Coronavirus, i volontari della Misericordia di Livorno in Lombardia: "Peggio di un terremoto o un'alluvione, qui è la guerra"

La testimonianza di Alessandro e Samuele, i volontari della confraternita livornese in servizio nelle zone del bergamasco per far fronte all'emergenza Covid-19: "Mai vista una situazione del genere"

Sono partiti mercoledì 18 marzo assieme alla colonna della Confederazione delle Misericordie della Toscana per raggiungere la Lombardia e aiutare la popolazione locale stremata dalla pandemia da Covid-19 che ha colpito la regione più di ogni altra nel resto d'Italia. Alessandro e Samuele, volontari della Misericordia di Livorno in questi giorni hanno vissuto in prima persona il dolore che affligge le zone del bergamasco, dove prestano servizio al fianco della popolazione fino a questa sera di domenica 22 marzo. Giorni duri, di sofferenza, dove la stanchezza non si sente più e si getta il cuore oltre l'ostacolo per raggiungere l'unico obiettivo prefissato: aiutare più persone possibili in questo momento di difficoltà. "Siamo partiti per questo - raccontano a LivornoToday -: sapevamo cosa ci aspettava, ma non credevamo fosse così". 

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Alessandro e Samuele, qual è stata la prima cosa che avete visto quando siete arrivati?
"Sembra paradossale ma molta gente in giro, le fabbriche sono aperte e la gente si sposta per andare a lavoro".

E nelle case? Che situazione avete trovato nelle zone del bergamasco?
"Difficile, complicatissima. Lo sconforto è tanto e noi cerchiamo di dare il nostro sostegno anche psicologico. Quando le persone che vai ad aiutare scoprono che siamo venuti da Livorno, ci guardano e ci ringraziano per quello che siamo facendo. Qui gli ospedali sono sigillati, quando arriviamo con un paziente in ambulanza suoniamo al citofono e aspettiamo che qualcuno venga a prenderlo. Alcuni giorni sono passate ore prima che venissero a prendere un paziente perché non c'era un posto libero, la situazione è molto seria".

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Quali sono i servizi che vi vengono richiesti?
"Facciamo qualsiasi cosa. Siamo noi due sull'ambulanza, uno guida e l'altro va sul servizio che può essere dalla banale caduta in casa, alla persona che, già in isolamento domiciliare perché affetta da Covid-19, ha una grave crisi respiratoria. A quel punto prendiamo i parametri e poi riferiamo alla centrale che decide in base alla gravità se trasportare le persone in ospedale o meno. Alcune, volte prima di parlare con la centrale del 118, possono passare anche decine e decine di minuti a causa dell'elevato numero di telefonate che ricevono". 

Cosa vi ha spinto a partire verso le zone maggiormente colpite dal Covid-19?
"Qui stiamo vivendo una situazione mai vista, non è come andare in una zona terremotata o colpita da un alluvione. Qui sembra di essere in guerra. Ci facciamo forza tra di noi per andare avanti, le persone sono gentili ma la situazione anche a livello psicologico è dura. Facciamo turni da 12 ore, montiamo alle 10 la mattina e smontiamo alle 22 e per tutta la giornata corriamo a destra e sinistra perché le chiamate sono moltissime. Siamo volontari e questo rientra nel nostro modo di essere. C'è stata richiesta la disponibilità e noi abbiamo detto di sì perché abbiamo saputo che scarseggiano i medici e i volontari. 

Cosa vi sentite di dire ai nostri concittadini livornesi?
"Non sottovalutate la situazione, restate a casa ed evitate le uscite inutili che potrebbero portare il diffondersi del virus,. Ve lo diciamo perché con i nostri occhi abbiamo visto quello che sta accadendo qui". 

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