Coronavirus Livorno, Asl: "Paziente positivo è in condizioni critiche ma stabili. Il contagio avvenuto a Bologna"

Le precisazioni dell'Azienda sanitaria: "Importante sottolineare che in città non ci sono focolai. Il rischio diffusione è stato notevolmente limitato e le procedure attivate, anche in mancanza di criteri epidemiologici, sono state corrette".

Resta riservata la prognosi del 55enne livornese contagiato dal coronavirus e ricoverato in gravi condizioni nella stanza di isolamento di terapia intensiva dell'ospedale di Livorno, mentre 12 persone (due medici del pronto soccorso, tre operatori sanitari, due tecnici radiologi e ancora la moglie, la figlia e il medico curante del paziente), venute direttamente a contatto con il soggetto, sono state messe in quarentana. A darne conferma è l'Azienda sanitaria in una conferenza stampa nel tardo pomeriggio di mercoledì 4 marzo, nella quale è stato precisato come in città non esistano focolai del virus che l'uomo, secondo quanto ricostruito dai medici livornesi, ha contratto invece in un viaggio a Bologna lo scorso 15 febbraio. Una conferenza necessaria anche per rassicurare la cittadinanza sulle misure adottate al fine di limitare il diffondersi dell'epidemia e informarla sul percorso seguito dal soggetto prima di accedere al pronto soccorso, nonché per precisare ancora una volta le modalità di contrazione del virus. 

Asl: "Virus contratto a Bologna, non aveva sintomi quando è arrivato in pronto soccorso" 

Alla presenza del sindaco Luca Salvetti, la situazione è stata quindi illustrata da Luca Carneglia, direttore del'ospedale di Livorno, Alessio Bertini, primario del Pronto Soccorso, Claudio Tofanari, direttore dell'Ufficio di igiene e sanità pubblica, Spartaco Sani primario del reparto Malattie Infettive e Paolo Roncucci, primario di Rianimazione. "Il paziente si trovava a casa dal 18 febbraio poiché non si sentiva bene - hanno spiegano dalla direzione sanitaria -. Dopo alcuni giorni di cure antibiotiche e cortisoniche, prescritte dal medico di famiglia ma senza risultato, l'uomo si è presentato alla porta carraia di via Gramsci la mattina di lunedì 2 marzo, quando ha dichiarato di avere disturbi respiratori. Per questo motivo gli è stata subito data una mascherina chirurgica e, arrivato in pronto soccorso, è stato fermato al pre triage, dove ancora una volta ha negato di essere uscito non solo dalla Toscana, ma neppure da Livorno".

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"A quel punto, pur con mascherina e gel che sono già importanti per abbatterre il rischio contagio, il paziente è stato comunque inviato in una stanza di isolamento. Nuovamente visitato e non individuando criteri epidemiologici, è stato mandato nella cosiddetta isola B, separato dai pazienti a fianco, con venti-mask e mascherina chirurgica. Fatte le visite specialistiche, ovvero tac e radiografia, le condizioni di salute dell'uomo sono però precipitate in pochissimo tempo. È stato questo il momento in cui si è deciso di fare il tampone, considerando che in una delle prime circolari ministeriali veniva indicato quale criterio epidemiologico proprio il rapido e improvviso aggravarsi dello stato di salute. Purtroppo la risposta, arrivata alle 19.30 di martedì 3 marzo, è stata positiva e a quel punto abbiamo preso tutte le misure necessarie per rispondere all'emergenza".

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Coronavirus, Sani: "Nella vita quotidiana le mascherine non servono"

"È bene precisare che il virus è stato contratto a Bologna, ovvero in una delle regioni maggiormente colpite dalla diffusione del virus, dove l'uomo si era recato lo scorso 15 febbraio presumibilmente per un torneo di biliardo. Dal 18 febbraio, non sentendosi bene, è rimasto a casa senza più andare a lavoro. Tutto questo, però, è stato ricostruito successivamente al ricovero in terapia intensiva, grazie alle informazioni date dai parenti, perché al momento dell'accesso in pronto soccorso il soggetto non aveva dichiarato alcuno spostamento da Livorno nei 15 giorni precedenti. Riteniamo di poter dire, dunque, che l'ospedale abbia risposto bene alla luce di un quadro atipico dovuto alla iniziale mancanza del criterio epidemiologico. Al di là della mancanza di criteri epidemiologici, il criterio di prudenza è stato rispettato. La tenda del prefiltraggio? Non era possibile tenerla a fianco del pronto soccorso per motivi di sicurezza, gli elicotteri non sarebbero potuti atterrare".

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