Cronaca

Coronavirus, i livornesi non rinunciano al lungomare. Ma in pochi rispettano le misure di prevenzione

Mentre salgono a dieci i casi nella provincia di Livorno, si moltiplicano gli appelli al buon senso. Soltanto alcuni, però, seguono le norme di comportamento necessarie a contenere il rischio contagio

Evitare luoghi affollati, mantenere un'adeguata distanza di sicurezza di almeno un metro gli uni dagli altri, disinfettarsi spesso le mani. Sono queste le direttive di base di medici ed esperti per cercare di arginare il rischio di contagio da coronavirus che si sta diffondendo a macchia d'olio su tutto il territorio nazionale. Un mantra ripetuto in questi giorni ma rimasto per lo più inascoltato anche dopo il decreto della presidenza del consiglio. Perché se queste misure preventive sembrano semplici da rispettare, al tempo stesso impongono limitazioni nella vita sociale che gli italiani sono poco disposti ad accettare anche di fronte a un'emergenza. E allora, in assenza di norme altamente restrittive, anche a Livorno il buon senso di alcuni non può bastare contro il menefreghismo di altri per evitare che si creino assembramenti di persone e che le buone regole di comportamento siano presto violate.

Complice il bel tempo e il weekend di sole, domenica 8 marzo sono stati diversi i livornesi a ignorare le raccomandazioni degli esperti, affollando il lungomare di Livorno dalla Terrazza Mascagni alla Rotonda. Un fiume di gente che, di certo, non manteneva la distanza raccomandata. C'è da dire che alcuni locali hanno imposto l'entrata regolamentata per evitare la calca di persone all'interno, ma la misura adottata si è rivelata insufficiente a contenere assembramenti e capannelli di gente; per quello, d'altronde, è necessario il buon senso che, in questi giorni, è evidentemente mancato.

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Coronavirus: 10 casi tra Livorno e provincia

Il sindaco Luca Salvetti: "Vale la regola del buon senso, evitate gli assembramenti di persone"

Giostrine piene, moletti assaliti a caccia dei posti migliori per prendere il sole, file alle gelaterie che nemmeno ai concerti. A poco sono servite le raccomandazioni del sindaco Luca Salvetti che, dopo aver notato l'eccessiva movida in Venezia e in centro, con un video appello su Facebook aveva chiesto ai livornesi, soprattutto giovani, di riflettere e rinunciare per un po' a certe abitudini per far fronte a un'emergenza sanitaria che va bloccata sul nascere facendo ogni sforzo possibile per contenere il contagio.

"Sabato abbiamo visto assembramenti in alcuni luoghi maggiormente frequentati dai giovani - dice Salvetti -. Non ci sono divieti in questo senso, ma in questo caso vale la regola del buon senso e l'attenzione di ogni singolo cittadino e soprattutto dei ragazzi più giovani, ai quali chiedo in questa settimana di allentare la loro voglia di stare insieme, senza allarmismi ma con coerenza e grande capacità di ragionare".

Una raccomandazione chiara, quella del sindaco, che non vieta al momento di uscire di casa ma impone uno sforzo e un sacrificio nel rinunciare a qualche aperitivo affollato da sostituire magari con una passeggiata all'aria aperta o un giro in bicicletta. Anche sul lungomare, certo, ma seguendo le direttive di medici e virologi nel rispetto della propria salute e di quella altrui.

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Gravi danni subiti da ristoratori ed esercenti: "servono interventi immediati da parte dello Stato"

La tutela della salute pubblica, in questo momento prioritaria, passa quindi dall'abbandono momentaneo di uno stile di vita che non può essere del tutto regolamentato come ristoranti, bar e locali e, prima ancora, cinema e teatri. Attività, queste sì, che davvero subiscono più di chiunque altro gli effetti del coronavirus, con chiusure e o accessi limitati che rischiano di mettere letteralmente in ginocchio più settori

"Servono interventi immediati, soldi subito - racconta uno dei titolari del ristorante 'Allabona' in Venezia -. In questo momento è giusto agire così, tanti ristoranti non hanno problemi a restare chiusi, ma le spese ci sono lo stesso. Dobbiamo continuare a pagare gli stipendi ai dipendenti e i fornitori, tasse e contributi ci sono con e senza coronavirus. Questi ultimi potrebbero sospenderli per il momento, visto che li paghiamo allo Stato. Sono necessarie misure immediate, è importante che il governo si faccia sentire già nelle prossime ore".

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