Figlio di Salvini su moto d'acqua, Silp-Cgil: "L'ex vicepremier doveva fare più il ministro e meno il papà"

Il duro attacco del segretario generale Luca Filippi: "Occorreva maggiore riservatezza sulla questione. Chi doveva tacere non lo ha fatto"

"Sul caso del figlio di Salvini sulla moto d'acqua della polizia, l'ex vicepremier doveva fare più il ministro e meno il papà". Il duro attacco porta la firma di Luca Filippi, segretario generale della Silp (Sindacato italiano lavoratori polizia)-Cgil di Livorno. Una storia sulla quale, per stessa ammissione di Filippi, il sindacato avrebbe preferito tacere, ma vista la risonanza mediatica che ha avuto e il procedimento avviato nei confronti di un poliziotto livornese è voluto scendere in campo. 

Filippi: "Preferivamo tacere e serviva maggiore riservatezza"

"Su questo caso - le parole della Silp-Cgil - avevamo deciso di tacere, per rispetto della privacy dei colleghi coinvolti. L'uscita di vari articoli su testate giornalistiche di livello nazionale ci impone però di prendere pubblicamente posizione, dal momento che la vicenda riguarda colleghi che lavorano sul nostro territorio. Al momento non ci risultano contestazioni di addebito e procedimenti disciplinari a uno o più dei colleghi coinvolti. Evidenziamo inoltre che questioni del genere dovrebbero essere coperte dalla massima riservatezza: solo le parti coinvolte, il questore o chi ne tratta per motivi d'ufficio le determinazioni, dovrebbe essere a conoscenza degli atti relativi. Visto quanto emerso, chi doveva mantenere il pieno riserbo non lo ha fatto". 

"Salvini doveva fare più il ministro e meno il papà"

Il sindacato, per bocca di Filippi, conclude con una considerazione: "Se l’ex vicepremier avesse pensato più da ministro che da 'papà' avrebbe creato un imbarazzo in meno all’istituzione della polizia di Stato e qualche problema in meno ai colleghi. Ministro, ministero, polizia, poliziotti, sono soggetti diversi l’uno dall’altro: nessuno può considerare 'propri' donne, uomini, mezzi della polizia di Stato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non commentiamo i fatti del 30 luglio perché se ne sta occupando la magistratura. Esprimiamo solo solidarietà al collega apparso involontariamente sui media". 
 

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