Discarica del Limoncino, sospeso per altri 40 giorni il conferimento dei rifiuti

La decisione della Regione con un decreto: servono verifiche sull'eventuale deterioramento della barriera artificiale dell'impianto

Stop al conferimento dei rifiuti nella discarica del Limoncino per altri 40 giorni. È quanto ha deciso la regione Toscana con un decreto reso noto dal sindaco Luca Salvetti in apertura del consiglio comunale del 23 settembre. Questa decisione fa seguito a quella presa il 13 settembre, sempre dalla Regione in collaborazione con Arpat, che aveva fermato l'impianto di Monte La Poggia per accertamenti sulla permeabilità. Nel decreto si specifica che "la chiusura è stata disposta perché non si può escludere un deterioramento della barriera artificiale della discarica dovuta agli agenti atmosferici. Al fine di assicurare la massima tutela ambientale, risulta opportuno ripetere anche alcune indagini di permeabilità". 

La Regione: "Livrea dovrà fornire un piano di indagine"

"La Livrea (proprietaria della discarica, ndr) - continua il drecreto - dovrà presentare alla Regione Toscana, entro 15 giorni dalla notifica del provvedimento, un piano di indagini conforme ai requisiti minimi concordati ed evidenziati. Il periodo di sospensione potrà essere ridotto, nel caso in cui sopraggiungano verifiche che comprovino la conformità del fondo della discarica, oppure prorogato se le verifiche non siano ancora state terminate o qualora vengano richiesti interventi sul fondo". 

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Salvetti: "Pronti a ricorrere al Consiglio di Stato"

Il sindaco accoglie positivamente quanto pronunciato dalla Regione: "Ci fa piacere che una delle motivazioni sulle quali si è fondato lo stop sia la possibilità che il deterioramento dell'impianto sia dovuto alla sua esposizione per anni agli agenti atmosferici. Ovviamente rimangono ancora da verificare molti aspetti che abbiamo evidenziato nel corso della conferenza dei servizi. Qualora la Livrea presenti documenti che permettano alla Regione di sospendere il decreto, stiamo valutando con la nostra avvocatura di ricorrere al Consiglio di Stato". 

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