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Focolai Covid in Toscana, Rossi: "Screening nei luoghi della movida e autocertificazione per arrivi da Paesi extra Ue"

Il presidente della Regione: "Test sierologici e tamponi molecolari per tracciare la diffusione del virus"

Maggiori controlli su chi arriva in Italia dai Paesi extra Ue ed extra Schengen per ridurre il rischio di nuovi focolai di Covid-19. Questa la richiesta formulata dal presidente della Regione Enrico Rossi, il quale, nel pomeriggio di lunedì 20 giugno, ha inviato una lettera ai ministri dell'Interno Luciana Lamorgese e della Salute Roberto Speranza. Al centro dell'attenzione, in particolare, c'è il problema relativo all'autodichiarazione che ogni passeggero dovrebbe compilare indicando il proprio stato di salute, un contatto telefonico e il domicilio dove effettuare i quattordici giorni di isolamento fiduciario. Una certificazione che, tuttavia, non tutti provvederebbero a fornire, con i dati che inoltre, quando presenti, non verrebbero registrati velocemente sulla piattaforma informatica, impedendo così di programmare monitoraggio, test diagnostici e indagine epidemiologica.

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Due le soluzioni proposte Rossi ai ministri: obbligo di compilare l'autocertificazione al momento dell'acquisto del biglietto aereo o comunque prima della imbarco, in modo che all'arrivo scatti in automatico la sorveglianza sanitaria e ogni Regione abbia immediata notizia di tutti i viaggiatori che entrano sul proprio territorio, oppure effettuare il controllo del passaporto per chi arriva in Italia da Paesi extra-Ue facendo scalo in Paesi di area Schengen. In questo caso fondamentale diventerebbe la collaborazione delle forze di polizia aerea.

Rossi: "Campagna di screening sierologico e tamponi molecolari nei luoghi della movida"

Il presidente della Regione ha voluto poi porre l'attenzione sulla movida estiva: come dimostrato dai più recenti casi in Italia e da quelli della costa catalana in Spagna, esisterebbe infatti una forte relazione tra nuovi focolai, vita notturna (dove le distanze e le precauzioni sono più difficili da mettere in pratica) ed abbassamento dell'età media dei positivi. "L'idea - spiega Rossi - è dunque quella di lanciare una campagna di screening sierologico e con tamponi molecolari, a campione e su base volontaria, nei luoghi dove la movida ha una maggiore rilevanza. È un suggerimento molto giusto che arriva dal professore Andrea Crisanti - aggiunge - e mi sembra un buon modo per continuare a tracciare la diffusione del virus e prevenire lo sviluppo di nuovi focolai fuori controllo".

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