Nuovo dpcm anti Covid, ristoranti chiusi alle 24 e divieto di sostare davanti ai locali. Confcommercio: "Limitazioni inaccettabili"

La stretta del governo si concentra sulla vita notturna. Marcucci (Confcommercio): "Chiudere banconi e attività è facile, ma così la notte può solo diventare più incontrollata e pericolosa"

Vietate le feste nei locali, banchetti con un massimo di trenta invitati, divieto di sostare dopo le 21 di fronte a bar e ristoranti che dovranno obbligatoriamente chiudere entro le 24 e potranno continuare a servire i clienti solo ai tavoli, al chiuso o all'aperto. La stretta del governo nel nuovo Dpcm per contenere i contagi da Covid si concentra soprattutto sulla vita notturna e sarà in vigore per i prossimi trenta giorni. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto quei locali che non prevedono servizio al tavolo e che quindi si troveranno a dover chiudere i battenti alle 21.

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E se per i ristoranti non dovrebbero esserci grandi difficoltà - come conferma Mario Tortora, titolare dell'enoteca "La cantina di Massimo" che commenta "Per noi non cambia molto, è indifferente, sarà questione di mezz'ora, non è un grande svantaggio" - diversa è la situazione per bar e locali che servono principalmente alcolici. "Dovremo ripensare il servizio - dichiara Massimo Stagno di Cantina Nardi - aggiungeremo tavoli e posti a sedere e cominceremo prima". Peggio ancora andrà alle gelaterie che, non prevedendo il servizio al tavolo, chiuderanno alle 21, per quanto nel dpcm sia specificato che "resta sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l'attività di confezionamento che di trasporto, nonché la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze dopo le ore 21 e fermo restando l'obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro".

Gelateria Popolare 2, Luca Saltarelli: "Non facciamo servizio al tavolo, siamo costretti a chiudere alle 21"

"Per noi la situazione cambia radicalmente - commenta Luca Saltarelli, titolare della nota Gelateria Popolare 2 in via Meyer, a due passi dal lungomare cittadino -, perché non facendo servizio al tavolo chiuderemo alle 21 e, soprattutto nel fine settimana, è una perdita imporante. Le persone sul lungomare ci andranno lo stesso, ma noi saremo chiusi. Abbiamo dei tavoli all'interno ma tra le restrizioni e l'obbligo di distanziamento rimarrebbero pochissimi posti, il gioco non vale la candela". L'unica nota positiva è che questa decisione arriva a ottobre, "a luglio ci avrebbe messi letteralmente in ginocchio - continua Saltarelli- . Spero soltanto che questo sacrificio che ci chiedono di fare serva a limitare davvero i contagi perché ci porterà ad avere un danno economico importante". 

Massimo Stagno, Cantina Nardi: "Più posti a sedere e aperitivo a partire dalle 18"

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A cambiare davvero sarà l'aspetto di via Cambini, la strada dell'aperitivo per eccellenza, pochi metri in cui fino a ieri era normale vedere centinaia di persone in piedi col bicchiere in mano, comportamento che col nuovo dpcm sarà vietato a partire dalle 21. "Sarà un cambiamento importante, lavoreremo come sempre secondo le regole ma lavoreremo meno, è innegabile - dice convinto Massimo Stagno, titolare della Cantina Nardi -. Sono d'accordo con questa scelta? Mah, non lo so neanche io. Sicuramente faremo di necessità virtù, allestiremo dei tavoli nella bottiglieria che abbiamo di fronte al locale, così da ampliare il numero dei posti e proporremo un piatto del giorno per incentivare la consumazione dell'aperitivo "a sedere". La speranza poi è che la gente cominci a venire nei locali prima, così da non concentrarsi tutta nello stesso orario. Noi dalle 18 siamo pronti".

Toto Barbato: "Una scelta democristiana, si cerca a forza un colpevole dove non c'è"

Una versione molto inglese del concetto di "bevuta" che piace anche a Toto Barbato, titolare del Bad Elf, uno dei pochissimi pub autentici in città. "È nel concetto stesso di pub unire birra di qualità e buona cucina - commenta Barbato -, noi abbiamo sempre aperto alle 18 e cercheremo di incentivare questa abitudine, oltre a ripristinare le aperture a pranzo di sabato e domenica". Ma non sembra convinto che sia questa la soluzione per arginare il problema assembramenti, soprattutto nel quartiere della Venezia, meta indiscussa della vita notturna cittadina. "I locali sono un presidio di legalità - taglia corto Barbato - e chiuderli prima non risolverà certo il problema degli assembramenti. La gente continuerà a frequentare la Venezia e, coi locali chiusi, faranno vita più facile i venditori abusivi di alcolici. Le risse che tanto fanno indignare i residenti avvengono sempre nelle strade più isolate, buie e - guardacaso -  senza locali. Fino a ora il governo ha agito con lungimiranza ma questo decreto lo vedo molto 'democristiano', si sta cercando un colpevole là dove un colpevole non c'è".

Un concetto che sottolinea anche la presidente provinciale di ConfcommercioFrancesca Marcucci: "Stiamo attenti, perché chiudere banconi e attività è facile, ma così la notte può solo diventare più incontrollata e pericolosa, - sostiene Marcucci - con un'inarrestabile diffusione di abusivismo e degrado. I danni d'altro canto sono certi: è bastata la concomitanza di notizie sulla recrudescenza del contagio, l'attesa del nuovo Dpcm e le prime temperature autunnali, a far scendere immediatamente i fatturati del settore del 25%. Più che restringere gli orari di apertura sarebbe stato sensato allargarli, in modo che le persone non si riversassero davanti ai locali contemporaneamente, attuando contestualmente una strategia capillare e attenta di controlli da parte delle forze dell'ordine". Una decisione che, da un punto di vista economico, rischia quindi di far crollare un sistema già molto precario. "Ci sarà un grande ricorso alla cassa integrazione da parte della nostra categoria - conclude Toto Barbato - è bene che si sappia che questo decreto avrà delle ripercussioni serie. Vedremo se a partire dal prossimo fine settimana la situazione cambierà davvero, io ne dubito". 

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Confcommercio: "I ristoratori non possono continuare a pagare le colpe altrui"

"Queste limitazioni sono inefficaci e estremamente dannose per un settore che è già stato colpito pesantemente dal lockdown e dalle norme anti contagio - spiga il direttore provinciale di Confcommercio, Federico Pieragnoli -. Il settore, per sua natura, è già sottoposto a una normativa stringente in materia di igiene e sicurezza, e chi è riuscito a restare a galla dopo il lockdown ha investito riorganizzando personale e le strutture. Gli imprenditori fanno il possibile per rispettare le prescrizioni ma non possono continuare a pagare per competenze altrui. L'obbligo di distanziamento e mascherina sul suolo pubblico è adeguato al periodo, ma non poteva certo essere imposta dai gestori delle attività, che non hanno strumenti e autorità per intervenire. Questa non è la strada giusta".

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Confesercenti, Ciapini: "Ammortizzatori sociali e aiuti alle imprese subito"

Un coro a cui si unisce anche Confesercenti che considera dannosa la chiusura anticipata e indiscriminata delle attività commerciali. "È evidente che per fronteggiare tale situazione sia indispensabile l'adozione urgente di misure straordinarie mirate e ben calibrate per questo settore, sia a livello regionale che nazionale - commenta il direttore di Confesercenti, Alessandro Ciapini - e per questo noi avanziamo richieste precise: contributo a fondo perduto a vantaggio delle imprese penalizzate da perdite di fatturato derivanti dalle conseguenze delle misure di contenimento; proroga degli ammortizzatori sociali per il comparto e intervento straordinario dello Stato per aiutare le imprese a sostenere i costi fissi e proroga concessione gratuita suolo pubblico per l'intero 2020".

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