Contrabbando di carburanti, maxi frode milionaria: sequestrate società e conti correnti, arresti anche a Livorno

Sgominata associazione a delinquere nell'operazione “Petroloro” della Guardia di finanza di Pisa: 12 le misure cautelari, 8 i provvedimenti restrittivi, 103 i mezzi confiscati utilizzati per il trasporto di carburante contraffatto

La guardia di finanza e l'agenzia delle dogane di Pisa hanno sgominato un'associazione a delinquere che, secondo quanto emerso dalle indagini, era dedita a. contrabbando di gasolio contraffatto. In totale sono dodici le ordinanze di custodia cautelare (in carcere e ai domiciliari) e 8 misure coercive obbligatorie. Inoltre sono state sequestrate 3 società, 20 conti correnti e 103 mezzi di trasporto per un valore complessivo di circa 14milioni di euro. Tra le 20 persone finite in manette anche un livornese, un fiorentino e una donna di Prato. Gli altri componenti della "banda" sono quasi tutti di origine campana. I reati che vengono loro contestati dalle fiamme gialle sono: associazione a delinquere, evasione, contrabbando, autoriciclaggio, ricettazione e contraffazione di pubblici sigilli. Allo stato delle indagini l’accisa evasa è pari a circa 6,5 milioni di euro mentre il totale di prodotto fraudolentemente sottratto all’accisa è 9.704.956 di euro. 

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L'operazione "Petroloro", come riportato su PisaToday, ha avuto inizio del 2019 dopo il controllo di un autotrasportatore fermato nei pressi di Crespina (Pisa). Gli accertamenti dei finanzieri hanno permesso di rinvenire il prodotto contraffatto e le successive indagini hanno portato ad individuare l'epicentro operativo del sodalizio criminale in un deposito del comune pisano (poi sequestrato a dicembre scorso, con lo spostamento delle attività illecite in analoghe strutture a Mantova e Verona).  Secondo gli inquirenti, era proprio qui dove il gasolio veniva contraffatto attraverso la miscelazione con olii, sostanze di varia natura e benzina, per poi immesso illegalmente sul mercato attraverso documenti falsi e società intestate a prestanome. 

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Le investigazioni, come spiegato i finanzieri durante la conferenza stampa svoltasi alla Procura della Repubblica di Pisa nella mattina del 1 giugno, hanno appurato che le operazioni di miscelazione prevedevano l’impiego di olio fino al 50% del quantitativo di ogni carico. Il prodotto contraffatto veniva poi destinato ad altri depositi e da questi a decine di distributori di carburante, con conseguente frode all'erario e al consumatore, nonché il pericolo potenziale per l’ambiente ed i mezzi di trasporto derivante dall’immissione in commercio di prodotti energetici non a norma.  

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