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foto Ansa

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Maturità 2020, i Cobas chiedono maggiore sicurezza: "No all'autocertificazione. La temperatura va misurata"

I sindacati si dicono preoccupati in vista delle prove orali: "Lo stato di salute non si può basare su un'affermazione personale, ma su dati oggettivi"

Il 17 giugno, come annunciato anche dal ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina, inizierà l'esame di maturità che, a causa della pandemia Coronavirus, consisterà solamente in una maxi prova orale che avverrà secondo precise misure di sicurezza. Queste ultime, tuttavia, sono state duramente criticate dai Cobas Scuola Livorno che, in una lettera inviata agli organi competenti, denunciano quelle che, a loro dire, sarebbero delle gravi mancanze. A partire dall'autocertificazione  che ogni studente dovrà fornire prima di entrare in ogni istituto: "Questo va contro il buon senso - le parole del sindacato - ed espone gli studenti a delle responsabilità che non spettano loro. Serve che a ognuno di loro venga misurata la temperatura". 

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Esame di maturità, Cobas Livorno: "Lo stato di salute si deve basare su dati oggettivi"

Secondo il sindacato, alcune scuole non starebbero prendendo le giuste precauzioni per evitare la diffusione del Coronavirus durante la maturità: "Alcuni istituti fanno rilasciare una dichiarazione agli studenti nella quale dichiarano di non avere la febbre e di non aver avuto contatti con persone affette da Covid-19. Questo va contro il buon senso e la normativa vigente che non prevede la possibilità di autocertificare lo stato di salute. Oltretutto la sicurezza viene legata a una affermazione personale e non a dati oggettivi. In un momento in cui tutto riapre, la scuola resta ancora indietro e chiede al personale e agli studenti di esporsi prendendosi responsabilità che non sono loro. È stata data la possibilità alle scuole di attivare una convenzione con la Croce Rossa per la misurazione della temperatura, un procedimento sicuramente più oggettivo che non obbliga il personale a dichiarare ciò che non è dichiarabile e che non lo espone al rischio di dichiarazioni mendaci. Ma si preferisce continuare ad usare l'autocertificazione". 

La lettera inviata dai Cobas agli organi competenti

Di seguito riportiamo integralmente la lettera che il sindacato ha inviato a: ufficio scolastico provinciale, ufficio scolastico regionale, prefettura di Livorno, Asl e ministero dell'Istruzione

La scrivente O. S. COBAS - Comitati di base della scuola di Livorno con la presente segnala con carattere d'urgenza un'anomalia che si sta verificando in alcuni istituti scolastici della provincia di Livorno. Nel provvedere ad effettuare l'integrazione del DVR (documento della valutazione dei rischi) in seguito all'emergenza Covid -19, obbligatorio in tutti gli ambiti lavorativi, si prevede come modalità di ingresso a scuola del personale scolastico l'autocertificazione inerente lo stato di salute. L'allegato 8, "Modulo di accesso in Azienda", afferma infatti che il dipendente dovrà dichiarare: "di non aver avuto sintomi febbrili nella giornata odierna e di aver accertato in data odierna di non aver superato la temperatura corporea di 37.5 gradi, misurata prima di recarsi al lavoro; che nei prossimi giorni verificherà la propria temperatura corporea ogni giorno prima di recarsi al lavoro e solo in assenza di sintomi influenzali ed in assenza di temperatura superiore ai 37,5° si recherà al lavoro".

Non possiamo che esprimere tutta la nostra preoccupazione al riguardo per due ordini di motivi. Il primo attiene le conseguenze di natura  penale e civile in capo al singolo lavoratore, che si trova a rischiare il reato di falsa attestazione, in quanto costretto a dichiarare cose di cui non può essere a conoscenza, assumendosi inoltre responsabilità che sono  del datore di lavoro. Si deve inoltre sottolineare che questa autocertificazione non diminuirà affatto  le responsabilità del datore di lavoro mentre nello stesso tempo potrebbe aggravare quelle del lavoratore. Resta infine da chiedersi chi siano le figure preposte ad accertare che quanto dichiarato dal lavoratore corrisponda al vero. 

Il secondo ordine di motivi riguarda il rischio per la salute pubblica: stante il carattere aleatorio, interpretativo e di assoluta non scientificità di tale autocertificazione (di cui ogni scuola produce un modello diverso, fatto che già di per sé ne attesta la dubbia validità) e l'assenza di controllo da parte degli organi preposti in materia sanitaria all'interno delle singole istituzioni scolastiche, ci chiediamo se una tale pratica in realtà non possa diventare una seria fonte di pericolo di diffusione del virus, esponendo dolosamente la comunità a rischi la cui natura è purtroppo tristemente nota. I lavoratori e le lavoratrici della scuola nonché tutta la comunità di cittadini non saranno certo messi al sicuro dal rischio contagio tramite una semplice autocertificazione. 

Si confida in un ripensamento e nell'attuazione di una normativa organica e omogenea rispondente al buon senso e non a situazioni fantasiose e ricche di burocrazia. Si chiede agli uffici di cui all'oggetto se questa pratica di richiedere l'autocertificazione sia corretta, o se si possa conseguire qualche altra modalità meno invasiva per salvaguardare da un lato il diritto alla salute di tutti e dall'altro la privacy del personale dipendente facendo presente che la normativa vigente in tema di autocertificazione non sembra contemplare alcuna possibilità di autocertificare il proprio stato di salute.

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