Scuola, la didattica a distanza non piace agli insegnanti. "Va bene per tamponare l'emergenza, ma dobbiamo tornare in classe"

Il parere di professori e maestri che chiedono al governo di porre le condizioni per una ripresa veloce della vita scolastica: "Le video-lezioni? Tolgono umanità all'istruzione"

"La scuola è un'aula, non un video". Con questo slogan si è mossa a salvaguardia dell'istruzione anche l'Accademia della Crusca. Il prestigioso istituto che raccoglie filologi e esperti di linguistica ha chiesto, attraverso un appello, che si permetta al più presto ai ragazzi di tornare in aula. "Il nostro corpo docente nel suo insieme ha reagito in modo esemplare davanti all'emergenza della pandemia - si legge nel Documento per la ripresa della vita scolatica - dimostrando piena consapevolezza del proprio ruolo e dell'alto valore che la formazione assume nella società: rimodulando procedure, forme di comunicazione, interazione con bambini e adolescenti, potenziando al massimo l'uso degli strumenti telematici o talvolta impadronendosene per la prima volta. È un merito che gli va prontamente riconosciuto".

Una risposta, però, considerata straordinaria e certo non procrastinabile oltre il mese di settembre, periodo in cui la scuola dovrebbe avere la capacità e le risorse per ricominciare a vivere nei luoghi deputati, le aule appunto. Un problema che troverebbe una prima risoluzione nell'intervento, anche massiccio, sulle strutture scolatiche. Intevento già annunciato, per quanto riguarda la città di Livorno, dall'assessore all'istruzione Monica Mannucci che ha istituito un tavolo di lavoro con l'assessore all'urbanistica Silvia Viviani. "La didattica a distanza - sostiene Mannucci - non è una soluzione a lungo termine ma solo uno strumento temporaneo".  E intanto si prospetta un rientro con misure di sicurezza, distanziamento e entrate in classe contingentate.

giannini-2Giannini: "A settembre è necessario ripartire a pieno ritmo. Pensare a prefabbricati e interventi strutturali seri"

È d'accordo con l'appello dell'Accademia della Crusca Lamberto Giannini, docente di filosofia al liceo scientifico "F. Enriques". "Pur di ripartire va bene tutto, la didattica a distanza ha tamponato la situazione ma se si deve ripartire a settembre, allora dobbiamo essere in grado di tornare in aula a pieno regime. A turni, a gruppi, metà in classe e metà in video è un po' un controsenso, perché bisognava creare le condizioni per tornare in classe e il tempo c'era come c'è stato in altri Paesi in cui le aule saranno riutilizzabili già a maggio".

"Noi, ormai, torneremo sicuramente in classe non prima di settembre ma dobbiamo farci trovare pronti con nuove strutture, prefabbricati, interventi che permettano ai ragazzi di tornare a scuola in sicurezza - sostiene ancora Giannini -. Bisogna dare un valore alla scuola che purtroppo non viene dato, anche perché la più grande preoccupazione che c'è oggi non è quella di come fanno i ragazzi senza istruzione, ma ci si preoccupa solo di come faranno i genitori senza un 'parcheggio' per i figli. Questo svilisce il ruolo dell'istruzione e questo governo si è dimostrato poco sensibile al ruolo della scuola. Nella prima task force non ha messo nessuno, poi si è dovuto inventare una task force di tecnici esclusivamente per l'istruzione e non dovrebbe funzionare così: la scuola dovrebbe essere garantita, c'è stato sì lo sforzo economico per aiutare chi non aveva i mezzi per seguire la didattica a distanza ma questo non può bastare. Anche perché poi quando tutto sarà a regime l'unica cosa che mancherà all'appello sarà la scuola".

Coronavirus, didattica a distanza: le piattaforme consigliate dal ministero dell'Istruzione

Scuole elementari, situazione complessa e poche certezze: "La didattica a distanza toglie valore umano all'istruzione"

"La didattica a distanza è utile ma solo per questo breve periodo. Approvo questo metodo, ma solo per concludere l'anno scolastico in corso - sostiene Valentina, maestra di scuola elementare - . È stata una situazione di emergenza e in qualche maniera si doveva tamponare per questi mesi ma la scuola è altro, ha bisogno di fisicità, specialmente con i più piccoli, c'è bisogno di rapporto umano cosa che la didattica a distanza non può dare".

"Per il futuro non sappiamo ancora cosa ci aspetta - contina Valentina -. Il ministro a breve dovrà darci delle indicazioni nazionali sulla conclusione di questo anno scolastico e su come iniziare il prossimo. Quello che è certo è che la gestione delle classi non sarà semplice, con le maestre che devono seguire gruppi diversi cercando di farli andare di pari passo e l'intervallo o la mensa che sono momenti di libertà e convivialità".

Scuole materne: "Il distanziamento sociale con i bambini piccoli è improponibile"

E più i bambini sono piccoli più la situazione si fa complessa e mantenere le distanze di sicurezza tra bimbi di 3 o 4 anni sembra, infatti, una missione impossibile. "Il distanziamento alla scuola dell'infanzia? La vedo dura - è il parere di Elena, che tutti i giorni accoglie ed educa i bambini della scuola materna -. Tra le idee del governo c'è un rientro a piccoli gruppi alternati ma sinceramente non la vedo molto fattibile. Come si fa a dire ai bambini di mantenere le distanze o usare dispositivi di sicurezza?  E a mensa? E quando siamo in cerchio a cantare? Come facciamo a garantire che stiano distanti tra loro. La scuola materna è fatta di giochi, spazi comuni, condivisione, elementi alla base della didattica. I risultati dei tagli all'istruzione fatti negli anni, purtroppo, si vedono adesso e ci ritroviamo con classi pollaio e strutture spesso fatiscenti".

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Dubbi leciti quelli degli insegnanti a cui, per il momento non è possibile dare una risposta certa. "Siamo in attesa di ricevere dal ministero indirizzi precisi per trovare soluzioni al sistema educativo Zerosei - afferma la vicesindaco Mannucci -, così che anche i più piccoli possano riprendere le quotidiane relazioni sociali con i loro coetanei in totale sicurezza. Mentre si comincia a delineare un'ipotesi di riapertura graduale del sistema produttivo e lavorativo, resta ancora incerta la ripresa dell'attività scolastica. L'avvio delle attività produttive metterà in seria difficoltà le famiglie, che non sapranno a chi affidare i loro figli e saranno ancora una volta le donne lavoratrici costrette a restare a casa. Mancano ad oggi indicazioni precise sulle condizioni, i termini e le modalità di riapertura delle scuole".

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