Coronavirus Livorno, storie di videochiamate dal carcere: "Non ho ancora deciso se farmi rivedere da mio fratello"

Vincenzo è siciliano e una volta la madre e la sorella lo andavano a trovare. Il fratello invece, da quando è finito dietro le sbarre non gli parla ma adesso vorrebbe apparire nel prossimo collegamento

Piccole cose che diventano grandi. La solitudine che si fa più sopportabile. La mente che torna a casa e gli occhi che si poggiano, di nuovo, su un dettaglio della cucina che sembrava dimenticato. Un cassetto della memoria che si apre e porta con sè profumi e sensazioni. Le videochiamate in carcere ai tempi del Coronavirus hanno restituito, seppure in maniera virtuale, un briciolo di libertà a chi l'ha persa dietro le sbarre, rendendo la pena più sopportabile.
L'educatrice Alessia La Villa ha raccolto le storie dei detenuti della casa circondariale di Livorno, storie che raccontano la vita dietro le sbarre, che fanno intravedere un sorriso dietro la paura. Dopo aver narrato i dubbi e le paure di Enrico e Karim, oggi raccontiamo quelli di Vincenzo.

Le storie dal carcere di Livorno: "Vincenzo e la sua nuova libertà"

Vincenzo è siciliano ha gli occhi piccoli e neri che strizza quando non è convinto di quello che dice l'interlocutore, come per mettere meglio a fuoco. Si dice sempre che gli occhi siano lo specchio dell'anima, ecco per Vincenzo è esattamente così. Chi vive a contatto con il mondo del carcere impara col tempo che dietro le sbarre il corpo parla una lingua tutta sua,  in cui le parole arrivano sempre dopo. Se si vuole veramente comprendere un essere umano privato della libertà o almeno provarci è il suo corpo che dobbiamo ascoltare prima di tutto.

Nell'ultima settimana Vincenzo è stato piuttosto nervoso, mascella serrata, andatura a scatti su e giù per il corridoio: "Mi ricordi uno di quei piccoli robottini a cui si dava la carica", gli ha detto sorridendo l'educatrice, quando si siamo incontrati davanti alla porta dell'ufficio. "Quando si è seduto sulla sedia davanti a me - racconta La Villa - sembrava invece un piccolo palloncino che si stava lentamente sgonfiando". "È pesante educatrice, è pesante. Tutta questa storia è veramente pesante". "La chiusura?" chiede l'educatrice ricordandosi come il detenuto aspettasse con ansia ogni mese l'arrivo della mamma e della sorella dalla Sicilia. "Sì anche, tutto è pesante". Quando la donna gli chiede se riesce a fare le videochiamate, capisce che stava entrando in un terreno paludoso: "Ecco appunto le videochiamate. Mia sorella mi ha detto che alla prossima ci vuole stare anche mio fratello".

"Non so se voglio rivedere mio fratello"

La parola 'fratello' ha fatto accendere una lampadina nella memoria di La Villa visto che i due non si parlano da quando Vincenzo è finito in carcere perché "lui mica è come me che faccio solo rovine. Ci dovremo vedere domani mattina, ma io non so se lo voglio vedere. Un conto è sentirsi per telefono, un altro è vedersi in faccia dopo tutti questi anni". "Non sei obbligatio" ha risposto subito l'educatrice intuendo il disagio dell'uomo: prima c'erano solo le telefonate adesso con i video è lui che deve scegliere senza che nessuno gli dica cosa fare.

"Ne abbiamo parlato tante e tante volte - confida La Villa -, ma non avrei mai pensato che la prima vera scelta dopo tanto tempo Vincenzo l'avrebbe dovuta fare davanti ad un pc. Che sarebbe entrato in crisi per colpa di un virus che, beffardo, sembra dirgli 'Ho chiuso tutti dentro casa ma a te sto dando la possibilità di uscire da qui e vedere tuo fratello. Forza scegli.
Il suo personalissimo amletico dubbio adesso è: 'Apparire sullo schermo o non apparire'. Con Vincenzo ho parlato a lungo e quando è uscito dalla stanza mi ha detto che non sapeva ancora se si presenterà all'appuntamento oppure no. Credo che lui abbia forse già deciso ma, a prescindere da tutto, ha voglia di godere ancora per qualche ora del sapore inebriante della libertà". 

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