Caso Arnaboldi, Franco è potuto rientrare in casa per lo sgombero: "Ma quanta sofferenza"

L'agricoltore, sfrattato il 3 luglio, ha avuto il permesso di prendere i propri effetti dalla sua abitazione, venduta all'asta per poco più di 140mila euro

Si intravede una piccola, timida luce nella vicenda di Franco Arnaboldi, l'uomo a cui lo Stato ha espropriato indebitamente la terra e a cui ora deve oltre 800mila euro come testimonia una sentenza della Corte Europea. L'uomo, dopo lo sfratto del 3 luglio, non era più riuscito ad entrare in casa per questioni burocratiche, ma adesso almeno questa situazione sembra essersi sbloccata. Già perché l'agricoltore, il 23 luglio, dopo ben venti giorni, ha potuto rimettere piede in quella che ormai è la sua ex abitazione per riprendere i propri effetti (foto in pagina di Valentina Bracco). Le chiavi finalmente sono state consegnate dal curatore Giacomo Boni e ogni giorno Franco potrà prendere la sua roba sotto l'attenzione di un agente di polizia giudiziaria e di un rappresentante del Comune. Per Arnaboldi questo comunque rimane un compito duro, terribile da dover affrontare perché quella casa l'agricoltore l'aveva tirata su con il suo lavoro. "Quanta sofferenza" ha scritto su Change.org. Tuttavia non c'è tempo per piangersi addosso perché il 78enne avrà solamente un mese di tempo per completare queste operazioni e tutta Cecina, con il sindaco Samuele Lippi in prima persona, si è mossa. 

Lo sgombero della casa di Arnaboldi-2

Arnaboldi: "Disfare quello che avevo costruito è delirante"

Non riesce a trattenere la rabbia Arnaboldi. Portare via i suoi effetti e ricordi da quella casa, venduta all'asta per poco più di 140mila euro quando potenzialmente vale cinque tanto, è straziante. L'uomo sta depositando tutto nel magazzino accanto alla sua ex abitazione e continua a vivere nel modulo abitativo posto dal Comune nel suo terreno. Inizialmente sembrava addirittura che i giorni concessi a Franco fossero stati soltanto cinque. Il suo avvocato Biagio Riccio addirittura ipotizzava solamente due. Invece, grazie anche al lavoro del pm Giuseppe Rizzo e degli avvocati Caterina Farinelli e Gessica Sartini, almeno questa situazione pare essersi risolta: "Finalmente è stata fatta un po' di giustizia in questa aberrante vicenda - lo sfogo di Arnaboldi -. Mi è stato concesso di prelevare da casa tutto ciò che è di mia proprietà. Chi si era opposto finora ha dovuto piegare il capo, con pieno disonore. Vi assicuro che sto lavorando con estrema sofferenza perché disfare quello che è stato costruito in 40 anni è delirante".

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Il sindaco Lippi: "Ottenuta una piccola vittoria"

Il primo cittadino si era battuto in prima persona per far sì che Arnaboldi ricevesse un minimo di giustizia. E così è stato: "Ho incontrato Franco - scrive su Facebook - e gi avevano concesso appena 5 giorni per portare via tutta la sua roba, un termine perentorio improponibile. Un'altra ingiustizia che si sommava a tante altre che quest'uomo ha già subito. E invece nei giorni scorsi una piccola vittoria: il curatore ha dovuto consegnare le chiavi. Adesso Franco avrà un mese per portare via tutte le sue cose e potrà farlo alla presenza di un mio rappresentante che sarà lì ogni giorno mattina e pomeriggio per aprire la casa e consentire le operazioni che hanno già avuto inizio. In attesa di ottenere quello che gli spetta: il risarcimento dovuto"

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