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Foto ufficio stampa Asl

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Coronavirus, approvato farmaco sperimentato a Livorno. Capochiani: "Miglioramenti evidenti nei 14 pazienti in cura"

Il direttore dell'Unità operativa complessa ematologia dell'Asl Toscana nord ovest: "Molti ospedali italiani e stranieri ci hanno contattato e stanno seguendo il nostro metodo che prevede l'uso del Ruxolitinib. Continueremo ad essere una parte attiva e propositiva in questo processo"

"La vittoria contro il Coronavirus è ancora lunga, ma quando avverrà sapremo che anche noi, con la nostra esperienza, avremo contribuito. Noi continueremo a essere una parte attiva e propositiva nella lotta al Covid-19". Nelle parole di Enrico Capochiani, direttore dell'Unità operativa complessa ematologia dell'Asl Toscana nord ovest, si può leggere tutta la soddisfazione per la decisione dell'Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) di  approvare, nell'ambito di un protocollo per l'uso compassionevole, l'uso del Ruxolitinib, già utilizzato in ambito ematologico, per i pazienti affetti da Coronavirus.

Il farmaco, infatti, è stato sperimentato, per la prima volta, nell'ospedale di Livorno dando "esiti soddisfacenti" come commentò allora dottore. Il medicinale infatti, rispetto al Tocilizumab?, avrebbe mostrato effetti mitigatori della severa reazione infiammatoria indotta dal Coronavirus e agirebbe in una fase precoce della malattia impedendo l'aggravarsi delle condizioni del paziente ed evitando, quindi, il percorso più critico in terapia intensiva. 

Coronavirus, a Livorno si sperimenta il Ruxolitinib

L'Asl Toscana sull'approvazione del Ruxolitinib: "Altri ospedali hanno seguito il nostro lavoro"

Capochiani, entrando nello specifico, illustra come si è evoluta la situazione clinica dei pazienti trattati con il Ruxolitinib: "Ad oggi sono 14 le persone, di età compresa tra 25 e 75 anni, in cura con questo farmaco (10 a Livorno e 4 in Versilia, ndr).  Di queste, 11 erano in rapida evoluzione verso procedure di ventilazione meccanica assistita e 3 l'avevano iniziata da meno di un giorno. Nessuno dei primi casi ha avuto necessità di ricorrere alla ventilazione polmonare, e dopo circa 5-6 giorni di terapia la metà di loro è tornata in respiro spontaneo. L'altra metà necessita di ossigenoterapia, ma a breve potrà essere avviata anch'essa a respirare autonomamente. In un solo caso abbiamo visto una evoluzione più lenta, mentre tutti gli altri hanno mostrato un miglioramento vistoso". 

"Anche i pazienti che hanno iniziato il trattamento quando erano già intubati - continua il dottore - hanno tutti potuto lasciare la ventilazione meccanica dopo soli 4-5 giorni, a differenza degli altri casi che invece richiedevano almeno 10-15 giorni di supporto rianimatorio. Questi dati favorevoli ci vengono confermati anche dai colleghi che in molti altri ospedali italiani hanno seguito la nostra esperienza, confermando la positività della nostra scelta". 

"Continueremo a portare avanti il modello 'made in Livorno'"

Quanto sperimentato a Livorno ha fatto "scuola", con molti ospedali sia italiani che esteri che si sono messi in contatto con quello cittadino: "Noi continueremo ad essere parte attiva e propositiva - sottolinea Capochiani -. Molti presidi hanno voluto condividere con noi dubbi, speranze e aspettative, oltre che i medesimi risultati favorevoli. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza la collaborazione con i colleghi rianimatori, infettivologi e internisti con cui quotidianamente ci confrontiamo. Un ringraziamento - conclude il medico - va alla direzione aziendale che ci ha sostenuto e a tutti i colleghi ematologi della nostra azienda che in un momento così complesso hanno deciso di impegnarsi testimoniando ancora una volta il motivo per cui l'ematologia italiana sia tra le più apprezzate nel mondo". 

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