio di Livorno, in via Grande, uno dei cinque presenti nel nostro Paese insieme a quelli di Pisa, Firenze, Torino e Venezia. Ad annunciare la liquidazione per cessata attività sono le stesse dipendenti che, a partire dal prossimo 17 maggio, si troveranno in cassa integrazione almeno fino a ottobre, senza però avere idea di quale sarà il loro futuro. "La nostra speranza - dice Agnese, responsabile dello store dove lavorano anche Ilaria e Valeria - è che l'azienda possa riaprire qui o che, in alternativa, ci ricollochi in qualche altro punto vendita. Al momento, però, non ci hanno saputo dire cosa succederà in futuro e se non si dovesse verificare nessuna di queste due soluzioni, che cosa faremo?"

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La chiusura, secondo quanto raccontano le dipendenti, è da imputarsi a diversi fattori, a partire ovviamente dal calo delle vendite dovuto alla pandemia da coronavirus. Ma non solo: "Colpa del Covid e, soprattutto, di chi non ha saputo gestirlo", si legge infatti sul cartello affisso sulla vetrina del negozio. "Il nostro lavoro è prettamente con i turisti - spiega Agnese - e da un anno a questa parte che i turisti non ci sono più sono calate le entrate. Ma non è solo questo: le continue aperture e chiusure decise dal governo ci hanno messo in ginocchio, senza contare che dall'azienda ci hanno detto di trovarsi in difficoltà anche a causa dei ristori che non sarebbero mai arrivati".

"Colpa del Covid e di chi non ha saputo gestirlo"

"Da più di un anno - conclude Agnese - siamo in cassa integrazione a rotazione. La cosa che ci lascia l'amaro in bocca sono state le chiusure scellerate del governo. Non capisco perché noi che vendiamo magliette siamo stati chiusi mentre i negozi sportivi potevano stare aperti. Oppure noi chiusi e migliaia di persone in giro sul lungomare. Decisioni che hanno penalizzato fortemente il nostro settore, con conseguenze ricadute sui lavoratori e le lavoratrici come noi".

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