Coronavirus Livorno, storie di videochiamate dal carcere: "Uscirò nel 2025, non ho avuto il coraggio di dirlo a mia madre"

Karim non vede la sua famiglia da nove anni e quando ha saputo che, attraverso un pc avrebbe rivisto la madre, si è commosso: "Mi sono vestito bene, volevo essere bello ai suoi occhi"

Piccole cose che diventano grandi. La solitudine che si fa più sopportabile. La mente che torna a casa e gli occhi che si poggiano, di nuovo, su un dettaglio della cucina che sembrava dimenticato. Un cassetto della memoria che si apre e porta con sè profumi e sensazioni. Le videochiamate in carcere ai tempi del Coronavirus hanno restituito, seppure in maniera virtuale, un briciolo di libertà a chi l'ha persa dietro le sbarre, rendendo la pena più sopportabile.
L'educatrice Alessia La Villa ha raccolto le storie dei detenuti della casa circondariale di Livorno, storie che raccontano la vita dietro le sbarre, che fanno intravedere un sorriso dietro la paura. Dopo aver raccontato la storia di Enrico, la seconda parla di Karim. E di una bugia a fin di bene.

Le storie dal carcere di Livorno: "Se avessi dato ascolto a mia madre non sarei qui"

Karim ha 26 anni e non vede la madre da quando ne aveva 17 anni, da quando cioè decise di lasciare la sua terra, il Marocco. "'Dove vai figlio mio, rimani qui' mi diceva mia madre, ma io non le ho dato retta. Volevo fare una vita diversa come mio cugino che era partito anni prima e in Italia, a detta sua, stava bene". Karim è figlio unico e appena arrivato nel nostro Paese ha raggiunto il cugino a Bergamo, città martoriata adesso dal Coronavirus. "Poi sono arrivato a Livorno. Mia madre piange sempre al telefono quando la chiamo. Lo sa che sono in carcere ma non sa ancora che ci devo rimanere fino al 2025. Non ho avuto il coraggio di dirglielo".  Quando Karim ha saputo che poteva fare una videochiamata con Skype non ci credeva. "Io mia madre me la sogno spesso. Sogno che siamo in Marocco e che sono rimasto li a coltivare la terra vicino a casa nostra come voleva lei. Se le avessi dato retta adesso non sarei qui" racconta Karim, la voce rotta dal rimpianto di una vita che poteva andare in un altro modo.

"Per videochiamare mia madre mi sono vestito bene, volevo essere bello per lei"

Una volta spiegato alla madre come si sarebbe svolta la videochiamata, i due si sono rivisti dopo tanto tempo. "Quel giorno - racconta Karim - mi sono vestito bene, ho chiesto al mio compagno di sistemarmi i capelli. Volevo essere bello, non come tutti i giorni. Mia madre toccava sempre lo schermo come se potesse toccare me. Io prima ho riso, poi mi sono messo a piangere. Mi ha detto che sono cresciuto e che non vede l'ora di rivedermi, io le ho risposto che è bella e che quando torno a casa le porto un bel regalo. Ho raccontato che in carcere non ci sto male, che ci devo stare ancora poco, ma adesso che ci possiamo vedere sarà diverso. Ad un certo punto ho sentito miagolare. Mia madre si è abbassata ed ha tirato su il nostro gatto. Lei dice che ha riconosciuto la mia voce e che mi cerca. Non lo so se è vero, ma anche se mi ha detto una bugia io sono felice".

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