Coronavirus Livorno, Fials: "Scarsa sicurezza, troppi contagi tra dipendenti Asl nelle aree non Covid"

Tra i 531 casi di positività, 116 hanno interessato personale sanitario che opera al di fuori delle cosidette "aree sporche". Il segretario provinciale della Federazione, Daniela Boem: "Evidenti situazioni di criticità, ma Azienda e sindaco non ci ascoltano"

Che i contagi tra il personale sanitario fossero troppo elevati rispetto al numero dei positivi nel territorio livornese, la Federazione italiana autonomie locali e sanità (Fials) lo aveva già denunciato in tempi non sospetti. Una situazione che, con i dati aggiornati dall'Asl al 4 maggio scorso, evidenzia criticità che la segretaria provinciale del sindacato, Daniela Boem, porta nuovamente all'attenzione soprattutto in previsione della riorganizzazione dell'assetto ospedaliero e della riapertura delle attività ambulatoriali e chirurgiche.

"I dati tranquillizzanti sulla diffusione del contagio nella provincia livornese - spiega Boem - mettono però in evidenza ciò che come Fials avevamo da tempo denunciato in termini di inadeguatezza delle condizioni di sicurezza lavorativa. È sì vero che la provincia di Livorno ha una percentuale di casi Covid-19 tra le più basse in Toscana (rapporto di 159 ogni 100.000 abitanti), ma se analizziamo i contagi registrati (531) e li confrontiamo con il numero dei dipendenti ex Asl 6 contagiati (116) è evidente che si tratti di una percentuale elevata". Quello che Boem sottolinea è che "la maggioranza dei dipendenti contagiati non lavora nelle aree di emergenza Covid, ma nelle realtà dove si ricoverano i casi sospetti Covid e non Covid, negli ambulatori e nelle attività territoriali. Questo è la dimostrazione che esistono situazioni di criticità, già evidenziate da noi, ma rimaste senza risposte da parte dell'Azienda".

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Boem (Fials): "Troppe criticità, ma Asl e sindaco non ci ascoltano"

Cinque le situazioni preoccupanti, non solo durante la gestione dell'emergenza ma anche per la successiva fase di riorganizzazione ospedaliera. "Su questi aspetti fondamentali per innalzare e adeguare il livello di sicurezza per dipendenti ed utenti - spiega infine Boem -, soprattutto in questa fase ripresa delle attività pur in un contesto dove il contagio da Coronavirus non è debellato e vista l'assenza di volontà di confronto della Direzione Aziendale e del sindaco di Livorno, al quale abbiamo in più occasioni chiesto un incontro, ci confronteremo con le forze politiche disponibili e promuoveremo ulteriori azioni nei confronti delle autorità competenti". Quindi l'elenco delle criticità:

1. "Dpi inadeguati per personale sanitario" 
"Le mascherine chirurgiche hanno lo scopo di evitare che chi le indossa contagi l'ambiente quindi solo i facciali filtranti FFP2 e FFP3 possono proteggere il personale sanitario dalla trasmissione di infezioni da goccioline o aerosol, ma questi dispositivi di sicurezza non sono forniti in numero sufficiente. Inoltre il Ministero della Salute ha indicato chiaramente che le mascherine chirurgiche per essere sicure devono essere prodotte nel rispetto della norma tecnica UNIEN 14683:2019 devono aderire al viso e coprire dal naso fino al mento, mentre le mascherine Toscana1, fornite anche al personale sanitario, sono rettangoli di TNT che non corrispondono pienamente a questa esigenza".

2. "Igienizzazione degli ambienti e spogliatoi, aspettiamo ancora una risposta dall'Asl"
"Il Fials non ha riscontro dell'applicazione dell'Ordinanza della Regione Toscana n.1 del 20 febbraio 2020 che dispone di incrementare la frequenza delle pulizie. Inoltre la carenza di spogliatoi impone al personale di concentrarsi in poco spazio. Il Fials aveva chiesto alla azienda di riconoscere come orario di lavoro il maggior tempo necessario al personale per cambiarsi mantenendo il distanziamento minimo necessario anche in linea con uno specifico indirizzo regionale, ancora non abbiamo ricevuto nessuna risposta".

3. "Riapertura di tutte le attività ambulatoriali e chirurgiche, nessuno ci informa sulla riprogrammazione"
"La Regione Toscana, con ordinanza n.49 del 3 maggio, ha autorizzato dal 4 maggio tutte le aziende sanitarie a riprogrammare la ripresa delle attività in modo progressivo e in sicurezza. È passata una settimana e come sindacato non abbiamo ancora ricevuto informazioni sull'attuazione di questa fase molto delicata che comporterà un notevole incremento di flusso di utenza. Certo è che molti punti di accoglienza dentro gli ospedali e sui distretti sono ad esempio ancora privi di protezione per il personale. È singolare sia pretesa la separazione in plexiglass nei tavolini di un ristorante e analoga precauzione non sia adottata all'interno dei servizi della USL"

4. "Checkpoint, mancano anche i termoscanner"
"I checkpoint che devono rimanere in funzione come filtro mentre il personale che vi opera continua a lavorare in condizioni di scarsa sicurezza, dove continuano a mancare i termoscanner per misurare la febbre a distanza, dove i gel igienizzanti sono così fluidi da bagnare per terra per cui bisogna sorreggere gli utenti per evitare che scivolino".

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5. "Medici in sostituzione di colleghi contagiati, manca il personale"
"In questo contesto anche il personale rimane insufficiente, seppur incrementato, perché deve sopperire ai colleghi contagiati che rimangono in quarantena in attesa della negativizzazione del tampone, rimangono attivi i percorsi Covid e allo stesso tempo riprendono le attività in sala operatoria e negli ambulatori".

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