Ex Trw, chieste telecamere e bonifica: ma la proprietà ha tempo fino al 2022 per mettere in sicurezza l'area

Le richieste di sindaco, prefetto e questore nel Cosp con la proprietà. Intimata la rimozione dell'amianto: ma l'ordinanza comunale c'è già e concede tre anni di tempo alla proprietà per i lavori

Tutti d'accordo, sindaco, prefetto e questore: al rave party del ponte di Ognissanti nell'ex stabilimento Trw, al termine del quale è stata trovata morta una giovane di 30 anni, non si poteva intervenire con uno sgombero. Troppo pericoloso, una situazione che "sarebbe stata esplosiva", come dichiarato subito dal questore Lorenzo Suraci, "con il rischio di provocare un disastro", come precisato dal procuratore capo della Repubblica, Ettore Squillace Greco, eccezionalmente invitato dal prefetto Gianfranco Tomao nel Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica (Cosp) di martedì 5 novembre. Un comitato richiesto con urgenza dal sindaco Luca Salvetti per incontrare la proprietà dell'ex fabbrica di via Enriques, la Release spa, società con sede a Milano che fa parte del Gruppo Banco Popolare, e chiedere che si attivasse "per evitare un uso improprio dei suoi spazi", preoccupandosi di "mettere in sicurezza l'intero immobile". "Questo - aveva detto il sindaco - chiederemo con forza durante il comitato, così come chiederemo la massima attenzione affinché non si ripetano situazioni del genere".

Ex Trw, per bonificare l'area c'è tempo fino al 2022

Richieste che, come dichiarato da Salvetti in una nota ufficiale (vedi allegato), sono state effettivamente avanzate alla proprietà nel Cosp, di comune accordo tra sindaco, prefetto e questore, ma che difficilmente, riteniamo noi, troveranno una soluzione immediata o prossima. Perché la verità, diciamola subito, è che se anche saranno installate telecamere, impiantati allarmi sonori e rinforzato il cancello di recinzione, per mettere in sicurezza l'intera area della ex Trw potrebbero passare almeno due anni e mezzo da oggi. Ovvero, il tempo indicato nell'ordinanza comunale n. 103 del 3 aprile 2019, a firma dell'allora sindaco Filippo Nogarin, con la quale si intimava alla Release spa entro e non oltre tre anni (1065 giorni) dal suddetto provvedimento, di eseguire e completare i lavori di bonifica dei materiali in amianto contenuti all'interno del capannone sito in via Enriques 35, tra cui la copertura della struttura in cemento amianto.

Salvetti: "La società dovrà fornire risposte in tempi brevi"

Alla luce di questo, salvo un mutamento di disponibilità da parte di una proprietà che, a detta di Salvetti stesso, "non ha presentato un quadro idilliaco", pare dunque difficile che si trovi una rapida soluzione. Fino a oggi Release spa, che già il 27 ottobre 2016 aveva presentato al Comune la richiesta di "ulteriore proroga in considerazione della complessità e delle dimensioni dell'intervento per approntare un programma operativo", non ha certo dimostrato prontezza e volontà di risolvere la situazione. Il termine è fissato e oltre si procederebbe con una denuncia all'autorità giudiziaria, ma intanto da quell'ordinanza sono passati 7 mesi (36 dalla proroga richiesta) e il Cosp è terminato con la "promessa - dice il sindaco - di rivedersi al più presto con la società che gestisce la struttura e che dovrà fornire risposte in tempi brevi".

Il procuratore Ettore Squillace Greco: "Impossibile prevenire i rave party"

Quanto all'immediato futuro, preoccupa invece il parere del procuratore capo Ettore Squillace Greco, espresso dal sindaco nella nota stampa: "I rave party non sono prevedibili ed è praticamente impossibile fare un'opera preventiva - il parere del procuratore -. Un giudice, il prefetto e il sindaco potrebbero emettere un'ordinanza di sicurezza pubblica, ma in questo caso la polizia giudiziaria dovrebbe immediatamente eseguire l'ordinanza facendo irruzione ed effettuando uno sgombero, con il rischio di provocare un disastro. Inoltre il potere dell'autorità amministrativa è molto limitato in casi come quello del rave party". Una situazione molto complicata che dovrà essere comunque risolta. Anche perché, in tutta questa vicenda, l'altro vero dramma è il potenziale di un capannone dismesso e semiabbandonato che un tempo dava lavoro e che potrebbe darne ancora molto.

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